Oggi viviamo in un clima in cui prevalgono la precarietà, l’incertezza e la paura del futuro. Proprio per questo abbiamo bisogno più che mai della parola fiducia.
Il cambiamento comincia a mettersi in moto dentro e fuori la nostra vita, quando ci impegniamo a superare qualsiasi ostacolo che abbiamo davanti, con la ferma determinazione di vincere assolutamente. Come scrive Nichiren Daishonin, il fondatore del Buddismo che da lui prende il nome:
“Quelli che credono nel Sutra del Loto sono come l’inverno, che si trasforma sempre in primavera. Non si è mai visto né udito, sin dai tempi antichi, di un inverno che si sia trasformato in autunno, né si è mai sentito di alcun credente del Sutra del Loto che sia diventato un essere comune. Un passo del sutra dice: “Fra coloro che ascoltano la Legge, nemmeno uno mancherà di conseguire la Buddità”
(RSND, 1, 477)
Quando abbiamo un rapporto difficile con un genitore, quando ci misuriamo con una difficoltà che fatichiamo a sciogliere, quando ci troviamo immersi nei problemi economici, per fare solo alcuni esempi, come possiamo credere che le cose miglioreranno? Oppure, su una più vasta scala, davanti alle guerre, come possiamo immaginare che arriveremo alla pace? E’ difficile, ma tutto comincia dal credere, noi per primi, che il cambiamento sia possibile. Per fare questo, abbiamo bisogno di sviluppare fiducia. Ma di che tipo? La fiducia, per definizione, è un atteggiamento di tranquillità e sicurezza che qualcuno o qualcosa corrisponda alle proprie aspettative, alle proprie attese, alle proprie speranze. Il termine italiano deriva dal latino fiducia, che può essere tradotto con “fiducia”, “confidenza”, “sicurezza”, “coraggio”, “fierezza”,“fedeltà”. La parola latina viene a sua volta dal verbo fidere, che significa “fidarsi”, “aver fiducia in”, “contare su”, “credere”, “sperare”, “essere convinto che”. Dunque, notiamo che la fiducia è fortemente connessa con il concetto di convinzione, determinazione, speranza, coraggio. La fiducia in se stessi si costruisce nel tempo. Vittoria dopo vittoria. Fallimento dopo fallimento. Spesso, dopo che abbiamo raggiunto una grande vittoria attraverso una lotta intensa, troviamo l’energia per buttarci addirittura in una nuova sfida, e per incoraggiare gli altri a fare lo stesso. Parallelamente, anche la sconfitta è importante. Può diventare il propulsore per raggiungere traguardi ancora più alti. In questo senso, possiamo dire che la fiducia in se stessi sia qualcosa di ben diverso dall’arroganza. Chi è arrogante, non possedendo un’autentica fiducia in se stesso, tende a farsi dominare dalla paura nei momenti cruciali, finendo per scappare dai problemi o per tradire gli altri. Chi ha vera fiducia in se stesso non si fa abbattere: continua a lottare con sincerità e ottimismo. Il punto sta quindi nel non smettere di progredire, qualunque cosa accada.
SPESSO SIAMO NOI IL PRIMO NEMICO DI NOI STESSI
Nichiren scrive: “Solo sconfiggendo un potente nemico si può dimostrare la propria vera forza”(RSND, 1, 267). Dato che per il Buddismo il nostro ambiente esterno è lo specchio di noi stessi e, trasformando noi stessi, trasformiamo anche il nostro ambiente, chi è il nostro vero nemico? La nostra oscurità fondamentale. Questa corrisponde alla credenza erronea, illusoria, che ci fa pensare che non saremo mai davvero felici, che non potremo mai realizzare i nostri desideri, i nostri sogni, né migliorare una certa situazione. La più profonda fiducia in se stessi parte invece dal credere che siamo Budda perfettamente dotati, cioè esseri assolutamente degni di rispetto, perfetti così come siamo, in grado di vincere su qualsiasi ostacolo e sofferenza. Ma come possiamo risvegliare questa natura di Budda da dentro di noi? Attraverso la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo. Come sostiene D. Ikeda:
“Quando trasformiamo i nostri problemi in preghiere, il loro significato cambia: la nostra vita si riempie di determinazione e convinzione e possiamo espandere il nostro stato vitale. Le avversità diventano il trampolino di lancio per la nostra rivoluzione umana e anche il karma si trasforma in missione per kosen-rufu. In tal modo tutte le nostre lotte diventano il carburante per una nuova crescita e sviluppo”
(D. Ikeda, L’immenso potere della preghiera, 26)
Non è facile. A volte, più ci impegniamo per trasformare la nostra vita, più tutto sembra remare contro. Tuttavia, attraverso la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo davanti al Gohonzon, attraverso il nostro impegno nella fede, nella pratica e nello studio con perseveranza, compassione e dedizione sincera, possiamo vincere su tutti i nostri limiti. Ma cosa c’entra recitare una preghiera con la fiducia in se stessi? L’elemento centrale è che, quando recitiamo Nam-myoho-renge-kyo con fede davanti al Gohonzon, apparentemente ci potrebbe sembrare di affidarci a qualcosa di esterno da noi. In realtà, ci stiamo affidando alla profondità della nostra vita, la nostra Buddità. Così facendo, andiamo a sprigionare l’infinito potenziale e l’infinito coraggio che sono già dentro di noi. D. Ikeda scrive:
“Nessuno di noi è convinto sin dall’inizio di possedere un grande potere. Ma quando prendiamo coraggio dall’esempio del maestro, la forza di agire e di combattere scaturisce dalle nostre vite. Quella forza e quelle capacità in realtà sono già dentro di noi perché abbracciamo la Legge mistica che è il ruggito del re leone”
(D. Ikeda, MDG, 1, 170)
Ogni persona è protagonista della sua vita. Ha una nobile missione, che solo lei può realizzare. Per questo, non serve seguire gli schemi imposti dalla società – sebbene sia sempre utile ascoltare con saggezza i consigli dei buoni amici. Dunque, è centrale che ci assumiamo la responsabilità della nostra vita. È importante che ognuno e ognuna di noi, scrivendo da sé la propria storia e seguendo il proprio unico cammino, si realizzi in ogni ambito che desidera (lavorativo, familiare, sentimentale, artistico ecc.) attraverso la fede: in questo modo può autenticamente adempiere alla propria unica missione. Perciò, è fondamentale non delegare agli altri la trasformazione della propria esistenza, bensì, partendo dal principio di alzarsi da soli, ripetersi in ogni circostanza: “La mia vita vale! Posso farcela! Vincerò assolutamente! Raggiungerò un grande traguardo che incoraggerà tantissime persone!”. In questo senso, D. Ikeda afferma:
“Non aspettate che siano gli altri ad agire; sono il vostro entusiasmo e il vostro impegno che contano. L’appassionato spirito combattivo di tali individui indipendenti dal cuore di leone spalancherà il cammino della rivoluzione umana che conduce a kosen-rufu [che corrisponde alla pace mondiale, al raggiungimento della felicità di tutte le persone e la diffusione del Buddismo in tutto il mondo]”
(D. Ikeda, L’immenso potere della preghiera, 53)
LA FIDUCIA NEGLI ALTRI: CREDERE SEMPRE NEL POTENZIALE DELLE PERSONE
Quando abbiamo fiducia in noi stessi, rispettiamo profondamente la nostra vita, e ce ne prendiamo cura. In modo analogo, quando abbiamo fiducia nelle altre persone, le stiamo profondamente rispettando. A ben guardare, ciò che rispettiamo davvero è la natura di Budda perfettamente dotati, che è presente dentro gli altri come in noi stessi. “Coloro che non riconoscono la dignità e il valore della vita di tutte le persone, e operano discriminazioni nei confronti degli altri, in realtà stanno denigrando se stessi. Apprezzare e rispettare gli altri è la maniera per far risplendere al massimo la nostra Torre preziosa [un’allegoria per intendere la preziosità della nostra vita]” ( D. Ikeda in BS, 261, 34). Oggi è difficile dare fiducia agli altri. In televisione e sui social, dilaga il linguaggio della violenza, dell’odio, della discriminazione. Quotidianamente assistiamo a un clima di invidia sociale e di diffidenza reciproca. In un contesto come questo, parlare di “dare fiducia agli altri” – e farlo davvero – rappresenta quasi un gesto di rottura con la tendenza e la mentalità collettive. Quanto fanno riflettere le parole di D. Ikeda: “Se tutta l’umanità fosse in grado di percepire la suprema dignità e il valore di ogni persona, la direzione della storia cambierebbe in meglio” (BS, 261, 37). Se, dopo che la nostra fiducia è stata tradita, cominciamo a nutrire dubbi sulle persone, a non credere più nella loro bontà e nel loro potenziale, che cosa ci accade? Tendiamo a chiuderci in noi stessi, anche senza accorgercene. Ma se invece decidiamo di continuare a nutrire fiducia nelle altre persone, nonostante i tradimenti? In questo caso, il nostro cuore si aprirà senza dubbio. Saremo come il sole, che illumina tutto anche quando piove. Saremo come il diamante inscalfibile, che continua a brillare ovunque si trovi. In conclusione, per avere e mantenere la fiducia in se stessi e negli altri, oltre al nostro sforzo personale, animato da una preghiera sincera e da una piena convinzione, abbiamo bisogno di una parola fondamentale: il coraggio. A questo proposito, D. Ikeda afferma:
“Tutto inizia dal coraggio. Quando facciamo Gongyo e recitiamo Nam myoho renge kyo stiamo lottando per attingere al nostro coraggio interiore. Il coraggio è essenziale anche per dialogare, quando ci adoperiamo per trasformare la nostra vita e quella degli altri”
(D. Ikeda, L’immenso potere della preghiera, 53)