LA SINFONIA N. 5 DI BEETHOVEN: TRASFRORMARE L’IMPOSSBILE IN POSSIBILE

  • Autore dell'articolo: di T. Catalano
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La Quinta Sinfonia di Beethoven, detta Del Destino, ha cambiato per sempre la Storia della musica e della cultura occidentale. Quali rapporti ci possono essere tra la sinfonia e il Buddismo di Nichiren? 

LA QUINTA SINFONIA: LA MUSICA DELL’INVERNO CHE SI TRASFORMA IN PRIMAVERA

La Quinta Sinfonia fu scritta da Beethoven tra il 1804 e il 1808. Fu eseguita per la prima volta a teatro il 22 dicembre del 1808. Quando era giovane, D. Ikeda, il terzo presidente della Soka Gakkai, ascoltava sempre questa sinfonia, nei momenti in cui si trovava in maggiore difficoltà. Era infatti la sua sinfonia preferita, insieme all’Inno alla Gioia dello stesso autore. Ma che cosa lo incoraggiava tanto in questa musica? 

L’opera si apre con un celebre tema (tre note brevi e una lunga), che Beethoven definì, parlando a un allievo, “il Destino che bussa alla porta”. Da lì, l’autore mette letteralmente in musica la lotta interiore che egli intraprende contro ia propria sorte. Il primo movimento è percorso dall’estrema sofferenza esistenziale di Beethoven, costretto dalla sordità alla solitudine, l’isolamento e la mancanza di amore. In realtà, l’autore non rappresenta soltanto, con la sua arte, il proprio dolore personale. Usa quest’ultimo come un espediente per mostrare la lotta che tutti gli esseri umani compiono nei confronti del proprio destino o karma, soprattutto quando quest’ultimo ci sembra quasi insormontabile. A questo proposito, D. Ikeda scrive:

“Affrontare le difficoltà è doloroso. Ma l’importante è guardare negli occhi le circostanze e i problemi davanti a noi e affrontarli di petto, senza scappare. Tutte le grandi persone, tutti gli eroi hanno dovuto sopportare problemi e difficoltà. La sofferenza è la fucina che permette di forgiare uno spirito d’acciaio. Ogni aspra lotta nella vita può diventare una forza trainante per il miglioramento personale e una fonte di creatività”.

(NRU, 27, 207-208)

Più in generale, il Buddismo di Nichiren insegna che, con la recitazione di Nam myoho renge kyo davanti al Gohonzon, impegnandosi nella fede, nella preghiera e nell’azione, seguendo gli incoraggiamenti del maestro D. Ikeda, qualsiasi sofferenza possa essere superata e qualsiasi karma o destino possa essere trasformato. Rivoluzione umana è questo processo di autoriforma personale e miglioramento costante di se stessi, che avviene attraverso la pratica buddista. In questo senso, la Quinta Sinfonia è un’opera di altissima spiritualità.

Prima di Beethoven, i quattro movimento canonici delle sinfonie erano slegati tra loro. Nella Quinta, l’autore li unisce, inserendo il tema del Destino in tutti e quattro i tempi (Allegro con brio, Andante con moto, Allegro, Allegro – Presto), ora in modo evidente – come nel primo movimento -, ora in modo più celato – come negli altri tre. Attraverso la tecnica della variazione, accade che la sinfonia, che si era cupamente aperta in modo minore (do minore), col drammatico tema del Destino, piano piano, movimento dopo movimento, come dopo un lungo epico viaggio, si chiude in modo maggiore (do maggiore), gioiosamente. Questo processo trasformativo a livello musicale ha delle implicazioni filosofiche. È una grande metafora del passaggio dalla tenebra alla luce (che risente degli ideali dell’Illuminismo europeo, cari dall’autore). È soprattutto per Beethoven la rappresentazione musicale dell’emancipazione dell’essere umano dal proprio destino: la manifestazione che qualunque sofferenza possa essere superata. 

Questo processo è molto simile a quello che intraprendono i praticanti del Buddismo Nichiren Daishonin (il fondatore del Buddismo che da lui prende il nome). Partendo spesso da situazioni che sembrano impossibili da risolvere, riescono ad aprire e far fiorire le loro esistenze, realizzando i propri sogni e i propri desideri. Scrive infatti Nichiren:

“Quelli che credono nel Sutra del Loto sono come l’inverno, che si trasforma sempre in primavera. Non si è mai visto né udito, sin dai tempi antichi, di un inverno che si sia trasformato in autunno, né si è mai sentito di alcun credente del Sutra del Loto che sia diventato un essere comune. Un passo del sutra dice: “Fra coloro che ascoltano la Legge, nemmeno uno mancherà di conseguire la Buddità”.

(RSND, 1, 477)

Come il Buddismo di Nichiren insegna che si possa trasformare l’impossibile in possibile, attraverso la recitazione di Nam myoho renge kyo, in modo analogo, con questa trasformazione musicale dal modo minore al maggiore, il compositore ci invita a credere che ogni situazione possa essere ribaltata in un’occasione di crescita.

LA SINFONIA DELLA RIVOLUZIONE UMANA: IL CAMBIAMENTO PARTE DA NOI

Il fatto che il famoso tema del Destino sia presente in tutti i movimenti è molto importante. Quando compiamo la nostra rivoluzione umana, sprigioniamo il nostro infinito potenziale, mentre attraversiamo sofferenze e difficoltà: costruiamo pian piano uno stato di felicità assoluta che non si fa condizionare dagli avvenimenti esterni. Rimaniamo noi stessi, non diventiamo altre persone. Ci evolviamo nella nostra versione migliore. Allo stesso modo, il tema del Destino è, sì, sempre lo stesso, ma invece di ancorarsi al suo potenziale negativo (il modo minore), si trasforma e sprigiona il suo potenziale positivo (il modo maggiore). In questo senso, possiamo definire la Quinta Sinfonia come la musica della rivoluzione umana.

Ciò che bisogna sottolineare – e che Beethoven evidenzia attraverso la tecnica compositiva adottata nell’opera – è che la vera origine della trasformazione della nostra vita non risiede altro che dentro noi stessi. Come dice un proverbio, citato da D. Ikeda (D. Ikeda, La mappa della felicità, 19 settembre): “Scava sotto i tuoi piedi, lì troverai la sorgente”

AFFRONTARE CON FIDUCIA TUTTI GLI OSTACOLI VERSO LA VITTORIA FINALE

Dopo il primo tempo, l’Allegro con brio, così drammatico, il secondo, l’Andante con moto, lirico e malinconico, arriva il terzo movimento: l’Allegro. Quest’ultimo tempo è pieno di forza ed energia. Rappresenta il riscatto eroico dalla sofferenza. Che cosa accade però quando il movimento si sta per concludere? Quei toni tanto gioiosi e combattivi si spengono improvvisamente. La musica, cambiando completamente, si fa sempre più scura, drammatica, tragica. L’ascoltatore si trova ad attraversare un lungo tunnel di dolore. Ma quando sembra che non ci sia più via d’uscita, finisce il terzo movimento, sfociando nel tempo successivo. Comincia allora il quarto, l’Allegro – Presto. Il tunnel è stato superato, la musica torna ancor più piena di forza vitale ed energia. Chi ascolta si sente come come chi esce dal buio di una grotta e ritrova la luce. 

Spesso, più cerchiamo di trasformare la nostra condizione, più tutto sembra andare a rotoli. Incontriamo di fatto delle resistenze. Con questo passaggio musicale tra il terzo e il quarto movimento (così cupo che il musicista romantico R. Schumann racconta che, assistendo a una esecuzione della sinfonia, un bambino si fosse nascosto in un angolo dalla paura), Beethoven vuole mostrare, così come insegna il Buddismo di Nichiren, che nei momenti cruciali, in cui ci stiamo impegnando sinceramente per trasformare la nostra esistenza, è normale che emergano delle difficoltà. Ciò accade perché entra in azione la parte oscurata della nostra vita, detta oscurità fondamentale, che non ci fa riconoscere l’infinito potenziale insito dentro di noi. 

Internamente, l’oscurità fondamentale si può manifestare come il pensiero che ci fa credere che siamo sbagliati, che non siamo all’altezza, che non riusciremo mai a cambiare le cose. Esternamente, può comparire sotto forma di ostacoli e difficoltà. Il suo scopo è di bloccare l’emergere della nostra parte illuminata, chiamata Buddità – fatta di felicità, apertura, coraggio, speranza, buona fortuna, saggezza, compassione.Quando arriva l’oscurità a bloccarci, è cruciale recitare Nam myoho renge kyo e andare fino in fondo, rideterminando con forza e decisione ancora più grandi. È proprio a quel punto che vinciamo e superiamo i nostri limiti, realizzando una grande vittoria per noi stessi e per incoraggiare gli altri. Come scrive D. Ikeda:

“Il vero valore di una persona si rivela solo quando affronta le avversità. Quando un ostacolo intralcia il vostro cammino, lo usate come scusa per giustificare la vostra resa o lo considerate un’opportunità per un’ulteriore crescita e lo affrontate? Si può affermare senza esagerare che questa decisione determinerà la vostra direzione futura. E la decisione sulla strada da intraprendere spetta a voi”.

 (NRU, 23, 88)