Uno dei significati di Myo di Nam-myoho-renge-kyo è “essere perfettamente dotato” e nell’insegnamento del Sutra del Loto si legge: “All’inizio ho fatto il voto di rendere tutte le persone uguali a me, senza alcuna distinzione tra noi” (Espedienti | La Biblioteca di Nichiren). Quello che traspare è il desiderio di condurre tutte le persone alla Buddità, uno stato vitale ampio e vasto che ognuno e ognuna può percepire a prescindere dal genere, sesso, cultura, etnia, lingua etc.
Essere perfettamente dotato, significato intrinseco di Nam-myoho-renge-kyo, ci permette di comprendere come ciascuno di noi possieda tutte le potenzialità per sviluppare a pieno la propria vita, senza distinzioni e senza particolari “privilegi” riservati a certi tipi di persone.
La Buddità, è perciò una condizione vitale che abbraccia tutti e tutte e che può essere trasmessa ad ogni essere vivente.
Una verità accessibile a tutti e tutte
L’insegnamento del Buddismo pone l’accento su questo aspetto, anzi, possiamo dire che si fonda proprio su questo principio. Continuando ad approfondire le scritture buddiste, nel Gosho Sul conseguimento della Buddità da parte delle donne si legge: “A eccezione di questo Sutra del Loto, il conseguimento della Buddità non è ritenuto possibile. Al di fuori di questo sutra non c’è alcuna indicazione che le donne possano conseguire la Buddità. In realtà, nei sutra predicati prima del Sutra del Loto, le donne erano viste con disgusto.” E poi: “Non devono esserci discriminazioni tra coloro che recitano Nam-myoho-renge-kyo (…) siano essi uomini o donne” (RSND,1,341). Queste dichiarazioni che risalgono al XIII secolo appaiono come una luce che brilla per permettere ad ogni essere umano di sentirsi degno della stessa felicità e opportunità. È un appello alla parità di genere, al rispetto e l’accettazione di ogni identità o espressione e la profonda consapevolezza e certezza che ognuno e ognuna, così com’è, è meritevole di rispetto e di considerazione e di realizzare la propria vita a pieno, senza limiti.
Costruire una coscienza collettiva
Nonostante siano passati diversi anni da queste dichiarazioni, risultano ancora urgenti e attuali in quanto, mossi dai nostri stereotipi e pregiudizi, creiamo spesso dei muri e limitiamo sia a noi che agli altri la possibilità di esprimersi liberamente e di avere per tutte le stesse opportunità di vita. Infatti, gli stereotipi di genere, influenzano tutt’oggi l’esistenza di noi esseri umani, e possono influenzare l’educazione dei gioielli più preziosi che sono i bambini e le bambine e le loro ambizioni, scelte e la fiducia in loro stessi. Nessuno ne è esente, in quanto si tratta di “processi mentali” che ci portano a semplificare l’ambiente e categorizzare le persone sulla base di un principio di somiglianza. Minimizziamo perciò le differenze di persone considerate appartenenti ad uno stesso gruppo e amplifichiamo di conseguenza quelle tra persone molto diverse tra loro. Si vanno a creare così degli stereotipi, identificando la persona con particolari caratteristiche e definendo in maniera semplicistica cosa voglia dire “esser parte di quel gruppo” piuttosto che di un altro e quindi anche “cosa sia possibile fare per quella persona” e cosa non lo sia. La cultura ha un ruolo cruciale in questo processo in quanto, tramite la socializzazione, le persone sono spesso talmente immerse in queste convinzioni da scambiarle come realtà oggettive. È perciò importante riuscire a riconoscerle e comprendere che sono prive di fondamento, in quanto ogni storia, ogni persona, possiede le sue uniche peculiarità ed infinite possibilità di sviluppo.
Nella Proposta di Pace di Daisaku Ikeda del 2017 si legge:
“E’ inaccettabile per chiunque essere privato dei propri diritti e della libertà: noi dobbiamo adoperarci per far si che tutte le persone, in tutta la loro diversità, possano goderne pienamente. Lo scopo dell’eguaglianza di genere serve a far sì che ogni persona, indipendentemente dal genere, possa far risplendere la luce della sua dignità e umanità intrinseca in modo aderente al suo proprio e unico sé. Il movimento della SGI, con i giovani al centro, si impegnerà ulteriormente per espandere la solidarietà fra le persone unite dall’intento di realizzare una cultura dei diritti umani (…) per la creazione di una società in cui nessuno sia lasciato indietro”
Ikeda, D., Proposta di Pace 2017, BS, 182,41.
Una storia di emancipazione
Di questa distinzione ne è un esempio lampante la costruzione culturale di immagini della mascolinità e della femminilità che sono influenzate da secolari tradizioni stereotipate. Ogni aspetto della nostra vita ne è intrinseco, a partire dall’educazione dei più piccoli. Se ci pensiamo consideriamo culturalmente “normale” che il colore rosa sia da femmine e il blu da maschi o che le bambine siano più inclini ai giochi di cura e i bambini ai giochi di movimento o che per i bambini sia strano piangere perché “considerato qualcosa da femmine”. Cresciamo con queste dicotomie che spesso influenzano tutta la nostra esistenza.
La cosa più importante invece, proprio come ci insegna il Buddismo, è che
“Uomini e donne diventino felici. Diventare felici è l’obiettivo, tutto il resto è un mezzo.” (…) “Non serve stabilire come debba essere un uomo o una donna, ma impegnarsi a vivere in un modo degno di un essere umano”
La saggezza del Sutra del Loto, vol.2, Esperia, p.46.
Un esempio lampante di questa verità è la storia della Figlia del Re Drago, Ryunio. Questa fiaba buddista, racconta la storia di una piccola bambina metà sirena, metà drago, che ama ascoltare le storie dei saggi della sua epoca. Dotata di un carattere forte e sensibile allo stesso tempo, ha il desiderio di scoprire se “il magico gioiello” di cui è in possesso può aiutare tutti gli esseri umani a diventare felici. Questo gioiello è la metafora della consapevolezza della buddità intrinseca in ogni essere umano. Chiunque incontra nel suo viaggio, crede che sia impossibile per una bambina e soprattutto per una femmina, riuscire ad essere così saggia e coraggiosa e perciò viene respinta più volte. Finalmente poi, al suo incontro con Shakyamuni, che decide di ascoltarla e accogliere il suo gioiello, lei riesce a mostrare l’effettivo potere del magico gioiello. In questa storia viene rappresentato un nuovo pensiero che si contrappone al vecchio: chiunque può illuminarsi, e ciò può avvenire prima di tutto anche dalle donne (anche quelle non considerate conformi ai canoni tradizionalmente legati al genere femminile).
Apriamo perciò la nostra mente e la nostra vita alla possibilità di essere ciò che vogliamo, senza incasellarci in categorie ristrette, perché queste portano solo ad una limitazione del proprio sviluppo e quello degli altri. Riflettiamo e agiamo per promuovere una concreta equità, libera da stereotipi. Decidiamo di diventare dei buoni esempi, soprattutto per i bambini e le bambine del domani, per costruire un futuro più libero e giusto.
Grazie alla recitazione di Nam-myoho-renge-kyo possiamo percepire quanto questa verità sia eterna e immutabile: ognuno e ognuna è un fiore prezioso e ha il diritto inalienabile di vivere secondo le proprie uniche peculiarità e di essere autenticamente e liberamente felice.