LA SPERANZA NASCE DALL’IMPEGNO

  • Autore dell'articolo: ilvolocontinuo.it
Mariangela racconta come, grazie al buddismo, sia riuscita ad agire in modo determinante per realizzare i suoi sogni
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La storia di Mariangela

Mi chiamo Mariangela, sono di Bari e ho 34 anni. Ho iniziato a praticare il 2 gennaio 2008, giorno in cui il nostro maestro, Daisaku Ikeda, compiva 80 anni.

Prima di praticare, ero una persona che nutriva scarsa fiducia in sé e nel prossimo, ma nei primi anni di pratica buddista ho trasformato a tal punto questo tratto del mio carattere che le persone stentavano a riconoscermi.

Ho rivoluzionato il mio modo di stare nel mondo e la relazione con i miei genitori. Grazie alla pratica, infatti, ho iniziato a capire di più me stessa e a rispettare profondamente la mia vita, riconoscendone il valore intrinseco. Ciò mi ha permesso di trasformare la rabbia che provavo nei confronti di mia madre e trovare speranza e coraggio per costruire un rapporto con mio padre, che fino a quel momento era stato assente dalla mia vita.

Tuttavia, nonostante avessi conseguito una laurea in psicologia e un diploma in conservatorio, non ero ancora riuscita a trovare la mia strada dal punto di vista lavorativo.

Sentivo che nessuna delle cose che facevo riusciva a far emergere appieno il mio potenziale. Recitando Nam-myoho-renge-kyo è emerso il mio desiderio più puro e profondo: unire le mie più grandi passioni, la psicologia e la musica. Ma non sapevo proprio come fare.

Leggevo tanti articoli scientifici sui benefici della musica sul cervello umano ed ero affascinata dalle ricerche provenienti soprattutto dagli Stati Uniti e dalla Scandinavia, ma il pensiero di lavorare in questo campo, del tutto assente in Italia o quasi, mi sembrava irraggiungibile.

Così nel 2016, sfiduciata, mi allontanai dalla pratica buddista. La mia scarsa autostima riemerse e si rifletteva nell’ambiente: più cercavo di avvicinarmi al mondo della ricerca, più mi ritrovavo in situazioni che sembravano allontanarmene.

Lavoravo per un’azienda che mi garantiva un posto sicuro e prospettive di assunzione, e mio padre mi esortava a rimanervi. Ma la sola idea mi tormentava, perché quel lavoro e quella vita non corrispondevano a ciò che desideravo davvero.

Intanto mia madre, anche lei praticante, recitava Nam-myoho-renge-kyo per la mia felicità. Grazie a lei ripresi a praticare senza più smettere, decidendo di non accettare più compromessi. In uno dei suoi scritti il nostro maestro parla delle difficoltà che affrontò dopo la seconda guerra mondiale e del suo impegno per aiutare il suo maestro Josei Toda. Ricorda il suo passatempo preferito: ascoltare la musica di Beethoven.

La musica esprime il cuore del suo compositore molto più delle parole. Ogni volta che ascoltavo Beethoven era come se mi incoraggiasse a non lasciarmi abbattere e a continuare a fare del mio meglio, a sfidare il mio destino. Sono certo che questa sensazione fosse dovuta al fatto che Beethoven stesso dovette affrontare problemi e avversità e farsi forza per superarli.

Daisaku Ikeda, Buddismo e società, n. 177

Recitando daimoku con la stessa determinazione del mio maestro nel cuore, iniziai un dottorato in Spagna che, seppur senza borsa, si avvicinava molto al mio ramo di studio.

Tornata a Bari a causa della pandemia, conobbi un ragazzo che si occupava del mio stesso ambito di ricerca, il quale mi aveva inviato il contatto di una Professoressa, pilastro del mio campo e di cui avevo seguito il lavoro. Dopo aver passato 20 anni in Scandinavia, era tornata a Bari per insegnare, stavolta definitivamente.
Incoraggiata da questo ragazzo, la contattai. Mi rispose, proponendomi di condurre un progetto di ricerca internazionale sul ruolo della musica nello sviluppo delle abilità cognitive.

Nel 2022 avevo promesso al nostro maestro Ikeda che avrei pubblicato un articolo su una celebre rivista internazionale. Il 13 ottobre 2022, raggiunsi questo obiettivo, vedendo il mio nome scritto come primo autore, accanto a quello di ricercatori internazionali; inoltre, la tassa necessaria per la pubblicazione mi fu pagata dall’università.

Nello stesso anno, in occasione del 18 novembre, anniversario della fondazione della Soka Gakkai, determinai di diventare felice e di essere pagata per fare la ricercatrice in psicologia della musica e creare valore positivo nella mia città. Subito dopo, l’azienda per cui lavoravo da tanti anni mi propose un rinnovo di contratto e, nonostante le difficoltà economiche, rinunciai definitivamente al lavoro per riuscire a realizzare il mio sogno.

Proprio il 18 novembre uscì un bando di dottorato retribuito all’Università di Bari, che sembrava fatto per me. Tuttavia, essendo ancora iscritta al dottorato in Spagna, non potevo partecipare. Di fronte a quella situazione recitai Nam-myoho-renge-kyo ricercando la convinzione di essere un Budda per contribuire al benessere del mio territorio, percependo che, dalla prospettiva buddista, non potevo non trovarmi al posto giusto nel momento giusto.

Comprendendo che la mia missione fosse quella di fare ricerca proprio nel luogo in cui sono nata, decisi di lasciare il dottorato in Spagna e continuare a lavorare insieme alla docente a Bari, dove ci occupiamo di progetti di ricerca e di divulgazione scientifica.

Inoltre, da quando mio padre ha iniziato a leggere le mie pubblicazioni, ha iniziato a sostenermi sempre di più. Parallelamente, ho iniziato a nutrire una maggiore fiducia nelle mie potenzialità e a superare il mio senso di inadeguatezza, diventando un punto di riferimento a lavoro.

Ripensando a ciò che ho vissuto in questi anni, c’è una guida del maestro Ikeda che mi ha incoraggiata molto in tutti questi anni e voglio condividerla con voi:

Sicuramente hai una missione in questo mondo che solo tu puoi compiere. Solo tu puoi far sbocciare la tua vita. Qualunque dubbio tu possa avere, non dubitare mai di questo.
Il ponte che collega i sogni alla realtà è il vostro impegno. Una persona che si impegna è piena di speranza. La speranza nasce dagli sforzi. Sognate in grande e “correte” più che potete.

Daisaku Ikeda, Nuovo Rinascimento, n. 680