Pietro Morello: artista, attivista e tiktoker

Intervista a Pietro Morello

Artista, attivista e tiktoker

Nell’Agenda 2030 si afferma “Siamo determinati a promuovere società pacifiche, giuste e inclusive, libere dalla paura e dalla violenza. Non ci può essere sviluppo sostenibile senza pace, né pace senza sviluppo sostenibile”.

Claudia: «Ciao a tutti, questo mese approfondiremo gli SDG’S dell’Agenda 2030 riguardanti la P di Pace, in modo interessante, direi creativo, e con un ospite speciale: Pietro Morello.

Grazie per esserti unito a noi, lascio a te la parola per presentarti!»

Pietro: «Sono Pietro Morello, ho 22 anni e sono un musicista di Torino. Ho iniziato a lavorare con i bambini a 17 anni, e ad oggi lavoro con loro facendo musica (mi sto specializzando in musicoterapia) negli ospedali e in missioni umanitarie in zone di rischio per l’infanzia e in zone di guerra. In particolare, ho una base qui a Torino, all’ospedale pediatrico Regina Margherita, e in Kenya, in Ruanda e in Romania settentrionale per quanto riguarda le missioni umanitarie».

Claudia: «Che ruolo può avere l’arte, e in particolare la musica, nella costruzione di una società pacifica e inclusiva?»

Pietro: «L’arte in generale, e la musica nell’arte, è un ponte, un canale comunicativo. Non è uno strumento che in autonomia è in grado di cambiare l’assetto della società, ma che può dare gli strumenti per farlo. Se utilizzata come strumento per comunicare, come ponte per intraprendere relazioni, aprirsi a nuove prospettive, avere opportunità altrimenti precluse, è sicuramente uno degli strumenti più forti a nostra disposizione.

Garantire ai bambini, che poi diventeranno adulti, la possibilità di avere accesso all’arte, che sia essa pittorica, scultorea, teatrale o musicale, consente loro di esprimersi e di comprendere quanto sia fondamentale per una vita completa, strutturata e felice il fatto di includere nella propria arte anche la cultura altrui».

Claudia: «Nel Manifesto degli studenti Soka si legge: “Ogni persona e ogni essere vivente sono dotati di un potenziale infinito e unico, il cui rispetto, in ogni circostanza, deve essere il criterio fondamentale per orientare ogni decisione [..] La lotta contro l’ingiustizia non è una mera rimostranza passiva contro qualcuno o qualcosa […] ma promuove un’azione attiva che mira a ristabilire l’infinito valore della vita come bene fondamentale”.

Parlando di “azione attiva” e pensando al tuo percorso, mi viene in mente una frase che hai detto quando ci siamo conosciuti: “Musicoterapia come salvaguardia del percorso educativo”. Ebbene, dal punto di vista della tua esperienza, qual è l’importanza di far accedere ogni bambino ad un percorso educativo ricco e stimolante, con l’obiettivo di comprendere il valore di ognuno?»

Pietro: «Il percorso di un bambino è quello che lo porta poi essere qualcuno in un futuro e deve essere volto al rispetto, a un rispetto attivo che sia quindi consapevolezza: ai bambini è necessario fornire gli strumenti per comprendere quanto sia bello e necessario essere aperti al “nuovo”, dar loro una base culturale volta all’inclusione, alla continua ricerca di stimoli nuovi utili ad arricchire il proprio bagaglio culturale personale.

Credo in un mondo in cui il rispetto educa al rispetto, in cui dimostrare apertura mentale e volontà di crescere attraverso l’incontro con il nuovo, possa essere sufficiente a crescere nuove generazioni di adulti che replicheranno ciò che hanno imparato sulla base di ciò che hanno vissuto, che avranno imparato a ricevere dagli altri senza mai invece porre dei muri. Credo in un mondo che entra in un circolo virtuoso di infinita positività. Attivismo politico per me è anche educare i bambini a comprendere quanto si può trarre dal diverso da sé. L’arte in questo senso può essere uno strumento prezioso e quindi insegnare ai bambini che è uno strumento di comunicazione è una salvaguardia della futura educazione e del futuro sistema educativo»

Claudia: «In vista del 2030, tu che sogno hai? Ti va di condividerlo con noi?»

Pietro: «Il mio sogno è di avere concretamente in mano, e quindi avere un aspetto tangibile, di ciò che sto facendo: vedere dei bambini, che non saranno più bambini, ma saranno degli adolescenti quasi pronti a essere adulti, che hanno tratto della positività e che vogliono ridare quella positività. Quindi poter vedere risultati effettivi: bambini che magari tornano nelle zone da cui sono usciti, tornano negli ospedali, consapevoli di ciò che hanno vissuto per poter aiutare gli altri. È felicità a chiamare felicità, è la cultura a chiamare cultura, è la bontà verso gli altri che chiama bontà. Quindi il mio sogno è una società che si auto-alimenta in futuro. E un futuro migliore si crea, non si attende.».