“Novantatré” di Victor Hugo

Il potere delle idee per costruire un mondo più giusto

A cura di Pietro Sorace

«Biasimare o lodare gli uomini a causa dei risultati equivale presso a poco a lodare o a biasimare le cifre a causa del totale. Ciò che deve passare passa, ciò che deve spirare spira. L’eterna serenità non è turbata da simili aquiloni. Al di sopra delle rivoluzioni, la verità e la giustizia dimorano come il cielo stellato al di sopra delle tempeste.» 1Victor Hugo, Novantatré, Mondadori, 2019, p. 187.

Leggendo questa frase tratta dal romanzo Novantatré del grande autore francese Victor Hugo verrebbe subito da pensare a un principio buddista che chiunque nella vita sperimenta costantemente, a cui nessun essere umano può sottrarsi. Si tratta degli otto venti 2«L’uomo saggio merita di esser chiamato tale perché́ non si lascia sviare dagli otto venti: prosperità, declino, onore, disonore, lode, biasimo, sofferenza e piacere. Non si esalterà nella prosperità né si lamenterà nel declino.» (RSND, I, 705-707) che cercano di impedire alla nostra natura di Budda (la Buddità) di emergere, obbligandoci a restare attaccati alle sofferenze effimere del biasimo o ai piaceri altrettanto effimeri della lode.

In questo romanzo Hugo riannoda i fili di uno dei più grandi anni della Storia, il 1793.

In Francia, a 4 anni dalla Rivoluzione francese e dopo la condanna a morte del re Luigi XVI, la neonata Repubblica è formata da grandi ideali ma spaccata al suo interno. In quell’anno reso celebre dalla politica del terrore di Robespierre, Hugo sceglie un altro soggetto: la guerra civile che si scatena nel Nord della Francia tra chi voleva tornare alla monarchia e chi combatteva per la salvezza della Repubblica, minacciata intanto anche ai confini dalle potenze straniere.

I tre protagonisti del libro sono molto simili ma con caratteri e posizioni avverse; insomma, tra questi di loro un dialogo sembra impossibile. Sono tutti e tre francesi ma le loro idee sono inconciliabili e generano morte e distruzione. Se non che il genio di Hugo crea un elemento discordante che al tempo stesso unisce tutti in quel frangente terribile. Si tratta del giovane Gauvain, il giusto, coraggioso e compassionevole generale repubblicano che è sia pronipote del capo intransigente dei realisti, Lantenac, sia allievo del capo dei repubblicani, ugualmente severo e cinico, Cimourdain.

In quella guerra terribile che contrappone due opposti partiti della stessa nazione, Hugo, attraverso il personaggio di Gauvain, vuole indicarci un’altra via possibile: uno scenario in cui a vincere sia il dialogo, siano le idee, quelle più giuste e più eque per tutti e non l’annientamento incondizionato del nemico. Il presidente Daisaku Ikeda a tal proposito disse: «Hugo non prende nessuna posizione, e questo è il segno di quanto fosse cruciale per lui la spinosa questione della giustizia, un problema che da sempre ha tormentato gli esseri umani. È un nostro dovere resistere alla tentazione di abbandonare il dialogo e ricorrere alla violenza. L’esistenza degli altri è la premessa necessaria per condurre una vita autenticamente umana. Il processo di rafforzare e allenare noi stessi con pazienza e costanza implica il dialogo e l’incontro con gli altri.» 3Proposta di Pace del 2010, BS 152

Ed infatti la bellezza nel leggere un autore eccezionale come Hugo è proprio questa: lui ti dà le carte e poi lascia a te, lettore, tutto il divertimento!

Buona lettura!

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