Recensione "Infanzia Adolescenza Giovinezza" di Lev Tolstoj

“Infanzia Adolescenza Giovinezza” di Lev Tolstoj

Possiamo abbattere i nostri limiti

a cura di Federico Morelli

“Sostanzialmente, questo modo nuovo consisteva nella convinzione che la destinazione dell’uomo sia di tendere al perfezionamento morale e che tale perfezionamento sia facile, possibile ed eterno”.1Tolstoj, Lev, “Giovinezza”, tratto da “Infanzia Adolescenza Giovinezza”, Quodlibet Compagnia Extra, p. 261

Il romanzo di Lev Tolstoj intitolato “Giovinezza” è il terzo di una trilogia, formata anche da “Infanzia” e “Adolescenza”, che permette di far rivivere – o vivere – le tappe più importanti della nostra gioventù.

La voce narrante è quella del giovane protagonista, Nikolen’ka, che racconta in modo dettagliato ciò che gli ruota attorno e tutti i suoi pensieri più intimi, mentre affronta tantissime difficoltà, come il crescere senza una madre, il dover creare un legame con la nuova compagna di suo padre, l’inizio dell’università, le insicurezze dovute alla sua timidezza con le ragazze, le liti con sconosciuti e con gli amici…

Egli è a volte molto duro con se stesso: da tale ostilità si percepisce tutta la sua sofferenza, ma anche la sua determinazione nell’utilizzare le difficoltà come trampolino di lancio per migliorarsi costantemente in ogni aspetto, un po’ quello che nel Buddismo di Nichiren definiamo “rivoluzione umana”.

Anche se spesso non ce ne rendiamo conto, tutti noi possediamo un infinito potenziale. Per tirarlo fuori è necessario continuare ad avanzare, decidere di non farsi sconfiggere da niente e impegnarci al massimo delle nostre possibilità.

A tal proposito il nostro maestro, Daisaku Ikeda, ci esorta a non sprecare neanche un istante, a perseverare nelle difficoltà e a vincere su tutto, di modo tale da perfezionarci e crescere gradualmente, esattamente come fa Nikolen’ka nel racconto di Tolstoj.

Ikeda infatti dice: “In un’opera dell’ultimo periodo, Tolstoj scrisse: «Il compito di ogni persona nella vita è diventare un essere umano sempre migliore», di fatto la rivoluzione umana consiste in questo. Senza tale ingrediente qualunque rivoluzione sociale sarebbe incompleta. Secondo Tolstoj: «Se notate che la società è organizzata male e desiderate modificarla, dovreste comprendere che la società può migliorare solo in un modo; ogni persona deve migliorare. E per far sì che tutti migliorino potete fare solo una cosa: dovete diventare voi stessi una persona migliore».2Ikeda, Daisaku, “Le parole della rivoluzione umana”, Il Nuovo Rinascimento, 459, 1° febbraio 2011, p.8

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