di Anna Conti, vicepresidente dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

È arrivato novembre, il mese della fondazione!

Il 18 novembre 1930, infatti, Tsunesaburo Makiguchi, insieme a Josei Toda, diede vita alla Soka Gakkai con l’obiettivo di diffondere gli insegnamenti di Nichiren Daishonin per il bene di tutte le persone.

Anno dopo anno, per i membri della Soka Gakkai il 18 novembre rappresenta una pietra miliare verso cui puntare per realizzare obiettivi e determinazioni, e una tappa da cui ripartire insieme verso nuovi traguardi rinnovando la decisione di costruire una società pacifica.

Che significato ha per noi, oggi, il giorno della fondazione?

Non si tratta di una celebrazione del passato, ma di un’occasione per rilanciare i nostri obiettivi e superare i nostri limiti, le nostre paure, decidendo di muovere un altro passo avanti in direzione della pace e della felicità, con lo sguardo rivolto al 2030, quando festeggeremo il nostro centenario.

Il significato più profondo del 18 novembre si trova nello spirito di “alzarsi da soli” per ripagare la gratitudine nei confronti dei nostri maestri, i tre presidenti fondatori – Makiguchi, Toda e Ikeda – con il desiderio di realizzarne i sogni e gli ideali.

In particolare adesso, in un periodo così difficile a causa della pandemia, è fondamentale che ciascuno di noi “si alzi da solo” con senso di responsabilità, facendo emergere tutto il potenziale e la forza che esiste nella propria vita, senza scoraggiarsi di fronte alle difficoltà. A partire da una forte preghiera davanti al Gohonzon, sfidandoci nel migliorare noi stessi attraverso la fede, la pratica e lo studio del Buddismo possiamo sicuramente trasformare il “veleno in medicina” e mostrare la prova concreta della nostra rivoluzione umana.

Mentre perdura la situazione di incertezza in cui viviamo, cerchiamo di rafforzare la nostra fede «giorno dopo giorno e mese dopo mese» (RSND, 1, 885), proprio come scrive Nichiren Daishonin, e prendiamo l’iniziativa noi per primi, continuando a incoraggiare e a trasmettere speranza a ogni persona che incontriamo.

Praticare il Buddismo del Daishonin significa alzarsi con coraggio nelle situazioni più difficili, con la convinzione di poter cambiare la direzione della nostra vita e della società intera, trasformando un “grande male” in “grande bene” (cfr. RSND, 1, 168).

In questo modo non saremo sopraffatti dall’ansia, dalla tristezza o dalla rassegnazione.

Sono tantissimi i giovani che in questo momento si sentono impotenti, senza prospettive per il futuro, senza fiducia in se stessi, perciò è davvero importante trasmettere loro gli ideali dell’umanesimo buddista che pone al centro il rispetto della dignità della vita di ogni persona.

I giovani sono il pilastro del mondo e del futuro.

Già il presidente Toda, settant’anni fa, scriveva nelle Linee guida per la gioventù: «Saranno la passione e la forza dei giovani a creare il nuovo secolo» (NRU, vol. 30, pag. 511). Inoltre espresse le sue aspettative nei confronti dei giovani con queste parole: «Incoraggiate i vostri compagni di fede e risvegliate in voi la consapevolezza di essere le figure centrali che realizzeranno il grande voto di kosen-rufu» (NR, 731).

E il maestro Ikeda scrive: «Quando un solo giovane si alza con una salda determinazione, poi “due, tre, cento” (RSND, 1, 341) lo seguiranno sicuramente, e così la rete di kosen-rufu continuerà a espandersi. Se c’è un solo giovane che fa proprio il cuore del maestro, il futuro della sua zona e del suo paese sarà luminoso» (Ibidem).

Questa è la strada fondamentale per costruire la pace nel mondo e la felicità di ogni persona.