“De Profundis” di Oscar Wilde

Una trasformazione del cuore

a cura di Elena Benni

“Nulla di tutto quanto esiste al mondo manchi d’un significato” così scrive Oscar Wilde in De profundis. Questo libro è una lunga lettera che egli scrisse in carcere, al termine della sua reclusione. Fu incarcerato nel 1895 e fu condannato a due anni di lavori forzati per “atti osceni”. Attraverso la lettura di questo libro si ripercorre parte della vita di Wilde e soprattutto quello che furono i suoi pensieri e ciò che comportò l’esperienza del carcere, nei suoi ultimi anni di vita. La lettera era rivolta a Lord Alfred Douglas, il giovane di cui si innamorò perdutamente e che al contempo fu motivo dello scandalo e poi della sua sentenza. In questa lettera emerge come ogni cosa scritta provenga dal profondo dell’anima dell’autore; sembra che Wilde stia scontando la pena per l’amore che aveva avuto verso Alfred, non solo per la legge ma anche per quanto aveva permesso di subire dal giovane; ricorda quanto lo avesse compiaciuto in ogni sua pretesa, in ogni suo capriccio, di quanto gli avesse donato senza mai essere corrisposto. Più volte Wilde scrive che “la superficialità è il vizio peggiore” in quanto “tutto quello che riusciamo a capire profondamente è giusto”, Wilde ricerca il valore nell’inferno di quegli anni, come quando scrive “devo riuscire a trarre vantaggio da tutto ciò che mi è capitato”. Ed è proprio accettando questo dolore, queste esperienze negative, che egli si sviluppa e trasforma se stesso. Parla dell’insegnamento che si può ricevere dalla sofferenza, spiegando che “essere diventati profondi è il privilegio di quanti hanno sofferto”. In particolare scrive che tutto può avere un significato utile per la nostra esistenza e che la realtà dipende dal modo in cui la si guarda. Allo stesso modo il dolore e il passato possono essere guardati con occhi diversi e lo si può fare solo accettandoli; ecco che così il dolore acquista un nuovo significato ed è così che Wilde conclude la sua lettera, con ciò che di più prezioso poteva donare ad Alfred, non il piacere, bensì il significato del proprio dolore, la causa per cui possiamo crescere e svilupparci come esseri umani.

Daisaku Ikeda parla di Wilde in un discorso durante la cinquantatreesima riunione di responsabili di Centro, il 13 ottobre 2005: “Si dice che Oscar Wilde (1854-1900), famoso commediografo e poeta inglese, abbia  visitato l’edificio che attualmente ospita il Centro culturale di Taplow Court in Gran Bretagna. Dice il personaggio di una commedia di Wilde: «Non c’è niente come la gioventù […] La gioventù è la Signora della Vita». È vero, la gioventù è meravigliosa. Come invidio i giovani![…]  La maniera più nobile di vivere consiste nell’affrontare ogni tipo di sfida si desideri mentre si è giovani, in modo da non avere rimpianti e fare grandi passi avanti perché la vittoria in gioventù porta alla vittoria nella vita”.

Diamo il meglio di noi proprio adesso, in questo istante unico e prezioso in cui  tutto può cambiare, ma questo dipende solo da noi. Perché non iniziare leggendo un buon libro?