“Campanello d’allarme per il XXI secolo” di Aurelio Peccei e Daisaku Ikeda

Cambiare interiormente per cambiare collettivamente

A cura di Andrea Yuji Balestra 

 

“Il mondo ha bisogno di ritrovare fiducia in se stesso e nella sua capacità di forgiare un futuro migliore. Lo sviluppo delle nostre risorse innate costituisce il punto naturale d’avvio grazie al quale ci sarà consentito di costruire questa fiducia e pertanto di renderci conto che il salto di qualità umana necessaria per uscire dal pozzo non è un’utopia ma una prospettiva assolutamente verosimile. Lo è, se vogliamo che lo sia. Fare nostra questa convinzione è il presupposto e il punto di partenza per adottare d’ora in avanti una linea d’azione costruttiva.1 

 

Con queste parole del presidente Daisaku Ikeda inauguriamo un mese di ottobre 2021 particolarmente importante per svariati motivi: esso segna infatti la ricorrenza del 60° anniversario del primo viaggio di Ikeda in Italia (19 ottobre), oltre a presentare l’occasione concreta per un cambiamento epocale sul tema delle politiche ambientali. Proprio alla fine di questo mese, infatti, avrà inizio la COP 26 di Glasgow, evento cruciale nelle decisioni che i governi del mondo prenderanno nei prossimi anni.  

Nell’ottica di celebrare tali eventi proponiamo la rilettura di un dialogo, e in particolare di quello instaurato col filantropo italiano Aurelio Peccei – edito da Esperia nel libro dal titolo “Campanello d’allarme per il XXI secolo”. 

Il testo risulta da subito coinvolgente nella sua concretezza, anche in virtù del fatto che i due autori ammettano fin dalla premessa che potrebbero trovarsi leggermente in disaccordo su alcune questioni, non negando in questo modo la possibilità di trovare un punto comune di accordo tramite la comprensione del punto di vista altrui. Il corso del libro si sviluppa inoltre tramite lo scambio di domande che i due autori si rivolgono – non sempre in presenza fisica, mediante l’ausilio di registratori e altri apparati tecnologici – a proposito della visione del mondo che la loro esperienza ha dato modo di avere, e vengono affrontate alcune tematiche che ruotano attorno alla limitatezza delle risorse terrestri come l’avidità della società umana a proposito di esse e la dimensione democratica ed economica delle decisioni imprenditoriali – e istituzionali – che si ripercuotono sugli abitanti del pianeta con conseguenze dirette sul loro stile di vita, senza però mai dimenticare la dimensione singola dell’essere umano e di come l’individuo possa essere artefice di cambiamento.  

Elemento da cogliere per comprendere il testo è infatti la capacità di non far soffermare il lettore sull’estensione dei problemi e sulla loro apparente mancanza di soluzioni, ma piuttosto di presentarli per darne una dimensione concreta attraverso la quale gli esseri umani possano acquisire consapevolezza e aggregarsi in una massa critica in grado di influenzare il corso della storia dell’umanità.  

Come scrive il presidente Ikeda nella Proposta di pace 2020 “Se ci concentriamo unicamente sulle minacce che abbiamo davanti, corriamo il rischio che chi non ne è direttamente toccato rimanga indifferente; e anche chi ne riconosce la gravità può essere sopraffatto da un senso di impotenza concludendo che non si può fare nulla per cambiare la situazione. […] Allo stesso modo, riguardo alle iniziative per combattere il cambiamento climatico è essenziale non solo porsi l’obiettivo numerico di limitare l’aumento della temperatura media globale, ma anche sviluppare una visione comune del mondo che desideriamo realizzare attraverso la risoluzione di questa crisi, e poi adottare collettivamente misure concrete per la costruzione di tale realtà”.2 

Per questa visione di Ikeda, per le condizioni che il testo descrive e per lo strumento del dialogo ibrido (in presenza e a distanza), la sua lettura è estremamente attuale e in accordo con gli avvenimenti a cui ci siamo interfacciando, e potrà sicuramente costituire una fonte di arricchimento nel modo in cui adoperare gli strumenti per il cambiamento. Buona lettura!