Alice Mariot, aprile 2020

#studio #missione

La sfiducia verso il futuro e le mie capacità sono state una costante durante gli anni universitari, tanto da portarmi ad un periodo di blocco totale non solo nello studio, ma nella mia vita. Grazie all’attività studenti ho potuto approfondire il legame col maestro ed il concetto di missione, fino a che nel 2017 non ho scritto per la prima volta a Sensei, promettendogli di portare l’educazione Soka in Italia. Nel momento in cui ho percepito la mia missione, tutto ha assunto un nuovo e profondo significato. Guidata da questa nuova consapevolezza, ho concluso la triennale e mi sono trasferita a Cesena per la magistrale, dove grazie al supporto dei miei preziosi compagni di fede romagnoli, ho potuto affrontare e superare le nuove sfide che si sono immancabilmente presentate.

In occasione di un corso internazionale, un’ex studentessa Soka mi incoraggia a sperimentare io stessa la Soka University andando in Giappone. Questo dialogo fa germogliare in me la decisione di unire in una tesi sperimentale la psicologia di comunità e l’educazione Soka, oltre che la determinazione, incoraggiata anche da mia madre, di recarmi in Giappone. Recito con forza ed emerge uno studente Soka che mi aiuta a trovare i contatti giusti; inoltre, vinco una borsa di studio per ricerca di tesi all’estero.

 

 

 

Le difficoltà non si fanno aspettare; nonostante il daimoku risoluto, i documenti per il visto non arrivano e rischio di non rispettare i termini necessari per poter beneficiare della borsa di studio. Determino di non arretrare neanche di un passo e ogni giorno porto avanti l’obiettivo di daimoku giornaliero stabilito. Ispirata dalla mia disperata ostinazione e sicurezza, una mia amica inizia a recitare. Recitiamo insieme ed il giorno seguente mi comunicano che i documenti sono pronti. Atterro in Giappone il 6 febbraio.

Sfortunatamente, di lì a poche settimane avviene la cancellazione delle attività Soka e la chiusura dei centri culturali. L’Italia viene messa in quarantena ed io mi trovo lontana da casa, in un paese estraneo e nella totale incertezza per il futuro. A fine marzo la Farnesina mi comunica che di lì a due giorni ci sarebbe stato l’ultimo volo per rientrare in Italia, al quale sarebbe seguita la chiusura delle frontiere. Devo scegliere se tornare a casa o rimanere. Faccio un daimoku disperato e ritorno al motivo che mi ha spinta a partire. Sento che la mia missione qui non è conclusa e che non voglio arrendermi: decido quindi di restare e di andare fino in fondo.

Attualmente, anche il Giappone ha dichiarato l’emergenza nazionale e il Campus ha chiuso. Mi sono resa conto di quanto sia prezioso il tempo e ho deciso di non sprecarne neanche un minuto nel mese che mi rimane da trascorrere qui. Ogni giorno determino di superare i miei limiti e tendenze sfidandomi a stabilire, con saggezza a protezione, dialoghi con gli studenti internazionali che ho potuto conoscere. Indago su chi sono, qual è il loro passato, cosa li ha spinti a venire alla Soka University e cosa sognano per il futuro e ci confrontiamo insieme su cosa vorremmo trasformare nella società. Cerco di vivere attraverso i loro occhi l’esperienza da studenti Soka, decisa a costruire ricordi indelebili e a forgiare una fede indistruttibile

“Come il mitologico leone cinese che getta il cucciolo in una profonda valle di montagna per istruirlo, Toda mandò Shinichi ad affrontare una cruenta battaglia in cui aveva poche prospettive di vittoria. Toda voleva insegnare a Shinichi a strappare la vittoria dagli artigli della sconfitta e a sollevare il vessillo della vittoria della gente comune, a qualunque costo.” NRU vol23, p202.