La storia di Mattia
Mi chiamo Mattia, ho 27 anni e vivo ai Castelli Romani.
Avevo 2 anni quando i miei genitori si separarono, per me fu un cambiamento difficile da attraversare. Non sapendo esprimere a parole ciò che provavo, era il corpo a parlare: ero irrequieto, sempre alla ricerca dell’attenzione e della presenza di mia madre.
Fu proprio lei a farmi conoscere il Buddismo di Nichiren Daishonin: la vedevo mettersi davanti al Gohonzon, l’oggetto di culto, a ripetere una strana frase. «Lo faccio per essere felice» mi diceva, e io di lei mi fidavo.
Infatti a 5 anni recitai per la prima volta anch’io Nam-myoho-renge-kyo. Il mio desiderio era semplice e profondo: avere di nuovo un papà in casa. Anche se non comprendevo ancora il significato della pratica, continuai a recitare Daimoku con fiducia e sincerità. Dopo pochi mesi, mia madre trovò l’amore e la nostra famiglia si ricompose.
Che significato ha avuto per te questa esperienza?
Mi ha permesso di sperimentare, fin da bambino, che nessun problema è troppo grande. Attraverso la pratica iniziai a sentirmi orgoglioso della mia famiglia, di mia madre, e a provare gratitudine. Inoltre, potevo incoraggiare altri bambini nella mia situazione e sentivo di avere uno strumento prezioso su cui avrei sempre potuto contare.
Infatti, subito dopo arrivò un’altra sfida: soffrivo a causa della dislessia e di una lieve balbuzie. Scrivevo al contrario e impiegavo moltissimo tempo per leggere una pagina. A scuola mi sentivo spesso fuori posto e poco compreso; le insegnanti si limitavano ad assegnarmi voti bassi, senza riuscire a vedere oltre le mie difficoltà.
Nonostante questo, continuai a praticare con fiducia e determinazione, e infatti la situazione migliorò. Trovai gli specialisti adatti, che mi aiutarono a comprendere meglio la mia mente: avevo bisogno di pause frequenti per mantenere la concentrazione, ma scoprii di possedere anche una grande capacità di apprendere rapidamente.
Iniziai a costruire un metodo, alternando venti minuti di studio a dieci minuti di recitazione di Nam-myoho-renge-kyo ogni volta che avevo un’interrogazione. Così, grazie alla preghiera e allo studio costante, la dislessia smise di essere un limite.
Divenne una parte di me, una caratteristica che mi offriva una prospettiva diversa e che, in molti casi, mi rese più rapido ed efficace di quanto avrei mai immaginato.
Questa è stata la prima vittoria che mi ha insegnato a non farmi condizionare dal giudizio esterno.
Cosa intendi per vittoria? Dopo ce ne sono state altre?
La vittoria dipende da come si sceglie di affrontare i problemi: solo noi stessi possiamo sapere se renderli motivo di rinuncia, oppure opportunità per scoprire nuove parti di noi, trovare la soluzione e farne tesoro per risolvere anche i problemi che verranno. Quello che era un limite diventa un tuo amico, non un nemico.
Per esempio, quando avevo 14 anni, mia madre si separò di nuovo e attraversai un periodo buio. Questa volta la mia reazione fu di totale isolamento. Mi rifugiai in un mondo virtuale trascorrendo fino a dodici ore al giorno davanti al computer.
Ma ogni mattina mi svegliavo pensando di non avere uno scopo, e ancora una volta combattevo con la sensazione di essere giudicato per quello che ero.
Eppure il Gohonzon era ancora lì, spettava a me decidere cosa farne. Anche se con fatica, riuscivo a praticare pochi minuti al giorno, quel tanto che bastava per restare ancorato alla vita. Nonostante tutto, riuscii a concludere ogni anno delle scuole superiori senza debiti.
Fu proprio alla fine del liceo che qualcosa cambiò, quando mia sorella mi convinse ad assistere al suo saggio finale di danza. Guardando le ballerine e i ballerini sul palco, capii con assoluta certezza che quella era la mia strada.
Ho sentito la mia vita spalancarsi all’improvviso, era la prima volta che sentivo di avere un posto nel mondo!
In quel momento decisi che sarei diventato un ballerino professionista, e che la mia missione sarebbe stata contribuire a creare valore nella società attraverso la danza.
Anche se poteva sembrare tardi iniziare questo percorso a 18 anni, il giorno successivo mi iscrissi a quella scuola e cominciai a frequentare ogni corso possibile.
In che modo il Buddismo ti ha aiutato?
In quel periodo, incoraggiato da alcuni compagni e compagne di fede, decisi di diventare membro della Soka Gakkai e di assumermi la piena responsabilità della mia vita.
Ogni passo era un’incognita, ma la decisione di lanciarmi in questa avventura, sostenuto dal Daimoku, mi diede una forza che non avevo mai conosciuto prima.
Iniziai a svolgere vari lavori durante il giorno, per potermi permettere gli studi di danza che si svolgevano la sera. In breve tempo arrivarono le prime opportunità: esibizioni in un resort rinomato per cinque mesi l’anno, poi piccole produzioni teatrali.
Poi, proprio quando la mia vita sembrava pronta a decollare, arrivò la pandemia. Teatri chiusi, lavori cancellati. In quel vuoto, però, decisi di dedicarmi ancora di più alla pratica e allo studio degli scritti di Daisaku Ikeda e Nichiren Daishonin. Questo mi aiutò a non cedere alla paura e a coltivare un nuovo obiettivo, in quel momento impossibile: viaggiare nel mondo tramite il mio lavoro.
Quando tutto riprese, ero pronto a spiccare il volo verso mete lontane, anche oltreoceano. Iniziai così a lavorare sulle navi da crociera, e questo mi permise di visitare luoghi meravigliosi come le Hawaii, il Messico, San Diego, Los Angeles e New York.
Nonostante la lontananza da casa e le difficoltà quotidiane, ogni posto diventava un’occasione di crescita grazie al Gohonzon che avevo sempre con me.
Il Gohonzon rappresenta la più potente concentrazione della forza vitale universale. Quando nella vita stabiliamo una relazione con il Gohonzon, anche la nostra forza vitale avrà quella stessa potenza. Quando ci impegniamo per kosen-rufu e per la felicità degli altri, ci pervade una grande forza vitale.Daisaku Ikeda, La nuova rivoluzione umana, vol. 25, p. 113
Come procede oggi la tua vita?
Oggi, a distanza di otto anni, dopo aver lavorato lontano e vissuto esperienze intense, ho scelto di tornare nella mia città natale. Non è stata una decisione semplice ma, continuamente sostenuto dalle parole del maestro Ikeda, so di poter affrontare ogni sfida.
Sono rientrato dall’America con il desiderio di partecipare a un musical in Italia e, nonostante gli ostacoli, ci sono riuscito. Ho anche preso parte come ballerino alle Olimpiadi invernali di Livigno.
Non dimenticherò mai quando, dopo uno dei miei primi spettacoli, un bambino mi disse: «Da grande voglio fare quello che fai tu». In quel momento l’ho incoraggiato a credere nei suoi sogni ed essere se stesso. Credo che l’arte possa trasformare il pensiero e l’animo umano: è una porta verso la pace.
Proprio io, che da piccolo mi sentivo inadeguato, oggi viaggio, studio copioni e testi, porto gioia attraverso la danza. Il mio percorso mi ha insegnato che tutto ciò che siamo può creare valore. Ho trovato il mio posto nel mondo, un lavoro che mi permette di esprimermi, muovere il corpo e creare bellezza. Tutto questo grazie alla forza e alla consapevolezza che ho maturato praticando il Buddismo!
