Perché affrontare le proprie paure è necessario per diventare felici?

  • Autore dell'articolo: Elena Benni, responsabile nazionale gruppo futuro
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La paura è un’emozione primaria che tutti e tutte sentiamo quando siamo davanti a qualcosa che percepiamo come pericoloso. Le forme di paura sono potenzialmente infinite, soprattutto nella società contemporanea, segnata da incertezze per il futuro, solitudine e precarietà lavorativa.

Dopo la pandemia, la salute mentale è diventata una vera e propria emergenza: si è visto, infatti, un aumento considerevole dei casi di ansia e depressione. I giovani, in particolare, si trovano a convivere con nuove sfide globali, come il cambiamento climatico, da cui possono nascere paure inedite e specifiche, come la cosiddetta eco-ansia. Nella vita quotidiana, la paura può manifestarsi in molti modi: si può avere paura di affrontare un esame, di perdere una persona cara, di fallire in un progetto. In alcuni casi, poi, il dolore può essere così intenso da generare persino la paura di vivere. E tra tutte, la paura della morte rimane una delle esperienze più profonde e universali dell’essere umano, capace di suscitare angoscia e sofferenza.

Ma cosa succede quando la nostra mente è completamente oscurata dalla paura? Potremmo sentirci bloccati, prendere decisioni sbagliate, o addirittura potremmo compiere azioni folli. Quando siamo dominati dalla paura, subiamo quello che accade nel nostro ambiente e ci facciamo influenzare dalle nostre stesse debolezze. In questa condizione diventa impossibile poter accedere alla felicità e impegnarci per realizzare i nostri sogni;

È normale provare emozioni così forti da sentirsi sopraffatti. Tuttavia, anche in quei momenti, possiamo scegliere di non identificarci completamente con la paura, ma di continuare a proseguire sul nostro cammino, imparando da ciò che viviamo, sviluppando l’atteggiamento giusto.

Il maestro Dalsaku keda scrive:

Essere giovani significa dover affrontare tutti i generi di problemi. E significa quindi, a dispetto di tutte le difficoltà, diventare capaci di scacciare le nuvole nere della disperazione e avanzare verso il sole, attraverso la speranza.

Daisaku Ikeda, Sfide e visioni per il futuro, p.4

La felicità assoluta

Il buddismo spiega che esistono due tipi di felicità, una felicità relativa che deriva dalle circostanze esterne, come ad esempio il benessere economico o lo stato sociale. Questa felicità scompare nel momento in cui mutano le situazioni in cui ci troviamo. Per fare un esempio, potremmo sentirci particolarmente soddisfatti della buona riuscita di un esame universitario, per poi sentirci in maniera completamente opposta se quel nostro successo non viene riconosciuto da chi amiamo.

La felicità assoluta, al contrario, non dipende dalle condizioni esterne: è uno stato che esiste costantemente dentro di noi, e che attinge da una gioia pura per il solo fatto di essere vivi. Il secondo presidente della Soka Gakkai Josei Toda descrive così la felicità assoluta:

È come giacere supini in un grande spazio aperto, con le braccia e le gambe distese, guardando il cielo sovrastante. Tutto ciò che desideri immediatamente appare. Per quanto tu possa donarne agli altri, non si esaurisce mai.

SSDL, 1, 25

Recitando Nam myoho renge kyo possiamo sperimentare questa felicità, una felicità autentica in grado di liberarci da qualunque dubbio o paura. Tuttavia, per raggiungere questo stato non basta una preghiera debole o distratta. Proprio nei momenti più bui è importante decidere, con determinazione, di non soccombere alle difficoltà né alle nostre insicurezze. Essere felici e realizzare i nostri sogni non significa non provare mai paura, ma trovare il coraggio per vincere e fare un altro passo avanti. La felicità assoluta nasce da questa scelta quotidiana di continuare a muoversi, anche quando tutto sembra fermarsi.

Il coraggio

Ogni volta che preghiamo, ingaggiamo una lotta per attingere al nostro coraggio interiore. Infatti, il buddismo insegna che il coraggio non è qualcosa che solo alcune persone hanno, non è qualcosa al di fuori della nostra portata. Il coraggio è una qualità intrinseca di ogni essere umano che possiamo far emergere nella quotidianità, facendolo emergere da dentro di noi. Il maestro Daisaku Ikeda scrive: “Dovremmo sempre chiederci: “In questo momento c’è coraggio nel mio cuore?” (BS 193, 31).

Osservando noi stessi, possiamo capire se in qualche angolo della nostra mente stiamo nutrendo dubbi o paure, in questo caso possiamo ricordarci dell’importanza di agire in un altro modo e scegliere strada diversa.

Nel libro La Gabbianella e il gatto di Luis Sepulveda viene spiegato come, attraverso il coraggio e la fiducia, la gabbianella impari a volare:

“Bene, gatto. Ci siamo riusciti” – disse sospirando.

“Sì, sull’orlo del baratro ho capito la cosa più importante.” Miagolò Zorba.

“Ah sì e cosa hai capito?” chiese l’umano.

“Che vola solo chi osa farlo.” Miagolò Zorba.

Luis Sepulveda, La gabbianella e il gatto;

Diventare felici insieme agli altri

Un altro punto importante è che, secondo il buddismo, la vera felicità non esiste separata dagli altri; infatti, preoccuparsi solo della propria felicità conduce a una vita basata sull’egoismo. C’è un passo del Gosho di Nichiren Daishonin in cui è scritto: “Gioia significa che se stessi e gli altri insieme provano gioia”. (Raccolta degli insegnamenti orali, BS, 118, 50).

Per questo è importante rompere il guscio delle nostre paure e sofferenze per avvicinarci alle altre persone e sfidarci a incoraggiarle. In questo modo, possiamo sviluppare compassione e sperimentare un’autentica felicità.

A tal proposito Daisaku Ikeda scrive: 

Nel mondo c’è un incalcolabile numero di persone ferite nel profondo, dobbiamo aiutarle a guarire. Aiutando loro, di fatto saniamo la nostra vita. Quando ci capita qualche disgrazia, tendiamo a pensare che nessuno sia più infelice e sfortunato di noi, e chiusi nella nostra autocommiserazione diventiamo incapaci di guardare oltre il nostro problema. Rimuginando sulla nostra sofferenza ci sentiamo insoddisfatti e senza speranza e indeboliamo ancora di più la nostra forza vitale. In tali momenti, cos’è che ci dà la forza di continuare a vivere? Sono i legami umani, il desiderio di vivere per il bene degli altri. Fin quando rimaniamo chiusi in noi stessi non sentiamo alcuna felicità, ma quando ci adoperiamo coraggiosamente per gli altri rivitalizziamo la sorgente della nostra vita.

BS, 169, 33

In definitiva per diventare veramente felici dobbiamo necessariamente lottare e superare tutte le paure che possiamo sentire e avvicinarci un passo alla volta verso la realizzazione di tutti i nostri desideri.