La storia di Ginevra
Mi chiamo Ginevra, ho 31 anni e sono di Portici, in provincia di Napoli.
Quando nel 2019 ho conosciuto il Buddismo di Nichiren Daishonin ho immediatamente iniziato a praticare, innamorata del fatto che ognuno è responsabile della propria vita. Per me è stato liberatorio scoprire che nelle mie mani avevo tutto il potenziale per essere felice.
Com’è cambiata la tua vita grazie alla pratica buddista?
Sono figlia di genitori separati e il rapporto burrascoso con mio padre non mi faceva sentire vista, né tanto meno apprezzata da lui, così con il tempo l’ho allontanato.
Per questo, il primo beneficio della pratica è stato riconoscere il mio valore e determinare di costruire una relazione duratura con una persona che mi rispettasse.
Nel 2020, poco dopo aver ricevuto il Gohonzon, ho conosciuto un ragazzo che rispecchiava esattamente quello che desideravo. Finalmente era arrivata la serenità! Iniziammo una relazione sana, in cui sentivo di poter dialogare e crescere insieme.
Due anni dopo, lui acquistò casa e decidemmo di andare a convivere. Questo per me significò cambiare città allontanandomi dalla famiglia, dal lavoro e dall’università, ma per amore fui disposta a farlo. Tra alti e bassi, che consideravo normali in una coppia, le cose andavano avanti, fino a quando nel giugno 2024 qualcosa cambiò: io e il mio compagno iniziammo a non comprenderci più, come se parlassimo due lingue diverse.
Nello stesso periodo stavo sostenendo molte persone nella mia zona, mettendo anche a disposizione la mia casa per recitare Nam-myoho-renge-kyo con loro. Ma più praticavo e mi dedicavo agli altri, più erano evidenti le differenze con il mio compagno. Cominciai a sentirmi sola, nonostante lui fosse accanto a me.
Ogni volta che mi mettevo davanti al Gohonzon per recitare, scoppiavo in lacrime e non capivo perché emergesse così tanta lamentela e insoddisfazione. Sentivo solitudine e un’oppressione intensificata dalla lontananza dalla mia famiglia.
In tutta questa sofferenza, l’unica certezza che avevo era di non abbandonare la pratica. Ogni giorno mi ripetevo questa frase di Nichiren Daishonin:
Quando c’è da soffrire, soffri; quando c’è da gioire, gioisci. Considera allo stesso modo sofferenza e gioia, e continua a recitare Nam-myoho-renge-kyo. Come potrebbe non essere questa la gioia senza limiti della Legge? Rafforza il potere della tua fede più che mai.
Felicità in questo mondo, RSND, 1, 86
Ma perché continuare a praticare se stavi comunque così male?
Avevo la completa fiducia che solo andando fino in fondo avrei sciolto la mia sofferenza. Quindi non potevo permettermi di smettere. Il Gohonzon è come uno specchio, e riflette senza filtri ciò che la mente prova a manipolare. Dunque, recitare Daimoku ha fatto emergere la paura di ammettere che quella relazione non era giusta per me.
Avevo il timore di sentirmi dire da me stessa che non stavo bene, e di prendermi la responsabilità di fare qualcosa invece che cercare la colpa all’esterno. Per questo riuscivo con più facilità a dedicarmi agli altri, piuttosto che chiedermi se fossi realmente felice.
È per questo che ti sentivi oppressa?
Sì, arrivava dalle aspettative che credevo che gli altri avessero su di me, specialmente in ambito famigliare. Sentivo di dover essere quella persona sensibile che dice sempre di sì per accontentare tutti.
Capii di aver toccato il fondo dopo essere stata alcuni giorni lontana da casa per un corso di lavoro. Là mi sono sentita me stessa, libera dai ruoli in cui non mi riconoscevo più.
Tornando a casa quel giorno, rimasi bloccata in una piazza piena di gente, non riuscendo più a muovere le gambe. Più tardi avrei scoperto che si trattava di un attacco di panico, perché l’idea di tornare alla solita routine mi terrorizzava. In quel momento decisi di chiamare una mia amica e di raccontarle tutto. Era la prima volta che esternavo quella sofferenza, e ciò mi fece subito sentire più leggera e coraggiosa. Aprirsi con sincerità è la chiave per iniziare a prendere in mano la propria vita.
Quindi come sei riuscita ad affrontare la situazione?
Quando tornai a casa, il mio unico desiderio era stare sola e recitare Daimoku. Volevo essere pronta ad affrontare tutto ciò che sentivo: il senso di inadeguatezza, la paura del rifiuto, il timore di non essere accolta per ciò che sono. Dovevo avere fiducia.
La rivoluzione umana parte dal coraggio con cui si guardano i propri limiti. Avere paura, essere fragili, timorosi, e poi vincere le proprie debolezze. È solo allora che scatta la vera forza.
Buddismo e Società, n. 88
Con questo nuovo atteggiamento, io e il mio compagno cominciammo a parlarci come mai avevamo fatto prima. Il momento in cui mi sono sentita veramente libera è stato quando ho avuto la sicurezza di potermi esprimere, e gli ho parlato come se stessi comunicando a me stessa la mia progettualità di vita. Iniziò così un periodo doloroso, ma privo di litigi.
Più condividevamo, più ci rendevamo conto di avere due visioni diverse della vita. Provammo a lavorarci, ma ci rendemmo conto che non funzionava, nonostante l’affetto e la maturità che stavamo dimostrando.
A gennaio 2025, ci prendemmo una pausa e tornai a casa di mia madre, sforzandomi di eliminare il giudizio che mi faceva vivere questa situazione come un fallimento. Lì infatti ripresi a vivere come desideravo, riuscendo persino a tornare a guidare dopo tre anni che non lo facevo a causa dell’ansia!
Dopo due settimane, io e il mio compagno ci rivedemmo scegliendo di mettere fine alla nostra relazione. Ciò che mi sorprese di più fui proprio io: non avevo timore di fare domande, né di ricevere risposte. Non cercavo più conferme o compiacenza, e sapevo che stavamo facendo la scelta giusta per la felicità di entrambi.
Perché senti che il Buddismo ha cambiato il tuo comportamento?
Intanto, la relazione con i compagni e le compagne di fede mi ha insegnato che gli altri esistono anche senza di me, e le cose vengono fatte lo stesso. La mia presenza dipende da come io scelgo di ricoprire un ruolo e che contributo posso dare in quanto me stessa, perfettamente dotata sia nei successi sia negli errori.
Inoltre, ho sperimentato il principio di esho-funi, secondo cui non c’è separazione tra noi e l’ambiente. Sotto quest’ottica, possiamo influenzare tutto ciò che ci circonda e sono le nostre azioni a determinare ciò che ci succede.
Con questa consapevolezza ho determinato di realizzare la mia indipendenza, per non esistere solo come figlia o fidanzata, e qualche mese dopo ho trovato un’adorabile casetta al prezzo che mi ero prefissata, a due fermate di metro dal lavoro. Soprattutto, sono riuscita a incontrare mio padre, trasformando i miei sentimenti nei suoi confronti.
Dopo aver recitato moltissimo Daimoku, ho deciso di andare da lui per conoscerlo così com’è. A prescindere dal risentimento, volevo aprire il mio cuore, partendo dal presente e non dal passato. Abbiamo avuto un dialogo profondo in cui lui mi ha esternato con dolcezza che vorrebbe assomigliare a me. Quei complimenti mi hanno fatto sentire vista e apprezzata, non avevo idea che avesse una così bella opinione di me!
Poco dopo il nostro incontro gli è stata diagnosticata una malattia, ma nonostante questo si è dimostrato fortissimo e sta riuscendo a mantenere la regressione, facendo palestra e praticando karate. Per sostenerlo, sono andata a vederlo a una gara e lui era orgoglioso che fossi lì a rappresentare la sua famiglia.
Posso dire con certezza che la me del 2024, piena di paure e ferma in quella piazza, non si sarebbe mai immaginata così. Solo la forza della pratica mi ha permesso davvero di sbocciare.
