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LEZIONI SUL GOSHO
IL CONSEGUIMENTO BUDDITÀ IN QUESTA ESISTENZA

Il Daishonin scrisse Il conseguimento della Buddità in questa esistenza a Toki Jonin nel settimo anno di Kencho (1255), due anni dopo aver proclamato l’insegnamento di Nam-myoho-renge-kyo. A quell’epoca aveva trentaquattro anni e si era stabilito a Kamakura. Toki Jonin viveva nell’attuale provincia di Chiba e aveva abbracciato gli insegnamenti del Daishonin l’anno successivo alla proclamazione di Nam-myoho-renge-kyo, diventando uno dei suoi primi e più fedeli discepoli.

Quando nel 1260 il Daishonin presentò al governo militare il trattato Adottare l’insegnamento corretto per la pace nel paese (Rissho ankoku ron), scatenando la persecuzione di Matsubagayatsu, lui riuscì a salvarsi proprio perché Toki Jonin lo accolse in casa sua per proteggerlo.
Figura chiave tra i discepoli, ricevette numerose lettere dal Daishonin, tra cui L’oggetto di culto per l’osservazione della mente. Il suo grande merito è di aver custodito con cura gli originali di queste lettere che così sono potute arrivare integre fino ai giorni nostri.
Questo Gosho fu scritto da Nichiren all’inizio della sua propagazione, molto prima che iscrivesse il Gohonzon. Ciononostante, quando lo studiamo dovremmo cercare di comprenderlo come se il Daishonin ci stesse insegnando a sviluppare l’atteggiamento nella fede basato sul Gohonzon, anche se l’oggetto di culto non era stato ancora fisicamente iscritto.
Il titolo Il conseguimento della Buddità in questa esistenza significa che in questa vita, nel preciso momento che stiamo vivendo, possiamo conseguire lo stato di Buddità, cioè raggiungere una suprema condizione vitale.
All’inizio del Gosho viene dichiarato come poter conseguire la Buddità in questa esistenza, sia dal punto di vista teorico che della pratica concreta.

«Se vuoi liberarti dalle sofferenze di nascita e morte che sopporti dal tempo senza inizio e ottenere sicuramente la suprema Illuminazione in questa esistenza, devi cogliere la mistica verità che è originariamente inerente a tutti gli esseri viventi. Questa verità è Myoho-renge-kyo. Di conseguenza recitare Myoho-renge-kyo ti permetterà di cogliere questa mistica verità innata in tutti gli esseri viventi» (RSND, 1, 3).
Le nostre vite ripetono costantemente il ciclo delle quattro sofferenze di nascita, invecchiamento, malattia e morte. Ma il Daishonin dice che possiamo spezzare tale catena in questa vita, in questo istante. Per fare ciò è necessario cogliere «la mistica verità che è originariamente inerente a tutti gli esseri viventi» e conseguire la Buddità, la massima condizione vitale.
«La mistica verità che è originariamente inerente a tutti gli esseri viventi» si può definire come “la mistica Legge della vita che è sempre esistita dentro di noi”.
Il Daishonin afferma che «la mistica verità che è originariamente inerente a tutti gli esseri viventi» è Myoho-renge-kyo. E ci insegna che possiamo manifestare la grande condizione di Buddità attraverso la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo, credendo nel Gohonzon.
Ma cosa significa in pratica conseguire la Buddità? Che tipo di condizione è? Il presidente Toda diceva che è una condizione di felicità assoluta, e spiegava: «La felicità, nel Buddismo di Nichiren Daishonin, viene definita come relativa o assoluta. La felicità relativa è basata sui nostri desideri, come per esempio guadagnare soldi, vivere in una bella casa, avere una famiglia felice, prosperare negli affari ecc. Questi desideri rappresentano la felicità relativa, tuttavia senza tali scopi non saremmo in grado di dare un senso alla nostra vita. A volte qualcuno dice che il Buddismo non riguarda tali questioni, ma si riferisce a qualcosa di più rivitalizzante. Una simile visione, però, è puramente idealistica e non può rappresentare una vera religione. È assolutamente naturale nutrire il desiderio di arricchirsi, di vivere in una bella casa, di godere di buona salute. Una vera religione è quella che ci permette di realizzare questi desideri, e tutti voi state perseverando nella fede e nella pratica buddista con il desiderio di realizzare proprio tutto ciò» (Toda Josei Zenshu, Raccolta dei discorsi di Josei Toda, vol. 4, 3 maggio 1956).
È quindi naturale ambire alla felicità relativa, e solo se si può realizzare questa si può dire che stiamo praticando una vera religione. Toda prosegue: «[Se manteniamo la fede] chi non ha soldi, li può guadagnare. Chi non ha un fisico forte, può acquisire buona salute. E, pur recitando solo per i nostri scopi, ci è garantito conseguire una condizione vitale di felicità assoluta. Nessuno di voi, sono certo, sta realmente pregando per ottenere la felicità assoluta, ma pur non avendo tale obiettivo diventerete persone che dimostreranno la prova della felicità assoluta nella vostra vita, anche involontariamente.
Per felicità assoluta si intende avere una condizione vitale in cui sentiamo gioia di vivere ovunque siamo, per il semplice fatto di essere vivi. Esiste davvero una condizione simile. Ovunque si trovi, una persona con una tale condizione vitale ha intorno a sé sempre un’atmosfera allegra e vivace, senza alcun litigio. Anche se c’è qualcosa che la fa arrabbiare, è gioiosa anche in questo stato. Non sarebbe bello raggiungere tale condizione?» (Ibidem).
E aggiunge che questa meravigliosa condizione vitale non finisce in questa esistenza: «Conseguire la Buddità significa raggiungere una condizione d’essere che ci permette di rinascere colmi di poderosa forza vitale, di adempiere alla nostra missione con grande soddisfazione, di realizzare tutti i nostri scopi e di possedere una fortuna che niente e nessuno può distruggere. E non è ancora più meraviglioso il fatto che potremo godere di decine, centinaia, migliaia, decine di migliaia di esistenze simili?» (citato in Daisaku Ikeda, Lezioni su “Il conseguimento della Buddità in questa esistenza”, Esperia, p. 87). Se abbiamo fede nel Gohonzon e continuiamo a recitare Daimoku, ogni volta che rinasciamo possiamo vivere per una suprema missione, la realizzazione di kosen-rufu. Quindi possiamo ripetere eternamente la manifestazione della grande condizione vitale del conseguimento della Buddità sentendo gioia di vivere ovunque siamo. Abbiamo abbracciato il Gohonzon e possiamo recitare la Legge mistica, vita dopo vita. Come siamo felici e fortunati! Invece, secondo il Buddismo tradizionale, raggiungere lo stato di Buddità era un evento straordinario: i comuni mortali non potevano ottenere uno stato vitale così sublime neanche dopo tantissimo tempo. Questo modo di pensare induceva a nutrire rispetto e adorazione verso il Budda e le persone, pur continuando nello sforzo di conseguire lo stato di Buddità, non ottenevano alcuna risposta. Solo il Sutra del Loto afferma che tutte le persone possono ottenere la condizione vitale di Buddità, e spiega che ciò è possibile perché la natura di Budda e il seme della Buddità sono inerenti alla vita di ciascuno: nella storia del Buddismo questo è stato un insegnamento rivoluzionario. Nonostante ciò, il Sutra del Loto non rivela il modo concreto attraverso il quale si può manifestare la natura di Budda, perciò gli studiosi che compresero l’eccellenza del Sutra del Loto ricercarono varie strade.
Ad esempio, T’ien-t’ai in Cina elaborò un sistema teorico meraviglioso, il principio dei “tremila regni in un singolo istante di vita”, che indica che la Buddità è inerente alle vite di tutte le persone e si può manifestare tramite il contatto con una giusta causa. Ma per conseguire concretamente questo stato vitale istituì la pratica dell’osservazione della mente, una meditazione difficile non accessibile a tutti.
Solo con la pratica della recitazione di Nam-myoho-renge-kyo esposta da Nichiren Daishonin il mezzo che permette a tutte le persone di raggiungere lo stato di Buddità indicato nel Sutra del Loto ed elaborato teoricamente da T’ien-t’ai fu finalmente concretizzato nell’epoca di Mappo.
Il Daishonin è stato grandioso perché non si è fermato alla mera teoria ma ha formulato il modo concreto per realizzarla nella vita reale. Nelle sue lezioni il presidente Ikeda spiega il significato e l’importanza della recitazione del Daimoku: «Inoltre, per far sì che le persone potessero percepire e concretizzare la “mistica verità che è originariamente inerente a tutti gli esseri viventi”, Nichiren Daishonin le diede il nome di Myoho-renge-kyo e istituì la pratica di invocare questo nome, cioè la recitazione del Daimoku, permettendo così a tutte le persone di basare la propria vita sulla Legge mistica e di dedicarsi a essa. Dunque fu il Daishonin a stabilire il mezzo col quale tutte le persone possono risvegliarsi al fatto che la verità della vita e dell’universo esiste nella loro stessa vita e manifestare concretamente tale verità. Questa verità è l’illuminata saggezza di tutti i Budda ed è pienamente rivelata nel Sutra del Loto, che è il supremo insegnamento del Buddismo. Basandoci su tale verità possiamo condurre esistenze di supremo valore. Il Buddismo del Daishonin ha reso questo regno della fede accessibile a ogni persona indipendentemente dal luogo, dal tempo e dalla sua storia personale. Non sarebbe eccessivo dire che la pratica della recitazione del Daimoku nel Buddismo di Nichiren è ciò che ha dato origine al Buddismo della gente» (Ibidem, p. 25). La recitazione del Daimoku è meravigliosa perché chiunque la può praticare: si può dire che il Buddismo di Nichiren Daishonin sia una religione per tutti gli esseri umani del mondo tanto da un punto di vista filosofico che concreto. La nostra pratica non è rivolta a un Dio o a una statua del Budda che preghiamo affinché ci salvino. Una vita splendente come il sole, chiamata Buddità, è presente originariamente dentro di noi, ma questo sole di solito viene nascosto dalle nuvole nere del preconcetto e del pregiudizio. Con il potere della fede possiamo spazzare via queste nuvole nere e con la recitazione del Daimoku manifestare il sole della nostra vita, e illuminare la vita reale e la società avvolgendole con una luce grande e infinita.
Ma è importante l’atteggiamento con il quale si recita Nam-myoho-renge-kyo. Il Gosho Il conseguimento della Buddità in questa esistenza insegna proprio questo.

«Tuttavia, se reciti e credi in Myoho-renge-kyo, ma pensi che la Legge sia al di fuori di te, stai abbracciando non la Legge mistica ma un insegnamento inferiore. “Insegnamenti inferiori” sono quelli diversi da questo sutra, che sono tutti espedienti e insegnamenti provvisori. Nessun espediente e insegnamento provvisorio conduce direttamente all’Illuminazione e, senza la diretta via all’Illuminazione, non si può conseguire la Buddità, neanche praticando vita dopo vita per innumerevoli kalpa. Conseguire la Buddità in questa esistenza sarebbe dunque impossibile» (RSND, 1, 3).
Il Daishonin afferma che se recitiamo Myoho-renge-kyo e abbracciamo il Gohonzon, ma pensiamo che la Legge sia al di fuori di noi, non stiamo credendo nella Legge mistica.
Nella nostra pratica quotidiana il fatto di pensare che la Legge sia al di fuori di noi potrebbe essere esemplificato con la tendenza a dare la responsabilità della nostra felicità o infelicità agli altri o all’ambiente, oppure alla tendenza a essere sviati dalle parole o dalle azioni di chi ci circonda. Il Daishonin ci ammonisce dicendo che con questo tipo di atteggiamento non siamo protagonisti di un reale cambiamento, pur se recitiamo Daimoku. Questo tipo di fede va in direzione opposta allo spirito del Sutra del Loto e quindi non consente di manifestare la condizione vitale del Budda, di conseguire la Buddità in questa esistenza.

«Perciò quando invochi myoho e reciti renge devi sforzarti di credere profondamente che Myoho-renge-kyo è la tua stessa vita» (RSND, 1, 3).
Con queste parole il Daishonin ci insegna l’atteggiamento più importante da avere quando recitiamo Daimoku, cioè credere che Nam-myoho-renge-kyo sia la nostra stessa vita. Solo se recitiamo con questa profonda convinzione possiamo far emergere la nostra Buddità. Credere nel Gohonzon avendo un forte ichinen, una forte determinazione nella fede, equivale al mondo di Buddità. Come affermò il patriarca Nichikan, «il cuore forte che crede nel Sutra del Loto è chiamato mondo di Buddità».
Perciò credere nel Sutra del Loto e credere nel Gohonzon significa credere nel prezioso valore della nostra vita e nella sua infinita potenzialità.
Il presidente Ikeda nella sua lezione ribadisce questo aspetto citando una guida del suo maestro: «In ogni situazione Toda continuava risolutamente a ricercare la Legge che esiste soltanto all’interno della nostra vita, e sottolineava l’importanza di rimanere fedeli a se stessi. I suoi punti di partenza erano la profonda consapevolezza, raggiunta in carcere, del fatto che la Buddità è la vita stessa, e il risveglio alla sua identità di Bodhisattva della Terra.
Egli parlava spesso anche dell’atteggiamento nella fede necessario per percepire la Legge mistica dentro di noi: “Dovete essere pienamente convinti che Nam-myoho-renge-kyo è la vostra vita stessa!” o “Propagare la Legge mistica nell’Ultimo giorno significa credere fermamente che la vostra vita non è altro che Nam-myoho-renge-kyo!”. Questo è ciò che insegna il Daishonin quando afferma: “Quando invochi myoho e reciti renge devi sforzarti di credere profondamente che Myoho-renge-kyo è la tua stessa vita”» (Ibidem, p. 38). Il richiamo del presidente Toda di vivere la propria vita rimanendo fedeli a se stessi diventò poi il principio eterno per tutti i membri della Soka Gakkai: «Si dice spesso: “Se mi aiuterà sarò felice” o “Non possiamo essere felici in questa società”, ma non è sbagliato dipendere dagli altri o dalle circostanze? Gli esseri umani sono molto deboli. Anche se ci rafforziamo, rimaniamo ugualmente influenzati dagli altri e dall’ambiente. Io credo perciò che per rendere le nostre vite più forti e brillanti che mai non possiamo far altro che vivere sulla base del Buddismo di jikkai goku (mutuo possesso dei dieci mondi) e di ichinen sanzen (tremila regni in un singolo istante di vita)» (Daibyakurenge, febbraio 1956; cfr. DuemilaUno, 50, 37).
Come afferma il presidente Toda, ciò che più conta si trova dentro noi stessi. Ognuno di noi è il protagonista: di nostra iniziativa siamo apparsi in mezzo alle persone che stanno soffrendo e stiamo recitando il dramma della rivoluzione umana.
Riuscire a trovare questo tipo di convinzione interiore significa vivere basandosi sul principio dei tremila regni in un singolo istante di vita: questa è la fede basata sullo spirito di alzarsi da soli.

Gli ineguagliabili tesori che brillano in noi
Corso europeo di studio 2013 Buddismo e Società n. 161

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