Scarica qui il pdf del Numero #7 / 2018

Aditi, Southampton – Inghilterra

OLTRE OGNI LIMITE

Una mia buona amica mi ha parlato del buddismo un anno e mezzo fa, durante un periodo in cui stavo affrontando problemi di ansia, stress estremo, non riuscivo a percepire il mio valore e avevo appena chiuso una relazione fallimentare. Le cose non stavano andando molto bene per dirla con un eufemismo.

Un giorno è venuta a casa e mi ha chiesto di andare a una riunione di discussione. Mi sono detta “ cosa potrebbe andare peggio?” e ho accettato il suo invito. È stato un incontro molto piacevole, ero scettica e curiosa allo stesso tempo, e ho fatto molte domande. Ma la cosa che mi ha colpito più di tutte è stata il valore che loro riuscivano a vedere in me, quello che io stessa non riuscivo a vedere.
A quel tempo stavo per conseguire la laurea in Economia e politica all’Università di Bristol e stavo facendo domanda per un lavoro in Inghilterra; mi stavo impegnando giorno e notte. Stavo dedicando tutte le mie energie per ottenere un lavoro. Tuttavia ricevevo un rifiuto dietro l’altro, cosa che mi feriva profondamente. Ho iniziato a praticare e dopo tre settimane mi è arrivata un’offerta da una delle più grandi aziende finanziarie e la mia felicità era incommensurabile.
Ho iniziato a impacchettare tutte le mie cose poiché il lavoro era in una nuova città, dove non conoscevo nessuno. Un giorno, mentre stavo finalmente salendo su un bus con 5 valigie per cercare di trasferire tutta la mia vita in una nuova città, ho ricevuto la chiamata dalla compagnia e mi diceva che, poiché i miei voti in una materia non erano molto alti, avevano riconsiderato la mia domanda di lavoro, e la stavano rifiutando.
Subito dopo la chiamata, ho avuto il mio primo attacco di panico: quella sensazione nel mio stomaco, una sensazione quando hai voglia di rimettere, ma fisicamente non riesce a farlo. Le tue mani iniziano a sudare, il tuo cuore batte più forte e la tua testa non riesce più a elaborare le informazioni. La cosa per cui avevo lavorato giorno e notte mi era stata data e subito dopo poco tolta. Mi hanno chiesto di scrivere un piano economico in cui spiegavo le mie condizioni e in cui fornivo delle prove ulteriori del motivo per cui i miei voti fossero così bassi.
Ho raggiunto la mia nuova città e la prima cosa che ho fatto è stata quella di aprire il Gohonzon e riporlo nel butsudan, insieme con un paio di amici. Abbiamo praticato per ore e determinato con tutto il mio cuore che avrei lavorato in quella compagnia a partire da quella data. In tre giorni, sono stata accettata. Questa fu senza alcun dubbio una vittoria, una vittoria che mi ha richiesto di trasformare l’ansia in convinzione. Mi ha richiesto di mettere alla prova questa pratica, di sfidare la mia fede, ed è quello che ho fatto. Ho sfidato il Gohonzon, avevo bisogno di una prova concreta del fatto che la mia pratica funzionasse davvero.
Ho iniziato il mio nuovo lavoro il 15 settembre del 2017, felice, eccitata e molto appassionata come sempre. Come parte del mio lavoro, ci era richiesto di avere la qualifica di iscrizione all’albo, una prova che comprendeva 15 esami e 50 ore di lavoro a settimana. Tre esami avrei dovuto darli nelle prime tre settimane di lavoro. Questo rendeva tutto estremamente difficile: un nuovo lavoro, delle nuove materie, una nuova città, e le difficoltà della mia vita che si andavano ad intensificare.
Riuscire a organizzarmi fra i tre esami e un lavoro a tempo pieno diventò fonte di grande stress che sfociò in un problema di salute. Sono riuscita a passare due esami ma non ne ho superato uno. Ed eccomi di nuovo di fronte a lui: un fallimento. Dopo aver studiato giorno e notte, incrementando di 10 volte il mio impegno, praticando, facendo tutto quello che avrei dovuto fare, avevo fallito. Non ero mai stata bocciata a un esame in tutta la mia vita, nemmeno uno, e questo fallimento rappresentava per me un enorme passo indietro. La peggiore telefonata della mia vita è stata quella quando ho dovuto chiamare mia madre, e dirle “ sono stata bocciata a un esame mamma”. E lei mi ha detto una cosa davvero incredibile, ovvero “ le persone che sono destinate a fare grandi cose, sono quelle che affrontano le difficoltà più estreme”. Due settimane dopo ho avuto un’altra possibilità di superare l’esame. Le condizioni erano che, se fossi stata bocciata di nuovo, avrei perso il mio lavoro. Il mio contratto sarebbe terminato se avessi fallito ancora.
Alcune settimane dopo, ho sostenuto nuovamente l’esame a cui ero stata bocciata e indovinate un pò? Sono stata bocciata di nuovo. In quel momento ho avuto il mio secondo attacco di panico, il peggiore. Non potevo respirare, pensare, capire cosa stava accadendo intorno a me e la cosa peggiore era che mi trovavo da sola nella mia stanza. La sola cosa che riuscivo a pensare era di riprendermi indietro la mia vita. Mettere fine a questo ciclo di dolore. Ero così stanca a quel punto, il mio corpo e la mia mente erano esausti a furia di tentare di tenere testa a questo combattimento. Ho camminato fino a un ponte con l’intenzione di buttarmi di sotto ma non ce l’ho fatta. Il pensiero di mia madre mi ha trattenuto dal fare un errore davvero stupido. Lessi una frase del Presidente Ikeda in cui diceva che solo perché sperimentiamo della sofferenza in passato non vuol dire che dovrà essere per sempre così. Affermava che noi non ci spostiamo da uno stato di sofferenza a uno di non sofferenza ma andiamo verso uno stato di assoluta realizzazione. Proprio per questo gli autori delle nostre vite siamo noi quindi dobbiamo andare avanti, sempre. Il fallimento mi ha tormentato, mi ha fatto perdere il sonno, mi ha fatto perdere il mio appetito, il mio interesse praticamente in tutto. La mia lettera di licenziamento è arrivata dopo una settimana e in essa era scritto che a causa del fallimento del mio esame, non potevo più lavorare lì e che avevo 30 giorni per lasciare il lavoro. Stavo vivendo in Inghilterra grazie a un visto lavorativo, e il mio soggiorno in Inghilterra dipendeva unicamente dal mio lavoro. Avevo diritto a fare richiesta di appello, solo uno su tanti riesce a vedere accettato il proprio appello e conoscendo la mia storia priva di fortuna, sapevo che questo non sarebbe accaduto per me. Con il cuore esitante ma speranzoso, ho fatto richiesta comunque la richiesta.
Ho iniziato la mia sessione di daimoku e a impegnarmi per kosen-rufu. Per una settimana ho praticato per tre o quattro ore al giorno e ho fatto diverse attività per kosen-rufu nella mia zona. Il sostegno che ho avuto dal mio capitolo, specialmente dal mio settore, è stato qualcosa che non avevo mai sentito prima. Sono stati accanto a me nel bene e nel male. Una giovane donna veniva a casa mia tutte le mattine alle 6:30 solo per praticare con me e poi andava a lavoro. I membri del mio settore hanno affrontato questa difficoltà come se fosse la loro. Ogni membro ha praticato per il miglior risultato nella mia vita, sostenendomi in diversi modi.
Un sabato mattina mi sono svegliata e ho sentito l’impulso di andare a Taplow Court, il centro culturale dell’Inghilterra, e così ho preso il primo treno e sono andata lì per praticare per 5 ore. Quel Daimoku ha riempito il mio corpo e la mia anima come mai aveva fatto prima d’ora. Ho praticato con questo pensiero, questa frase di Gosho nella mente: “Un codardo non potrà mai ottenere risposta a nessuna delle sue preghiere” (RSND, I, 889). La mia preghiera coraggiosa è stata: “Verrò assunta in Inghilterra senza nessun problema di visto prima del 31 dicembre 2017”. Una determinazione molto precisa.
Nonostante il mio obiettivo fosse molto chiaro, continuavo a combattere con un’ estrema ansia, piangendo ogni sera prima di andare a dormire e sentendomi bloccata in una condizione vitale di inferno. Quindi, per sostenere la mia condizione vitale, e rinnovare la mia convinzione ogni giorno, ho studiato gli scritti di Nichiren Daishonin e del Presidente Ikeda, che mi hanno incoraggiato profondamente. Fra le parole che lessi mi colpì veramente un incoraggiamento che diceva che quando pensiamo di stare attraversando l’inferno dobbiamo continuare ad andare avanti. Stavo per partire per partecipare al matrimonio dei miei cugini in India e provavo vergogna per il fatto di dover affrontare mia mamma e dirle della lettera di licenziamento. Ma quando gliene ho parlato lei ha detto che credeva ancora nella mia passione. Sono tornata in Inghilterra senza sapere se avevo ancora al lavoro o no ma ho mantenuto incredibilmente forte la mia fede. Volevo vincere questa battaglia. Ogni nervo del mio corpo era determinato a vincere e a ottenere una assoluta felicità.
Quando sono tornata a casa, ho realizzato due cose: innanzitutto, che il lavoro per cui mi stavo disperando non era il lavoro dei miei sogni. In secondo luogo, in realtà in quel momento ero in pace, e anche se il risultato alla fine fosse stato negativo, sentivo questo potere dentro di me che mi diceva che ero destinata a qualcosa di molto più grande di questo e che dovevo continuare a combattere. A quel punto, la mia felicità non dipendeva dal fatto di avere o meno il lavoro ma dalla mia forza interiore!
In un paio di giorni ho ricevuto una chiamata dalla mia azienda che mi diceva che il mio appello era stato accettato! Mia madre era seduta accanto a me e ha iniziato a piangere! Quella era la prova della mia pratica e del mio valore. ho mandato un messaggio ai membri del mio settore e loro erano così pieni di gioia! Recentemente ho sostenuto di nuovo l’esame che avevo fallito e questa volta l’ho passato con lode! Ho sostenuto altri tre esami, superando anche quelli. Mi restano da fare ancora 9 esami. Il Corso Studenti a Francoforte a cui ho partecipato è dedicato a rafforzare la mia condizione vitale in modo da riuscire a superare questi esami. Sono arrivata a comprendere che la felicità richiede la lotta, cresce dai problemi. La gioia non non nasce semplicemente dalla terra come le margherite e gli arcobaleni.
Questa esperienza mi ha insegnato a considerare i problemi e le sfide come un’opportunità per sviluppare la mia forte fede. Se non fossi stata costretta a richiedere appello alla mia azienda per poter rimanere a lavorare con loro, non avrei potuto scoprire la forte condizione vitale che esiste da sempre dentro di me.
La mia prossima sfida è di portare avanti lo stesso sogno del Presidente Ikeda e raggiungere risultati oltre ogni limite della mente.
Grazie, grazie davvero per avermi dato questa opportunità!

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