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COME IL RUGGITO DEL LEONE

Francesco, Palermo

Il mio incontro col buddismo è avvenuto più di tre anni fa. Sprofondato nell’abisso non sapevo come rialzare la testa. Era il giorno del mio compleanno, ero a casa solo e disperato dopo aver interrotto una relazione lunga più di sei anni, aver subito il furto dell’auto e aver ricevuto notizia di un peggioramento dei marcatori tumorali e lo spauracchio della chemioterapia alle porte (solo un anno prima avevo subìto un intervento per estrarre un tumore).

Ma proprio quel giorno una mia amica, a cui avevo confessato la mia profonda sofferenza, dopo avermi fatto gli auguri di compleanno, mi invitò a partecipare ad una riunione buddista. Accettai l’invito di buon grado pensando “tanto ho già raggiunto il fondo, cosa può esserci di peggio?”. Alessandra mi fece il regalo di compleanno più bello: con quel primo zadankai di settembre 2014 iniziò la mia rinascita. Rimasi subito frastornato da quello strano suono, quel Nam-myoho-renge-kyo che veniva ripetuto continuamente e, una volta tornato a casa, mi sentii per la prima volta sereno e, soprattutto, felice. Da lì a poco ritrovai fiducia e gioia di vivere e, grazie a tanti compagni di fede sinceri, iniziai ad approfondire la mia fede nel Buddismo di Nichiren Daishonin. Ma le difficoltà non erano finite, anzi, avevo di fronte a me un grande ostacolo: la malattia fisica, quel tumore che a volte sembrava solo un ricordo passato, a volte sembrava voler tornare ad affliggermi; un ostacolo che si frapponeva fra me e l’obbiettivo di completare in tempi brevi i miei studi in Scienze dell’Amministrazione. Così incominciai a praticare recitando Nam-myoho-renge-kyo ed approfondendo lo studio dei Gosho, gli scritti di Nichiren Daishonin. Insieme al Daimoku avevo un forte desiderio di approfondire la pratica attraverso la conoscenza dei principi fondanti del Buddismo e della vita. A fine dicembre ci fu la svolta: gli esami del sangue andavano peggiorando ed io, dopo un momento di smarrimento e paura, decisi, di comune accordo col mio oncologo, che era giunto il momento di prendere il toro per le corna ed iniziare la chemioterapia senza timori. Così a inizio gennaio 2015, con uno stato vitale elevato e circondato dall’amore di parenti, amici e compagni della Soka Gakkai, iniziai a Cefalù, il mio lungo e tortuoso cammino: chemioterapia dalle 9 del mattino alle 6 del pomeriggio dal lunedì al venerdì e poi a casa, stremato ma davanti al Pc, pronto a scrivere la tesi di laurea. Sembrava tutto così difficile ma ero troppo vicino al traguardo per arrendermi. Come scrive Nichiren “Il viaggio da Kamakura a Kyoto dura dodici giorni: se viaggi per undici giorni e ti fermi quando ne manca uno solo, come puoi ammirare la luna sopra la capitale?” (RSND, 911, I), In quel momento l’ambiente rispondeva meravigliosamente alle mie richieste di aiuto, visto che, da un lato, a Cefalù vivevo a casa di zii, cosa che mi evitava di fare il pendolare da Palermo, e dall’altro, in ospedale, avevo trovato delle infermiere professionali e gentili che rendevano meno pesante la terapia. Nelle settimane di pausa tra un ciclo e l’altro riuscii anche a sostenere i miei ultimi due esami universitari in Diritto dell’Unione Europea e Lingua Giapponese ma soprattutto, prima del rush finale di chemio, il 15 febbraio 2015 ricevetti il Gohonzon. Riuscire a riceverlo in quella settimana fu ancora più bello perché è potuto essere presente anche Mario, un compagno di fede che mi aveva sostenuto tantissimo e che la settimana successiva si sarebbe trasferito nelle Canarie. Finita la terapia e la tesi, un mese dopo, precisamente il 16 marzo, mi sono laureato col massimo dei voti insieme ad amici e parenti che hanno condiviso con me questa doppia vittoria. Nel frattempo, il mio desiderio di tornare in Giappone si stava concretizzando. Avevo vinto una borsa di studio che nell’ottobre dello stesso anno mi avrebbe permesso di studiare sei mesi nella terra dei miei maestri ma la vita riesce a sorprenderti sempre di più e, ad appena un mese dalla mia laurea, un’altra opportunità inaspettata: mi venne proposto un periodo di stage in amministrazione al Teatro Massimo, periodo “riempitivo” tra laurea e progetto di ricerca giapponese. Anche qui, un beneficio della pratica al di là di ogni aspettativa, fu l’incontro con un collega che mi formò sia professionalmente che umanamente in quella che è stata la mia prima vera esperienza lavorativa legata ai miei studi. Dopo qualche settimana, un altro enorme beneficio: iniziai a frequentare una collega di Scienze Politiche che conoscevo da qualche anno ma che solo in quel momento iniziai a vedere in un’ottica completamente diversa. In breve tempo strinsi con lei una relazione d’amore bellissima che mi fece crescere e reso (spero!) un uomo migliore. Dopo pochi mesi un altro colpo di scena: mi proposero di continuare il mio percorso lavorativo al Teatro Massimo. Un po’ a malincuore, ma deciso, rinunciai allo studio all’estero per intraprendere questa carriera lavorativa. Nel Gosho La difficoltà nel mantenere la fede Nichiren scrive: «Accettare è facile, continuare è difficile. Ma la Buddità si trova nel mantenere la fede». (RSND, 417, I) Quando un po’ tutto sembra andare bene la natura umana ci può portare ad abbassare la guardia. Così nella primavera dello scorso 2017 iniziai ad allentare con la pratica buddista, non frequentando le riunioni di discussioni e rimandando fino a dimenticare la decisione di iniziare il training Sokahan, cioè l’attività di protezione per i vari meeting dei compagni di fede. Anche nella mia vita quotidiana incontrai delle difficoltà: da un lato la fine della mia relazione, dall’altro problemi a lavoro. Ero talmente preso da tutto che, assurdo a dirsi, avevo anche dimenticato di effettuare la TAC di controllo! Ma stavolta la tristezza e la depressione non mi hanno fermato. Come dice ancora Nichiren nel Gosho Felicità in questo mondo: «Quando c’è da soffrire, soffri; quando c’è da gioire, gioisci. Considera allo stesso modo sofferenza e gioia, e continua a recitare Nam myoho renge kyo. Come potrebbe non essere questa la gioia senza limiti della Legge?» (RSND, 607, I). Queste due esperienze, sentimentale e lavorativa, sono state due occasioni fondamentali per comprendere i miei errori e determinare che tipo di relazione sentimentale voglio realizzare e che tipo di valore desidero creare nel posto di lavoro. Così ho ripreso con le attività diventando Sokahan a tutti gli effetti, cercando di essere attivo nella preparazione agli zadankai del mio splendido gruppo Girasole e sostenendo le persone a me più care, facendo conoscere loro il Buddismo di Nichiren Daishonin. Oggi, dopo tre anni sono qui, nella mia città, circondato da amici e compagni sinceri, a lavorare in uno dei luoghi più affascinanti d’Italia, con le prospettive di una carriera che fino a prima di conoscere la pratica sembravano impossibili: perché sì, questa pratica, questo Buddismo, ci permette davvero di rendere possibile l’impossibile. E la malattia? A fine autunno, con qualche mese di ritardo ho finalmente effettuato la TAC e tutti gli esami di controllo. Durante la visita medica il mio oncologo mi ha assicurato che tutto procede per il meglio e che, essendo fuori pericolo, posso fare i controlli con cadenze temporali più lunghe, ma senza dimenticare più gli appuntamenti. Per chiudere condivido con voi una frase del maestro Ikeda e che ho voluto mettere in pratica: “Chiunque prima o poi soffre per una malattia, in una forma o nell’altra. Il potere della Legge mistica, unito al coraggio e alla determinazione, ci rende capaci di far emergere la forza per sconfiggere il dolore e la sofferenza. Il Daishonin scrisse: Nam myoho renge kyo è come il ruggito del leone. Quale malattia può quindi essere un ostacolo?” (14 gennaio, Giorno per giorno, Daisaku Ikeda, Esperia)

 

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