Scarica qui il pdf del Numero #10 / 2018

LEZIONI SUL GOSHO
IL CONSEGUIMENTO BUDDITÀ IN QUESTA ESISTENZA

«Non pensare mai che qualcuno degli ottantamila sacri insegnamenti di Shakyamuni o qualcuno dei Budda e bodhisattva delle tre esistenze e delle dieci direzioni sia al di fuori di te. La pratica degli insegnamenti buddisti non ti solleverà affatto dalle sofferenze di nascita e morte a meno che tu non percepisca la vera natura della tua vita. Se cerchi l’Illuminazione al di fuori di te, anche eseguire diecimila pratiche e diecimila buone azioni sarà inutile, come se un povero stesse giorno e notte a contare le ricchezze del suo vicino, senza guadagnare nemmeno mezzo centesimo» (RSND, 1, 3).

Nichiren afferma qui che il Buddismo nella sua interezza, inclusi tutti i Budda e i bodhisattva, è compreso nel nostro ichinen. Perché è così? Il Daishonin risponde a questa domanda in un altro Gosho: «Da quest’unico elemento della mente scaturiscono tutte le varie terre e condizioni ambientali. I sacri insegnamenti della vita del Budda sono dedicati a spiegare questo principio e sono chiamati il deposito degli ottantaquattromila insegnamenti. Tutti questi insegnamenti sono contenuti nella singola entità dell’individuo. Per cui il deposito degli ottantaquattromila insegnamenti rappresenta il diario, giorno per giorno, della nostra esistenza stessa» (La dichiarazione unanime dei Budda delle tre esistenze sulla classificazione degli insegnamenti e su quali di questi devono essere abbandonati e quali devono essere adottati, WND, 2, 860). Il Buddismo ha rivelato e chiarito il potenziale infinito e la misticità della vita di una singola persona prendendo a esempio Shakyamuni. Perciò il regno di infinita grandezza, cioè il deposito degli ottantaquattromila insegnamenti, rivelato dal Buddismo equivale all’infinita grandezza della vita di ognuno di noi. Il presidente Ikeda nel giugno del 1991, durante un suo discorso in Germania fece riferimento al Gosho che stiamo studiando: «Molte religioni postulano l’esistenza di esseri meravigliosi e assoluti al di fuori della vita umana. Tali insegnamenti denigrano la dignità della vita umana, rendendola totalmente dipendente da questa autorità assoluta e asservendola a essa. Al contrario, il Buddismo di Nichiren Daishonin insegna che la nostra vita racchiude tutto l’universo, anche la Buddità. Il Daishonin ci assicura che la nostra pratica quotidiana basata sul Gohonzon ci rende capaci di sviluppare una immensa e brillante condizione vitale. Ciò che conta è la nostra vita: se perdiamo di vista questo punto fondamentale e dimentichiamo il supremo valore della nostra vita, condurremo un’esistenza debole e servile nella quale subordineremo noi stessi a qualcosa di esterno. Allora qualsiasi cosa faremo diverrà “un’infinita e dolorosa austerità”» (NR, 113, 13). All’epoca la Gakkai stava già lottando contro le pressioni esercitate dal clero verso i laici. Il discorso di Ikeda fu una vera e propria dichiarazione della grandiosità della vita umana, della sua massimapreziosità, e del fatto che nessun potere o autorità avrebbe potuto far vacillare tale sacralità.

«Per questo il commentario della scuola T’ien-t’ai afferma: “Se non si percepisce la natura della propria vita, non si possono sradicare le proprie gravi colpe”. Questo implica che finché non si percepisce la natura della propria vita, la pratica sarà un’infinita e dolorosa austerità. Perciò queste persone che studiano il Buddismo vengono tacciate di essere non buddiste. Come afferma Grande concentrazione e visione profonda: “Benché studino il Buddismo, le loro idee non sono diverse da quelle dei non buddisti”» (RSND, 1, 4).

Espressioni come “percepire la natura della propria vita”, se lette dal punto di vista della nostra pratica concreta significano “credere nel Gohonzon e recitare Nam-myoho-renge-kyo”. Senza fare di ciò la base, il fondamento, per quanto ci si impegni nella pratica e nelle azioni positive non si riusciranno a superare le sofferenze della vita e della morte: sarà come se un povero stesse giorno e notte a contare le ricchezze del suo vicino, e ciò è senza senso. Tutto questo può sembrare Buddismo, ma non lo è in alcun modo. Quale è la funzione del Gohonzon? Proviamo a spiegarla. Tutto è in continuo mutamento, l’universo stesso si trasforma continuamente. L’unica legge che riesce a “rappresentare” questo cambiamento è Nam-myoho-renge-kyo. Questa incessante trasformazione è stata fissata nell’arco di “un attimo” e nella forma di “una misura”: il Gohonzon. Pregando di fronte al Gohonzon ci colleghiamo a tale continuo cambiamento cosmico, la nostra vita entra in questo flusso e riusciamo a dirigere tutto verso il bene, la pace e la felicità. Ikeda, poco dopo la sua nomina a terzo presidente della Soka Gakkai, tenne una lezione sul Gosho Il conseguimento della Buddità in questa esistenza: «Quanto dovremmo essere grati del fatto che il Daishonin abbia voluto iscrivere il Gohonzon per l’umanità intera! Quanta gratitudine sgorga dalle nostre vite quando consideriamo quanto siamo fortunati ad aver incontrato il Gohonzon, a poter recitare Daimoku davanti a esso!» (Lezioni su “Il conseguimento della Buddità in questa esistenza”, aprile 1961).

«Sia che tu invochi il nome del Budda, che reciti il sutra o semplicemente offra fiori e incenso, tutte le tue azioni virtuose creeranno nella tua vita buone radici che produrranno benefici» (RSND, 1, 4).

Nichiren qui afferma che noi accumuliamo nelle nostre vite «buone radici che produrranno benefici» grazie alla recitazione di Daimoku e Gongyo, grazie alle offerte al Gohonzon e a tutte le azioni che compiamo nella vita. La cosa più importante è l’azione di dedicarsi a kosen-rufu colmi di sincera gratitudine per aver potuto abbracciare il Gohonzon. Quindi non si deve pregare unicamente per se stessi. Incommensurabili benefici si manifesteranno nelle nostre vite grazie a una fede pura, cioè rinnovata continuamente, che ci fa provare nel cuore questo sentimento: «Desidero pregare fino alla fine per il bene dei compagni di fede e per il bene di kosen-rufu», «Desidero affrontare tutte le fatiche legate alla realizzazione di kosen-rufu con gioia e coraggio». Da questo punto di vista l’elemento fondamentale per il conseguimento della Buddità in questa esistenza è l’azione. L’essenza del Buddismo del Daishonin si trova nell’agire per contribuire a kosen-rufu. Come affermava il maestro Toda, riuscire o meno a godere nell’infinito futuro di una grandiosa condizione vitale di assoluta felicità dipende dall’esistenza attuale. Per questa ragione dovremmo decidere: «Ora è il momento di lottare fino in fondo per kosen-rufu», «Voglio dimostrare ora la prova concreta della grandiosità della Legge mistica». Questa è esattamente la pratica che viene rivelata nel Gosho Il conseguimento della Buddità in questa esistenza. «Quali che siano gli ostacoli che incontriamo nel corso della pratica, non dovremmo mai arretrare di un solo passo, non dovremmo esserne spaventati o sorpresi. È importante nutrire una profonda fiducia nel fatto che il potere della Legge mistica può trionfare su tutto. Temere le sofferenze, lamentarsi o prendersela col proprio ambiente equivale a vivere credendo che la Legge sia al di fuori della nostra vita. Lo stesso è quando perdiamo fiducia nella capacità di risolvere la nostra situazione e ci rivolgiamo agli altri sperando che ci salvino, o quando attribuiamo loro la colpa dei nostri problemi, o quando cadiamo nella disperazione e nella rassegnazione. Quando i problemi ci affliggono, indipendentemente dalla loro gravità dovremmo vederli chiaramente per quello che sono, cioè ostacoli e funzioni demoniache, e combatterli senza retrocedere. Così vivono le persone che recitano Nam-myoho-renge-kyo e dedicano la vita alla Legge mistica. Il Daishonin dice: “I discepoli di Nichiren non possono realizzare niente se sono dei codardi” (RSND, 1, 427). In accordo con queste parole bandiamo qualunque viltà e facciamo del coraggio la nostra principale virtù. Chi ha una fede coraggiosa può aprire una breccia nelle nuvole nere della paura, dell’ignoranza e dell’illusione per permettere al sole di Myoho-renge-kyo di risplendere e al loto della Legge mistica di sbocciare nella propria vita» (D. Ikeda, Lezioni su “Il conseguimento della Buddità in questa esistenza”, Esperia, pp. 52-53). Lo scrittore russo Fedor Dostoevskij fa dire a un personaggio del romanzo I fratelli Karamazov: «Non c’è preoccupazione più assillante e più tormentosa per l’uomo, non appena rimanga libero, che quella di cercarsi al più presto qualcuno innanzi al quale genuflettersi» (Einaudi, Torino, 1981, p. 339). Lo psicologo Erich Fromm chiamò questo atteggiamento umano “fuga dalla libertà”, considerandolo il terreno fertile dal quale si è sviluppato il nazismo. Anche se si parla di “sacralità e indipendenza dell’essere umano”, se non si ha la forza di farsi carico della libertà sin dalla radice c’è il pericolo di venir sopraffatti facilmente dal potere e dall’autoritarismo. Ogni volta che leggiamo questo Gosho cerchiamo di comprendere sempre più profondamente che la grandiosità del Daimoku e la meravigliosità della nostra fede sono concentrate nella forza, nella vitalità e nella gioia di alzarsi da soli. Diventiamo astri luminosi di saggezza, coraggio e compassione, in modo da avvolgere di luce il luogo in cui siamo. Scrive il presidente Ikeda: «Noi della SGI viviamo in accordo con l’insegnamento del Daishonin. Noi viviamo fedeli alle nostre convinzioni. Non è necessario preoccuparci delle opinioni altrui, del fatto che gli altri non ci sostengono o non ci comprendono. Vi prego di vivere sinceri con voi stessi, poiché ne avete tutti i diritti, di basarvi su preghiere e azioni risolute e di rendere la vostra vita meravigliosa. Vi prego di diventare persone che riescono ad attivare con energia gli shoten zenjin, le forze protettrici dell’universo» (NR, 208, 10). Nichiren Daishonin ci ha insegnato la “fede di Nam-myoho-renge-kyo” che ci permette senza alcun dubbio di ottenere l’Illuminazione in questa esistenza. Se riusciremo a mantenere per tutta la vita questa fede allora potremo ritenerci autentici discepoli del Daishonin. Il presidente Ikeda, a proposito della fede da coltivare per tutta la vita, scrive ne La nuova rivoluzione umana: «La fede va portata avanti tutta la vita. Dobbiamo scalare ogni singola montagna del movimento di kosen-rufu con grande impegno e stringendo i denti, poiché dopo avere raggiunto una vetta ce ne attende una ancora più alta. Ma noi sappiamo che la strada per kosen-rufu consiste nel superarle una dopo l’altra ardendo di fede e che il traguardo sarà il conseguimento della Buddità in questa esistenza. Sicuramente ci saranno momenti in cui penseremo: “È dura”, “Devo sforzarmi davvero fino a questo punto?”. Però vi esorto a far emergere il coraggio e ad avanzare passo dopo passo con la ferma determinazione di trionfare sui vostri problemi personali e trasformare il vostro karma. Di fronte a ogni sfida bisogna dimostrare la prova concreta del beneficio. Se riusciremo a far ardere la fiamma della fede potremo sfidarci con un cuore forte, in allegria e con coraggio, davanti a qualsiasi strada scoscesa. Coloro che nel corso della vita riescono a mantenere sempre la fede possono essere considerati persone che hanno assaporato la quintessenza della fede e della pratica buddista» (La nuova rivoluzione umana, vol. 26, cap. 4, puntata 35, Seikyo Shimbun del 14 giugno 2013]

 

Gli ineguagliabili tesori che brillano in noi
Corso europeo di studio 2013 Buddismo e Società n. 161

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