Una nuova serie di incoraggiamenti del presidente della SGI Daisaku Ikeda rivolti ai membri della Divisione scuole medie e scuole superiori.

Mosca, capitale della Russia

Dalla Collina dei passeri, sopra il campus dell’Università di Stato di Mosca, si gode una visione panoramica mozzafiato dell’immensa città, la capitale della Russia. In Guerra e pace, il capolavoro del famoso autore russo Lev Tolstoj (1828-1910), è contenuta una descrizione di Mosca vista proprio da questo punto privilegiato: «Tutto brilla nell’aria pura e rarefatta fino a ferire gli occhi, quando il petto si rinfranca e si espande aspirando il profumo dell’aria».1Lev N. Tolstoj, Guerra e pace (Milano: Garzanti, 1992), p.1310 vol.2 Come afferma Tolstoj, l’autunno è la stagione in cui il nostro petto “si rinfranca e si espande” respirando a pieni polmoni “il profumo dell’aria”. Spero che questo autunno rappresenti per tutti voi l’occasione per svilupparvi con cuore e mente aperti. Ho tanti amici meravigliosi che sono cresciuti a Mosca. Uno di loro è stato il cosmonauta russo Aleksandr Serebrov (1944-2013). Da bambino era fragile e debole di salute e si dedicava allo sport per rafforzarsi dal punto di vista sia fisico che mentale. Studiò duramente e partecipò a molte gare internazionali di matematica e fisica. Serebrov riteneva che le qualità di una persona sono come creta, e che lo sforzo sia la chiave per plasmare gradualmente e sviluppare quelle qualità.2Tradotto dal giapponese. Alexandre Serebrov e Daisaku Ikeda, Uchu to Chikyu to Ningen (The Cosmos, Earth and Humanity), (Tokyo: Ushio Shuppansha, 2004), p.82. Spero che questo autunno sia per voi un periodo di impegno e realizzazione, un tempo in cui sfidarvi al massimo nelle vostre rispettive battaglie dedicandovi al vostro sviluppo personale.

***

Ho visitato Mosca per la prima volta quarant’anni fa, nel settembre del 1974, quando la Russia era ancora l’Unione Sovietica. Dopo la Seconda guerra mondiale, il mondo era diviso tra i paesi del blocco occidentale, guidato dagli Stati Uniti e caratterizzato un sistema economico capitalista, e i paesi del blocco orientale, guidato dall’Unione Sovietica con un’economia socialista o comunista. Queste due parti erano fortemente contrapposte, e questa conflittualità è passata alla storia con il nome di Guerra fredda. Un altro termine in uso a quei tempi era Cortina di ferro, a simboleggiare la barriera tra i due blocchi. Per il Giappone, che era membro del blocco occidentale, l’Unione Sovietica rappresentava un nemico. Non arrivavano informazione precise riguardo all’Unione Sovietica e la maggior parte dei giapponesi la consideravano un posto spaventoso, disumano. Ero consapevole di quanto tutto ciò fosse negativo per entrambi i paesi. In realtà, “spaventosa” non era tanto l’Unione Sovietica, quanto l’ignoranza del popolo giapponese. Per questo decisi di visitare il paese, di conoscerne gli abitanti e guardare con i miei occhi, per condividere con gli altri ciò che avevo visto. Prima della mia partenza per l’Unione Sovietica, la gente mi criticò chiedendosi come mai il leader di un’organizzazione buddista visitasse un paese che rifiutava e persino bandiva la religione. A quel tempo c’era una grande tensione anche tra l’Unione Sovietica e la Cina e molti non capivano perché, dopo aver visitato la Cina, mi recassi ora anche in Unione Sovietica. Ma io non mi lasciai intimidire e replicai senza esitare: «Ci vado perché là ci sono degli esseri umani». Mi recavo in Russia per incontrare i miei compagni, altri esseri umani che desideravano la pace. Durante la prima visita incontrai una coppia di sposini novelli e anche più tardi, sulla Collina dei passeri, notai altre coppie e appresi che in Russia è consuetudine che, dopo la cerimonia, gli sposini visitino vari luoghi famosi di interesse storico-artistico. I membri dell’Università di Stato di Mosca che mi accompagnavano, vedendo la coppia intonarono: «Gorko! Gorko! Gorko!». È tradizione russa infatti intonare gorko, che vuol dire “amaro”, al primo brindisi nuziale della coppia, che deve quindi baciarsi per addolcire il brindisi. Commossi e divertiti da questa tradizione, io e mia moglie ci unimmo agli applausi. Più di ogni cosa tenevo a riportare ai giapponesi questi momenti di grande calore e umanità. L’umanità che ci accomuna è la base di tutto. La pace, la cultura e l’educazione appartengono alla gente. Desidero che voi, miei giovani successori, portiate avanti il testimone dell’umanesimo. Questo è il mio più grande desiderio.

***

La Russia è il paese più grande al mondo e attraversa il continente eurasiatico. È quarantacinque volte più grande del Giappone e ricopre circa un ottavo della terra del nostro pianeta. Lì sono nate opere di interesse artistico e culturale divenute tesori dell’intera umanità. Durante il diciannovesimo secolo, in particolare, vissero molti grandi compositori e scrittori, come Tchaikovskij, Puskin, Tolstoj e Dostoevskij. Fin da giovane ho amato le opere di questi grandi artisti. Mi hanno sempre emozionato e commosso i valori espressi nei capolavori dell’arte e della letteratura russa, quali l’infinito amore per la gente e la fiducia nel loro popolo, la celebrazione della vita e una profonda spiritualità. Ho visitato questa terra sei volte. In molte occasioni ho percepito la natura calda, accogliente e paziente del popolo russo, che è stato nutrito da questa terra che tutto abbraccia. Il ventesimo secolo è stato un’epoca turbolenta per la Russia. Il suo popolo ha sperimentato la Rivoluzione sovietica, due guerre mondiali e anche le epurazioni della dittatura sovietica durante la quale vennero uccisi tanti oppositori al regime. Ciononostante i russi non persero la speranza nel domani e continuarono ad avanzare con fermezza. Quando Tolstoj aveva circa la vostra età, scrisse nel suo diario: «Pazienza e impegno, sono certo che realizzerò tutto ciò che desidero».3Lev Tolstoj, The Diaries of Leo Tolstoy: Youth, translated by C.J.Hogarth and A.Sirnis (London: J.M.Dent and Sons, Lid., 1917), p.80. Non c’è allenamento migliore della pazienza. La perseveranza è la chiave della vittoria. Per quanto difficile possa essere una situazione, proprio come l’inverno si trasforma sempre in primavera, così quella difficoltà non durerà per sempre. Consapevoli di questo, non dovete lasciarvi sconfiggere. Chi continua a lottare alla fine sarà un vincitore. Nichiren Daishonin scrive: «il Budda è chiamato “Colui che sa sopportare”» (I quattro debiti di gratitudine, RSND, 1, 36). Voi siete i leader del futuro che apriranno la strada a quel mondo più umanistico che tutti i giovani desiderano. Poiché voi, miei cari amici della Divisione futuro, avete una missione incredibilmente preziosa, è normale che incontriate molte difficoltà e sofferenze. Per questo desidero che teniate a mente l’importanza della pazienza e della sopportazione. Quaranta anni fa non c’era nemmeno un membro della SGI in Russia. Oggi a Mosca e in altre città stanno emergendo gioiosi Bodhisattva della Terra che offrono il loro prezioso contributo alla società. Ogni anno l’Università di Stato di Mosca e l’Università Soka in Giappone promuovono vari scambi culturali tra i loro studenti.

***

Io e mia moglie siamo stati amici intimi di Natalia Sats (1903-93), fondatrice e direttrice del primo Teatro dell’opera dei bambini che esista al mondo. Al nostro primo incontro, nel maggio del 1981, al Teatro musicale dei bambini di Mosca (l’odierno Teatro musicale Natalia Sats), non lontano dalla Collina dei passeri, ci salutò con un sorriso. Era capace di esprimere con il corpo l’intensità delle sue emozioni e aveva la spontaneità di uno spirito veramente libero. Al centro tra me e mia moglie, ci prese le mani e ci guidò a visitare quel bellissimo teatro, presentandoci ai suoi giovani studenti di cui andava fiera. Natalia Sats perse il padre quando aveva nove anni. Più tardi, suo marito subì le epurazioni della dittatura e lei fu costretta a trascorrere cinque anni in carcere in quanto “moglie di un nemico del popolo”. Quell’esperienza fece diventare i suoi bei capelli castani di colpo tutti grigi. La madre, che era il suo più grande sostegno spirituale, morì per le ferite riportate in un raid aereo, non prima di aver messo al sicuro il costume di scena della figlia portandolo dal luogo del bombardamento alla casa di un’amica. Quando Natalia Sats uscì di prigione, visitò la casa dell’amica dove la madre era morta. Passò la notte sdraiata sul divano dove la madre aveva esalato l’ultimo respiro ed ebbe un sogno in cui la madre le diceva, chiamandola con il suo soprannome: «Canta, Natascia, qualsiasi cosa accada, continua a cantare. La vita è fatta per gioire».4Tradotto dal giapponese. Natalia Sats, Watashi ga Mitsuketa Aoi Tori—Nataliya Saatsu Jiden (My Bluebird of Happiness— The Autobiography of Natalia Sats), (Tokyo: Ushio Shuppansha, 1990), p.213. Natalia Sats riuscì a vincere la disperazione. Senza farsi sconfiggere dalle peggiori avversità e dalle ripetute tragedie, continuò ad avanzare. Dedicò la sua vita a produrre rappresentazioni teatrali per i bambini. Diceva: «Niente è mai stato facile per me. Ho sempre affrontato le sfide, e mi diverto a superarle».

***

Natalia Sats aveva un piccolo trucco per aiutarsi a superare le difficoltà. Ogni volta che si sentiva profondamente triste e senza speranza, immaginava un’altra versione di se stessa, sul palcoscenico. Quindi, come fosse la regista della propria vita, strizzava l’occhio a se stessa dicendo: «Ti trovi proprio in un bel pasticcio. Va bene, Natascia, sono ansiosa di vedere come ne uscirai!».5Ibid., p.226 La vita e la giovinezza sono come un dramma teatrale. Ci sono eventi lieti o del tutto inattesi. Ci sono momenti di grandi lotte, emozionanti capovolgimenti e periodi di sollievo e tranquillità. È questa varietà che rende il tutto interessante. I momenti difficili e dolorosi sono l’opportunità per mettere in scena un’avvincente performance sul palco vittorioso della vostra giovinezza, con la determinazione che “tutto comincia da ora”, e che è giunto il momento della sfida. Lodando gli sforzi coraggiosi dei suoi discepoli che non si lasciavano sconfiggere dalle avversità, il Daishonin affermò: «Potrà mai esserci una storia meravigliosa come la vostra?» (Lettera ai fratelli, RSND, 1, 444). Gli sforzi di voi giovani che abbracciate il supremo insegnamento della Legge mistica sono spettacoli che ispireranno le persone di tutto il mondo a esclamare: «Guardate come hanno vissuto le loro esistenze, senza mai essere sconfitti!».6Ibid.

***

Il 27 luglio 1990 ho incontrato per la prima volta il presidente sovietico Michail Gorbaciov, che ha giocato un ruolo cruciale nel porre fine alla Guerra fredda. All’epoca avevo molti dubbi sul fatto che il leader sovietico potesse venire in Giappone. La prima cosa che dissi durante il nostro incontro a Mosca, al Cremlino, fu: «Sono venuto a dialogare con lei. Facciamo scintille e parliamo di tutto in maniera onesta e aperta, per il bene dell’umanità e per il bene dei rapporti tra Giappone e Unione Sovietica!». Il presidente Gorbaciov sorrise e durante la nostra vivace conversazione espresse la speranza di visitare il Giappone l’anno seguente, nel periodo della fioritura dei ciliegi. La sua dichiarazione divenne una notizia da prima pagina e fece il giro del mondo. Nell’aprile del 1991, come aveva promesso, venne in Giappone, il primo capo sovietico a farlo, segnando il fiorire di una storica primavera di amicizia tra i due paesi. Ho un bellissimo ricordo di un altro incontro col presidente Gorbaciov e sua moglie Raisa, nel novembre del 1997, alle scuole medie e superiori Soka del Kansai. Gli studenti del Kansai fecero tesoro delle parole della signora Gorbaciov che aveva combattuto a fianco del marito su un sentiero pieno di sfide: «Nella vita sperimentiamo ferite di ogni genere e alcune non guariscono. Forse non riusciremo a realizzare tutti i nostri sogni. Ma c’è sempre qualcosa che possiamo portare a termine. C’è sempre un sogno che possiamo realizzare. Coloro che riescono ad alzarsi e continuano ad avanzare ogni volta che inciampano, alla fine vinceranno».7Tradotto dal giapponese. Articolo nel Seikyo Shimbun, 7 Aprile 2002. Se riuscirete a lasciare qualcosa di cui essere orgogliosi, qualsiasi cosa accada sarete dei vincitori nello spettacolo della vostra vita. I veri vincitori sono coloro che non si arrendono mai, che rimangono ottimisti e allegri, che credono sinceramente nella propria missione e combattono fino alla fine. Il magnifico spettacolo della vostra esistenza, miei giovani amici, ispirerà e incoraggerà infinite persone in tutto il mondo. Ora si sta alzando il sipario sul palcoscenico delle vostre storie uniche. I vostri genitori e la vostra famiglia, io stesso e i membri della famiglia Soka insieme a tutti i giovani del futuro di tutto il mondo, stiamo osservando e applaudendo le vostre invincibili performance, amici miei, brillanti attori sul palcoscenico della vita!

 

Daisaku Ikeda, 1 settembre 2014

Note[+]