Una nuova serie di incoraggiamenti del presidente della SGI Daisaku Ikeda rivolti ai membri della Divisione scuole medie e scuole superiori.

L’Avana, capitale del sole

I sogni sono semi che producono fiori di speranza. Sono il motore del progresso, gli arcobaleni che uniscono i cuori.
Durante una bella discussione in Giappone, nella regione del Kansai, una giovane donna della divisione futuro mi chiese qual era il mio sogno.
Risposi che era far sì che il sogno del mio maestro, il secondo presidente della Soka Gakkai Josei Toda, diventasse realtà. Come suo discepolo ho fatto mio il suo sogno, che era di liberare il mondo dalla disperazione e dalla sofferenza, e ho cercato di realizzarlo.
Insieme a molti dei vostri nonni, genitori e a tutti i nostri nobili membri mi sono impegnato, mirando a questo sogno, a diffondere il Buddismo del sole del Daishonin in 192 paesi e territori.
Spero che anche voi, miei giovani amici, ereditiate questo sogno della SGI e lo portiate avanti fino all’eterno futuro, facendolo avverare. Era proprio questo il desiderio che mi animava quando fondai la Divisione futuro dopo essere diventato il terzo presidente della Soka Gakkai (nel 1960).
Quest’anno (2015) cadrà il cinquantunesimo anniversario della fondazione della Divisione scuole superiori, nel giugno del 1964. Congratulazioni a tutti i nostri membri di questa Divisione scuole! La vostra crescita è la gioia più grande per tutti i compagni di fede nel mondo che stanno affettuosamente vegliando su di voi.

Nell’ultima preghiera silenziosa di Gongyo, pregate sinceramente per “la pace in tutto il mondo e la felicità di tutti gli esseri viventi”. Quant’è meraviglioso che sin da giovani continuiate ad offrire, mattina e sera, questa, che per un essere umano è la preghiera più importante, che comprende tutto.
All’inizio di quest’anno (2015) siamo venuti a sapere che sono iniziati i negoziati fra gli Stati Uniti e Cuba per la normalizzazione delle relazioni fra i due paesi.
Chi avrebbe immaginato che queste due nazioni, che avevano intrattenuto relazioni ostili per più di mezzo secolo, si sarebbero riavvicinate?
La bella isola di Cuba, soprannominata la “perla dei Caraibi” si trova a soli 145 chilometri a sud della penisola statunitense della Florida. È un’isola stretta, lunga 125 chilometri da est ad ovest, e che copre una superficie di circa 110.000 chilometri quadrati. Fu una delle isole che Cristoforo Colombo visitò nel suo viaggio nelle Americhe nel 1492, dopo di che diventò una colonia spagnola. Il popolo cubano combatté due grandi guerre d’indipendenza nell’ultima metà del 19° secolo per ottenere al libertà dalla Spagna, ma poi di fatto finì sotto il controllo degli Stati Uniti.
Dopo l’indipendenza Cuba ebbe un certo sviluppo economico, ma iniziò anche a subire la corruzione politica e la dittatura. Nel periodo dal 1953 al 1959 Fidel Castro e altri leader della Rivoluzione cubana alla fine riuscirono a spodestare la dittatura. Ma gli Stati Uniti si opposero al nuovo governo rivoluzionario e nel 1961 troncarono ogni legame diplomatico con Cuba, che a quel punto cercò l’alleanza dell’Unione Sovietica.
Nell’anno seguente, il 1962, l’Unione Sovietica minacciò di dislocare testate nucleari a Cuba, proprio nel “cortile dietro casa” degli Stati Uniti. Ciò condusse a quella che è nota come la Crisi missilistica cubana, che portò gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica sull’orlo di una guerra nucleare.
Fortunatamente la crisi si risolse, ma per più di mezzo secolo gli Stati Uniti rimasero ostili a Cuba e adottarono un embargo commerciale contro di essa.
Pochi mesi prima della mia visita a Cuba nel 1996, le relazioni fra i due paesi erano diventate molto tese.
Molte persone, sia in Giappone, sia all’estero, erano preoccupate del mio progetto di visitare Cuba e ci fu anche chi si oppose, ma io ero deciso ad andare. Alcuni responsabili americani mi esortarono a fare ciò che potevo per migliorare le relazioni tra i due paesi.
Come buddista che ricerca la pace, il mio scopo è sempre costruire ponti di amicizia. Credo che la comprensione reciproca si possa realizzare attraverso un dialogo aperto e franco. Quindi sono pronto ad andare ovunque ci siano persone. E con questo atteggiamento ho viaggiato in tutto il mondo.
Quando incontrai l’ambasciatore cubano in Giappone Eduardo Delgado Bermúdez, a Tokyo [nel novembre 1995, poco prima della partenza per Cuba], gli mostrai una fotografia di una donna con i suoi figli che avevo incontrato in un villaggio rurale in Nepal e gli dissi: «[Gli scambi internazionali non implicano] semplici scambi di merci, ma il conoscere il modo in cui veramente vivono le persone degli altri paesi. Questo è il mio approccio di base nel promuovere gli scambi internazionali. E ne vado fiero».
L’ambasciatore annuì più volte con forza.

Il 24 giugno 1996, volai da Miami alle Bahamas e da lì a L’Avana,. la capitale di Cuba.
L’allora presidente cubano Fidel Castro mi incontrò presso il Palazzo della rivoluzione (il 25 giugno). Aveva una figura imponente, era alto un metro e novanta, e indossava un vestito in stile occidentale invece della sua solita uniforme militare.
Commentai che gli abiti civili gli donavano.
Il presidente Castro mi spiegò con un sorriso che aveva indossato quel vestito espressamente per dare il benvenuto a un difensore della pace. La nostra riunione ebbe luogo la sera del secondo giorno della mia visita.
Diedi un colpetto alla sua cravatta e dissi scherzando che il Ministro della Cultura vicino a lui forse aveva migliori gusti in fatto di cravatte, provocando fragorose risate fra i presenti.
«Sì − disse ridendo il presidente Castro − non ho grandi conoscenze sulle cravatte».
«Va bene − risposi − è più importante conoscere le persone».
Castro e io parlammo diverse ore. Ci scambiammo riflessioni su tantissimi argomenti, dalla politica alla leadership, all’importanza dei successori. Egli mi ascoltò sinceramente e disse che apprezzava la mia amicizia. Fu un’interazione piena di profonda umanità.
Tutte le persone che incontrai a Cuba erano semplici e schiette. A quel tempo, molti pensavano che Cuba fosse un posto chiuso ma, durante la mia visita, ho incontrato cubani dal cuore caldo e giovani che stavano avanzando verso il futuro. L’idea che l’opinione pubblica aveva di Cuba era completamente diversa dalla realtà.
Ovviamente non si può sapere tutto delle persone semplicemente incontrandole ma, se non le incontriamo, non potremo mai conoscerle in alcun modo. Tutto dipende dal coraggio di fare il primo passo.
Forse conoscete persone con cui avete difficoltà ad andare d’accordo e che sembrano l’opposto di come siete voi. Ciò che dovreste fare in questi casi è aprire loro il vostro cuore con spirito sincero e positivo.
Tutti voi praticate il Buddismo in giovane età. Anche se non accade subito, alla fine le vostre preghiere sincere per la felicità degli altri toccheranno il loro cuore.
Nichiren Daishonin scrive: «Le parole riecheggiano i pensieri della mente e trovano espressione attraverso la voce» (RSND, 2, 793).
Diventate un sole che illumina tutto intorno a voi. Spero che voi, miei cari discepoli, farete risplendere nel vostro cuore uno spirito luminoso come il sole.

Ho un vivido ricordo di una veduta speciale del mio viaggio a Cuba, quella della città di L’Avana vista dalla torre del Museo José Martí. Davanti ai miei occhi si stendeva il paesaggio urbano sotto il sole brillante dei Carabi. Nonostante le difficoltà economiche che l’affliggevano la città era piena di luce e le persone erano molto fiduciose.
Dietro consiglio dei nostri ospiti, colsi l’occasione di scattare una foto e, mentre lo facevo, pensavo all’eroe dell’indipendenza cubana José Martí (1853-95) che si era battuto con così tanto coraggio per il popolo di quel meraviglioso paese.
Martí fu un poeta, uno scrittore, un filosofo, un giornalista e un educatore, che toccava il cuore della gente con il potere della sua penna, fu una paladino che si batté in prima linea nella lotta per l’indipendenza dalla Spagna nella seconda metà del 19°secolo. È considerato un pilastro spirituale del popolo cubano. Si unì al movimento rivoluzionario a sedici anni, nutrendo il sogno di un mondo illuminato dai volti sorridenti dei bambini, e morì martire a quarantadue anni. Nella sua breve e tumultuosa vita giunse a comprendere l’incrollabile dignità dello spirito umano.
Martí disse: «Quant’è grande l’uomo quando riesce davvero a incarnare lo spirito umano! Nella sua natura intrinseca egli possiede qualcosa di ardente e di simile a una montagna. Certe persone sono come il sole, e altre sono vulcani».
Disse anche: «Indipendentemente da dove si trova, se una persona si erge in piedi, il sole splenderà».
Nel pomeriggio del mio secondo giorno a Cuba, tenni una conferenza all’Università di L’Avana, un luogo impregnato dello spirito di José Martí.
Quando stavamo per cominciare, si udirono tuoni fragorosi e una pioggia torrenziale iniziò a martellare il tetto dell’Auditorium. Tutti sembravano preoccupati, ma io iniziai il mio intervento dicendo. «Che tuono meraviglioso! È una musica celestiale, un tamburo risonante, una splendida sinfonia dei cieli che si congratulano del progresso dell’umanità verso la vittoria della pace. E che bella pioggia! Il cielo ci sta dicendo che non dobbiamo lasciarci sconfiggere dalle difficoltà! Dobbiamo avanzare con coraggio in mezzo alle tempeste delle avversità!».
Il pubblico applaudì in segno d’accordo.
Ci sono occasioni nella vita in cui si viene assaliti da qualche prova inaspettata, ma, poiché si sta avanzando vero un grande ideale, fedeli alla propria missione, si percepiscono le difficoltà come se fossero una pioggia torrenziale o un forte temporale. Incontrare difficoltà, quindi, è la prova che stiamo progredendo.
A volte incontrerete circostanze difficili che vi sbarreranno il cammino, ma voi possedete l’invincibile spirito Soka e potete indubbiamente trasformare il tuono in una sinfonia celeste e un violento temporale in un’ode allo sviluppo. La nostra fede e la nostra pratica buddista sono le forze trainanti che sorreggono questo potente e indomito ottimismo.
Nichiren Daishonin scrive: «Le sfortune di Kyo’o Gozen si trasformeranno in fortuna. Raccogli tutta la tua fede e prega questo Gohonzon. Allora, che cosa non può essere realizzato?» (RSND, 1, 366).
Spero che tutti voi, mentre vi sfidate e fare gongyo e recitare daimoku ogni giorno, sviluppiate una incredibile forza vitale in grado di trasformare il tuono di qualsiasi sofferenza in una sinfonia di speranza, e continuiate ad avanzare costantemente.
Il mio sogno adesso è che tutti voi, miei preziosi membri della divisione futuro, realizziate ognuno dei vostri sogni.
Spiegate le ali dei sogni e vincete anche oggi con energia e gioia!

Daisaku Ikeda, 8 aprile 2016