Questa serie di incoraggiamenti del presidente della Soka Gakkai Internazionale Daisaku Ikeda è rivolta ai ragazzi e alle ragazze delle scuole medie e superiori.

Tramonto sulle Filippine

Il cielo all’alba e al tramonto è un dono del sole. Un tramonto sfolgorante, a conclusione di una giornata vissuta al massimo, brilla della luce della realizzazione. È la luce della vittoria che illumina le nostre sfide individuali. Ed è una luce di speranza che ci promette un domani limpido e sereno. Ai membri del Gruppo futuro che questo mese si diplomeranno dico: tutti voi, che vi siete impegnati al massimo, siete dei giovani soli, risplendenti della luce dorata della vita. Congratulazioni per il vostro diploma! E le mie più sentite felicitazioni per chi di voi ha completato gli esami di ammissione. Vi lodo e plaudo con sincerità il vostro duro lavoro. Per me siete tutti dei vincitori. Forse qualcuno di voi non ha avuto il risultato che sperava. Ma ciò che avete raggiunto grazie al Daimoku e agli sforzi sinceri è il palcoscenico della vostra missione, che vi aprirà la strada verso la vittoria. Può darsi che incontrerete delle sfide dolorose o che avrete delle amare battute di arresto. Ma chi di voi avrà fatto sorgere nel proprio cuore il sole della speranza che è la fede, alla fine riuscirà a creare un brillante arcobaleno di vittoria e proverà un senso di piena realizzazione. La fede è la calda luce del sole della convinzione che illumina il futuro e ci fa credere in un domani diverso. La fede è l’araldo di un nuovo inizio che ci permette di lasciare il passato dietro le spalle e di intraprendere azioni positive e piene di speranza, partendo dal qui e ora. La fede è quell’energia che ci fa essere perseveranti e che, per quanto possiamo essere scoraggiati, ci fa andare avanti a testa alta con la fiducia che possiamo cambiare e che cambieremo noi stessi per il meglio. Tutti voi, miei cari amici del Gruppo futuro, avete abbracciato questo Buddismo da giovani. Perciò, mentre trasformate ogni sforzo in energia propulsiva, le vostre vite risplenderanno come il sole all’alba, illuminando non solo voi stessi ma il futuro del mondo intero.

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Nella torre centrale dell’Università Soka a Tokyo c’è il busto del giovane eroe dell’indipendenza delle Filippine, José Rizal (1861-96). È stato un vero “uomo del Rinascimento” in Asia che ha fatto sorgere nel suo paese l’alba dello spirito. Collocate all’estremità orientale del continente eurasiatico, le Filippine sono una nazione costituita da più di 7000 isole nell’oceano Pacifico con una popolazione di circa 100 milioni di abitanti. Rizal nacque nel 1861, quando le Filippine erano ancora una colonia spagnola. A quel tempo, i Filippini indigeni venivano discriminati ingiustamente dai colonizzatori spagnoli. Quando Rizal era un ragazzo, sua madre, che lo aveva cresciuto con amore e compassione, venne arrestata sulla base di false accuse. Fu imprigionata per due anni e mezzo. Rizal non dimenticò mai l’amarezza e la rabbia provata per il modo in cui sua madre era stata trattata. Tuttavia, mentre frequentava la scuola insieme ai bambini spagnoli, Rizal comprese che tutti gli individui sono uguali e che ognuno, al di là della razza, ha il proprio talento e le proprie capacità. Il giovane Rizal promise solennemente a se stesso che avrebbe studiato tanto duramente da poter salvare il suo paese oppresso. In seguito, giunse in Europa per continuare gli studi. Frequentò lezioni di medicina, filosofia e scienze sociali. Si dice inoltre che viaggiando in tanti posti avesse imparato ventidue lingue. Tradusse nella lingua tagalog la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, il documento principale della rivoluzione francese, affinché i giovani della sua terra lo potessero leggere. Mentre studiava all’estero, iniziò a lottare usando il sapere come arma per chiedere le riforme del sistema coloniale spagnolo. In uno dei suoi libri, redarguì il clero spagnolo corrotto; si spostava avanti e indietro tra le Filippine e numerosi altri paesi, sforzandosi di espandere una rete di persone unite dallo stesso spirito. Una volta venne perfino incarcerato per un crimine che non aveva commesso, ma non si lasciò sconfiggere da nessun tipo di persecuzione. Divenuto medico e studioso di successo, Rizal avrebbe potuto facilmente condurre una vita tranquilla e confortevole oltreoceano. Ma sentì che non poteva perseguire la sua felicità ignorando le sofferenze dei suoi concittadini. In una lettera indirizzata ai suoi familiari e amici scrisse: «Non mi pento di cosa ho fatto e, se potessi ricominciare daccapo, rifarei le stesse cose, perché questo è il mio dovere». Che nobile giovinezza la sua! Non invocò il cambiamento perché glielo chiese qualcun altro. Si alzò da solo, consapevole della propria missione di dedicare l’esistenza al benessere della sua patria e della sua gente. Rizal, che non smise mai di combattere per la verità e la giustizia, venne fucilato come traditore della Spagna. Aveva solo 35 anni. L’appello di Rizal affinché le persone si risvegliassero alla propria dignità di esseri umani ha continuato a risuonare nei cuori di quei giovani che più tardi furono alla guida del movimento per l’indipendenza delle Filippine. Guardando lontano nel futuro, Rizal scrive di un tempo «tra pochi secoli…dove non ci saranno più razze, dove tutte le persone saranno libere, dove non ci saranno né tiranni né schiavi, colonie o madrepatria, dove regnerà la giustizia e l’uomo sarà cittadino del mondo». Noi della SGI stiamo avanzando con orgoglio con lo stesso spirito sincero di Rizal. I membri della SGI, inclusi molti dei vostri genitori e familiari, considerano l’unione di tutti gli esseri umani attraverso kosen-rufu come la missione più importante della loro vita.

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Nelle Filippine ho un caro amico, mio coetaneo, l’ex dirigente dell’Università delle Filippine, José Abueva. Ricordo con affetto di essere stato accolto da Abueva nella sua casa e di aver discusso con lui di molti argomenti mentre guardavamo il tramonto sulla baia di Manila. Ci siamo incontrati sette volte e abbiamo pubblicato insieme un dialogo intitolato Global Citizenship: Toward a Civilization of Wisdom, Love and Peace. L’Università Soka in Giappone è attivamente impegnata negli scambi culturali con l’Università delle Filippine e con molte altre prestigiose istituzioni accademiche filippine. In molte occasioni Abueva ha incoraggiato calorosamente gli studenti dell’Università Soka ad andare a studiare nelle Filippine. In passato, all’inizio della Guerra del Pacifico, il Giappone invase le Filippine. Poco prima della fine della guerra, i genitori di Abueva furono catturati, torturati e uccisi dai soldati giapponesi perché non volevano darsi per vinti e continuavano a lottare per il loro paese. Quando i suoi genitori furono uccisi, Abueva aveva 16 anni. Dopo la guerra frequentò la scuola superiore e per raggiungerla dovette percorrere a piedi anche 10 chilometri. Continuò a frequentare l’Università delle Filippine lavorando nella biblioteca dell’università per pagarsi gli studi. In seguito, Abueva si specializzò negli Stati Uniti dove diventò visiting professor. Poi si spostò in Giappone e iniziò a lavorare per il Centro universitario delle Nazioni Unite a Tokyo. Più tardi ritornò in patria e divenne presidente dell’Università delle Filippine. Infine, fondò il college Kalayaan per offrire a tutti i giovani filippini l’opportunità di perseguire l’istruzione secondaria. Oggi Abueva continua a lavorare per creare una “società non violenta e pacifica”, ed è a capo di un movimento che ha lo scopo di raggiungere questo ideale. A tutti voi, miei cari amici del Gruppo futuro, che possedete un potenziale illimitato, dedico queste parole di Abueva: «Niente può sconfiggere l’animo umano: esso non si sottomette a nessuna forza negativa e grazie alla resilienza vince tutte le sfide».

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Una volta uno studente dell’Università Soka chiese ad Abueva di cosa i Filippini fossero più orgogliosi. Lui rispose che il suo popolo era orgoglioso della fede religiosa, della libertà, della famiglia e aggiunse che i Filippini erano diventati liberi grazie al potere della rivoluzione della gente. Nel 1986 i Filippini misero fine in maniera non violenta alla dittatura militare che aveva governato il paese per più di tredici anni. La rivoluzione pacifica è una delle vittorie più grandi della storia delle Filippine. “Il potere della gente” è il potere che ha lo spirito umano di superare ogni forma di violenza e oppressione. È una barricata di speranza che ci permette di resistere a tutte le difficoltà. È una solidarietà coraggiosa che risveglia la forza insita negli individui. Grazie agli sforzi congiunti del “potere della gente”, cioè i nobili membri della SGI, la nostra organizzazione si è diffusa in 192 paesi e territori, incluse le Filippine. Questo mese (marzo 2016) segna il quinto anniversario del devastante terremoto e dello tsunami che colpirono il Tohoku. La regione del Tohoku, che sta dimostrando il “potere della gente” di rinascita e di ripresa, ha una grande missione. E i membri del suo Gruppo futuro, in cui io ho piena fiducia, stanno crescendo e si stanno sviluppando con vigore. Niente mi dà gioia più grande e mi rassicura di più di vedere che si sforzano spinti da una nobile determinazione e dallo spirito di sfidarsi per dare inizio nel Tohoku ad una nuova era del Gruppo futuro. Qual è l’origine del “potere della gente”? Spirito e azione. Vuol dire, per esempio, sforzarsi al massimo senza arrendersi in una materia che ci è difficile, oppure impegnarsi a studiare cinque minuti in più quando invece si avrebbe voglia di smettere. Può voler dire trovare il coraggio di salutare qualcuno con cui non si va d’accordo oppure ringraziare chi ci aiuta senza provare imbarazzo. Non deve essere per forza qualcosa di grandioso. Continuate semplicemente a infondere coraggio e speranza a chi vi sta intorno, un poco alla volta. Questa è la rivoluzione del potere della gente. Nichiren Daishonin scrive: «Non ci sono terre pure e terre impure di per sé: la differenza sta unicamente nella bontà o malvagità della nostra mente» (Il conseguimento della Buddità in questa esistenza, RSND, 1, 4). Egli paragona anche i nostri cuori a uno specchio: «Risveglia in te una profonda fede e lucida con cura il tuo specchio notte e giorno. Come dovresti lucidarlo? Solo recitando Nam-myoho-renge-kyo» (Ibidem, 4). Quando voi cambiate, il vostro ambiente cambia. Il Gongyo che recitate mattina e sera e il vostro Daimoku vi danno il potere di realizzare questi cambiamenti in tutta libertà, ogni volta e ovunque desideriate, non importa quanto difficile sia la situazione in cui vi trovate. Una preghiera capace di scuotere l’universo con la vostra profonda determinazione di vincere e di trasformare definitivamente la situazione presente, sarà la forza propulsiva invincibile per realizzare la vostra rivoluzione umana.

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Una volta José Rizal venne in Giappone in primavera, la stagione in cui i ciliegi sono in fiore. Visitò Hakone nella prefettura di Kanagawa, dove nel 1966 tenni una lezione all’aperto con i membri del Gruppo futuro. Durante questa riunione, espressi così le mie speranze ai giovani partecipanti: «Voi avete la missione di creare un’indistruttibile testimonianza di kosen-rufu che risplenderà luminosa per venti, trenta anni nel futuro e fintantoché esisterà la Soka Gakkai». Oggi, a distanza di molti anni, i membri che incoraggiai allora si stanno unendo a me costruendo una solida base per aprire la nuova era di kosen-rufu mondiale. Ed io provo esattamente lo stesso sentimento per voi, membri dell’odierno Gruppo futuro. Infatti la missione del Gruppo futuro è oggi ancora più grande e profonda. Il fiore nazionale delle Filippine è il sampaguita, che ha dei fiori bianchi. Il suo nome deriva da una espressione filippina, “sumpa kita”, che vuol dire “te lo prometto”. La fonte della mia forza è la promessa fatta al mio maestro Josei Toda. È la ferma promessa di lavorare per sempre al suo fianco per la felicità della gente, per lo sviluppo della società e per la pace mondiale. Miei amati membri del Gruppo futuro, facciamoci una promessa. Promettiamo di studiare con allegria e con perseveranza per raggiungere i nostri nobili ideali di kosen-rufu e della pace mondiale! E promettiamo di fare risplendere luminosa nel futuro la grande luce della vittoria!

Daisaku Ikeda, 1 marzo 2016