Questa serie di incoraggiamenti del presidente della Soka Gakkai Internazionale Daisaku Ikeda è rivolta ai ragazzi e alle ragazze delle scuole medie e superiori.

L’acqua color smeraldo dell’isola di Jeju

Siamo a dicembre, il mese in cui diamo gli ultimi ritocchi per concludere l’anno in modo vittorioso. Vorrei congratularmi con tutti voi per il grande impegno. Sono lieto del vibrante spirito di sfida con cui portate avanti il vostro lavoro.
Sono certo che molte persone, tra cui i familiari e gli amici, vi hanno sostenuti dietro le quinte nell’arco di tutto l’anno. Per chiuderlo in bellezza, vi prego di ringraziare queste persone esprimendo loro la vostra sincera gratitudine.
Un semplice “grazie” può avere effetti inimmaginabili. Per noi è una fonte di vitalità e un’occasione per espandere illimitatamente i nostri legami con gli altri. Di fatto, è una parola miracolosa, in ogni parte del mondo.
Durante i miei viaggi all’estero ho avuto modo di esprimere la mia gratitudine in diverse lingue, ad esempio: “Gracias” (spagnolo), “Spasibo” (russo), “Danke” (tedesco), “Merci” (francese), “Obrigado” (portoghese),“Kamsahamnida” (coreano), “Xie xie” e “Duo xie” (cinese).
Sono convinto che la pace e l’amicizia iniziano con l’esprimere il nostro apprezzamento nei confronti degli altri.
Come giapponese, c’è un paese in particolare verso il quale provo un’immensa gratitudine; si tratta del nostro vicino di casa, la Corea del Sud.
Considero questo paese come un “fratello maggiore” al quale il Giappone deve buona parte della sua cultura. Infatti, molti aspetti della cultura e della tecnologia giapponese hanno avuto origine in Corea, come i caratteri cinesi, la carta, l’inchiostro, la coltivazione del riso, gli oggetti in ferro e in bronzo. Il Buddismo, che è nato in India, giunse in Giappone dopo aver attraversato la Cina e la Corea.
Credo che il Giappone non debba mai dimenticare il suo profondo debito di gratitudine nei confronti della Corea, e debba impegnarsi ad approfondire i legami di amicizia con questo suo vicino. Io stesso mi sono impegnato in tal senso.
Nel maggio del 1999 visitai l’isola di Jeju, nella Corea del Sud, su invito dell’Università locale. Quest’isola è conosciuta per le sue “tre bellezze”: il paesaggio naturale, la frutta deliziosa e lo spirito caloroso dei suoi abitanti; e per i suoi “tre tesori”, ovvero il pesce, le piante rare e un dialetto unico al mondo.
L’isola di Jeju dista meno di un’ora di volo da Fukuoka, nell’isola di Kyushu, nel sud del Giappone. Una volta arrivato, mi sentii subito rinfrescato da una piacevole brezza che recava con sé il profumo di una vegetazione rigogliosa.
L’isola era circondata da un’acqua color smeraldo. C’è un’espressione giapponese, “vicini al di là di una striscia d’acqua”, che sembra descrivere perfettamente la Corea del Sud e il Giappone. Scattai una foto di quel prezioso mare di amicizia pensando a un futuro in cui i giovani di questi due paesi avrebbero avanzato mano nella mano.

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L’isola di Jeju è una famosa località turistica definita patrimonio naturale dell’umanità, e ha dovuto resistere a una lunga storia di avversità, compreso il rigido dominio coloniale giapponese.
Il mio caro amico, il professor Moon Boo Cho, ex rettore dell’Università di Jeju, ha vissuto in tale periodo turbolento.
Riflettendo sui traguardi raggiunti dalle grandi figure del passato di entrambi i nostri paesi, il professor Cho e io ci siamo impegnati in un aperto dialogo sugli aspetti oscuri e illuminati della lunga storia dei nostri rispettivi paesi. Il nostro desiderio era trasmettere il nostro messaggio ai giovani leader del futuro attraverso la pubblicazione di due dialoghi.
Durante la mia prima visita all’isola di Jeju, il professor Cho venne ad accogliermi all’arrivo in aeroporto. Il suo aspetto trasmetteva dignità e fiducia, un sorriso caloroso e accogliente. Il suo sguardo era gentile e perspicace. Era la seconda volta che ci vedevamo dopo il nostro incontro a Tokyo dell’anno precedente (marzo 1998).
Oggi vorrei parlarvi della vita del professor Cho, certo che possa offrire un grande incoraggiamento a tutti voi della Divisione Futuro.
Cho nacque nell’isola di Jeju, da una famiglia di agricoltori. Era in quarta elementare quando la Corea celebrò l’indipendenza dall’Impero giapponese, il 15 agosto del 1945, il giorno della fine della Seconda guerra mondiale. Da bambino si impegnava molto a scuola e i suoi voti erano altissimi. Tuttavia, data la povertà della famiglia e il disordine della situazione politica coreana, non aveva speranza di riuscire a frequentare le scuole medie. Nonostante l’ardente desiderio di proseguire gli studi, non ebbe possibilità di farlo e questa frustrazione gli causò molte notti insonni.
Un giorno, mentre passeggiava nel suo quartiere vide una piantina che era germogliata da una sottile crepa in un muro di cemento. Aveva messo radici in una piccola quantità di terra e Cho fu profondamente impressionato di come fosse riuscita a germogliare e svilupparsi.
Così promise a se stesso: «La forza vitale di questa piantina mi sta insegnando qualcosa. Anch’io volgerò lo sguardo verso il sole oltrepassando i muri della vita. Devo solo perseverare, in questo momento particolare della mia esistenza. Non accetterò la sconfitta!».
Riuscì a procurarsi degli appunti di lezioni di scuola media e iniziò a studiare da solo. Poco dopo trovò lavoro presso l’ufficio del procuratore generale e iniziò a frequentare le scuole serali. Tuttavia, per quanto la scuola fosse concepita per studenti lavoratori, il suo impiego non gli lasciava il tempo di frequentare le lezioni come avrebbe voluto. Così trascorreva a lezione la pausa per la cena, l’unico momento libero, per poi tornare a lavorare. Nel cuore della notte, quando tutti gli altri dormivano da un pezzo, lui continuava a studiare schermando la luce di una candela con una vecchia coperta.
La serietà del suo impegno gli permise di ottenere il massimo dei voti all’esame di ammissione alle superiori ma avendo lasciato il lavoro presso il procuratore generale, non poteva pagarsi gli studi. Trovò lavoro presso l’amministrazione della scuola serale per pagarsi le rette e in qualche modo riuscì a trovare il tempo per studiare. Ottenne il diploma superiore, ma il fatto di lavorare non gli permise di prepararsi adeguatamente per il test d’ingresso all’università. Ciononostante non si arrese. Continuò a studiare e l’anno successivo venne ammesso all’Università Nazionale di Seoul, una delle migliori del paese.

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La determinazione e la perseveranza di Cho corrispondono allo spirito invincibile della SGI.
So che questo è un momento molto importante per coloro che stanno studiando in vista degli esami di ammissione alle scuole superiori.1In Giappone, i diplomi si consegnano a marzo e il nuovo anno scolastico comincia ad aprile. Gli esami di ammissione per le scuole e le università hanno luogo da gennaio a marzo. Ci saranno momenti in cui vi sentite frustrati per il fatto di non riuscire a migliorare i vostri risultati e situazioni in cui l’ansia prevale e perdete la fiducia. Tuttavia, il fatto di trovarvi in simili circostanze significa che state progredendo. Quindi non scoraggiatevi. Vi prego, mantenete uno spirito invincibile e continuate ad allenarvi. Questi sforzi instancabili senza dubbio vi porteranno ad adornare la vostra vita di vittorie.
Da una prospettiva più ampia, che abbraccia il corso dell’intera esistenza, il fatto di alzarsi coraggiosamente di fronte alle sfide è di per sé più importante che ottenere risultati a breve termine, e brillerà come un tesoro prezioso nella vostra vita.
Mentre lottava per portare avanti i suoi studi, Cho si chiedeva perché i leader del suo paese non facessero nulla per aiutare coloro che stavano soffrendo. La popolazione piangeva nella miseria a causa della mancanza di un leader saggio e autentico.
Dopo la laurea, prima di far ritorno alla città natale, Cho decise di costruire la sua carriera nel campo dell’educazione, in modo da poter formare persone capaci per il futuro.
Per molti anni si dedicò con passione all’educazione e allo sviluppo dell’Università di Jeju. I suoi sforzi erano permeati di compassione e dello spirito di mettersi al servizio delle persone, qualità maturate e affinate durante gli anni difficili della giovinezza.
Le persone di vero intelletto con cui mi sono impegnato a dialogare in ogni parte del mondo hanno tutte dovuto sopportare lotte estremamente difficili durante la gioventù.
Il mio maestro, il secondo presidente della Soka Gakkai Josei Toda, conseguì il diploma di scuola media ma non ebbe la possibilità di proseguire gli studi perché doveva prestare aiuto negli affari di famiglia. Ciononostante, non si arrese mai. Mentre lavorava in un negozio, continuava a nutrire il desiderio ardente di apprendere, e così diventò maestro di scuola elementare.
Tutti voi siete liberi di studiare quanto volete. Non c’è motivo di esitare o di mollare. Imparare è un privilegio che ognuno di voi possiede. Quanto è meraviglioso poter studiare fino a che il nostro cuore si sente appagato! Ci sono ancora molte persone nel mondo che desiderano studiare ma non possono farlo. Chi studia e acquisisce conoscenza per il bene di queste persone è un individuo di vero intelletto.
Che cosa caratterizza una persona così? Non certo il fatto di possedere tante nozioni, di essere arrogante o autoritario. Si tratta piuttosto di saper incoraggiare chi soffre, di aiutare chi è bisognoso e di far apparire il sorriso sul suo volto.
Spero che tutti voi cresciate divenendo persone capaci di capire veramente la sofferenza degli altri.

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È dal 1999 che hanno luogo scambi culturali tra gli studenti dell’Università di Jeju e l’Università Soka in Giappone. Una volta il prof. Cho invitò gli studenti dell’Università Soka a studiare presso l’Università di Jeju con queste parole: «Nella vita, e in particolare durante la giovinezza, potete scegliere tra due strade: quella della lotta o quella delle cose facili. Siete ancora giovani. Decidere di intraprendere la strada della lotta vi porterà grandi benefici nella vita. Ciò che conta è avere lo spirito di offrire il proprio contributo alla società e agli altri. Senza questo spirito non potrete dire di aver tratto davvero beneficio dai vostri sforzi. Ciò che realmente conta è scegliere la strada della lotta e impegnarsi per il bene della società e delle persone; questo desidero che sperimentiate, da questo vorrei che traeste i vostri insegnamenti».
Qual è lo scopo dello studio? Possiamo dire che consiste nel diventare felici. Non si tratta soltanto della nostra felicità, ma anche di quella delle nostre famiglie, dei nostri amici e delle persone in tutto il mondo.
Nichiren Daishonin scrive: «‘Gioia’ significa che se stessi e gli altri insieme provano gioia. […] Sia se stessi che gli altri insieme troveranno gioia nel possesso della saggezza e della compassione».
Quando avrete la nobile determinazione di lottare per il bene degli altri, della società e del mondo, la vostra motivazione nello studio crescerà senza limiti. Allora studiare diventerà di per sé una gioia. Al contrario, se studiate solo per voi stessi, arriverete inevitabilmente di fronte a un muro, quello del vostro limite.
Spero che tutti voi, miei cari membri della Divisione Futuro, avanziate lungo il percorso dei vostri studi con uno spirito espansivo e positivo, con lo sguardo rivolto al mondo intero. Desidero che tutti voi abbiate la compassione e la saggezza necessarie per portare felicità a quante più persone possibili.

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Nichiren Daishonin afferma: «Il debito di gratitudine verso padre e madre è vasto quanto il grande mare» (Il comportamento filiale, RSND-1, 917).
Il debito di gratitudine verso i vostri genitori e verso coloro che vi hanno aiutato a crescere è più profondo dell’oceano. Possedere il nobile spirito di ripagare tale debito di gratitudine è la premessa di una vita ammirevole.
Essere buoni con i vostri genitori è il vero comportamento umanistico. Vi prego di essere forti, positivi e mai sconfitti durante la vostra gioventù, donando gioia ai vostri genitori e alla vostra famiglia.
Il pioniere coreano della letteratura per ragazzi Bang Jeong-hwan (1899-1931) lodava i giovani per la loro dinamica forza vitale e per il loro potenziale di crescita, e li considerava come la fonte dello sviluppo e del progresso dell’intera razza umana.
Tutti voi della Divisione Futuro, che siete la speranza dell’umanità, state combattendo ogni giorno per lucidare lo specchio della vostra vita. I vostri sforzi sinceri e perseveranti condurranno direttamente alla primavera della pace mondiale.
Qui in Giappone la stagione fredda continuerà ancora un po’. Sto pregando ogni giorno per la salute e la protezione di ognuno di voi, e in particolare per chi sta affrontando gli esami di ammissione.
Ricordate che «L’inverno si trasforma sempre in primavera» (RSND, 1, 477). Quindi trionfiamo sul freddo dell’inverno, e avanziamo verso una primavera colma di speranza!

Daisaku Ikeda, 25 novembre 2016

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