Una nuova serie di incoraggiamenti del presidente della SGI Daisaku Ikeda rivolti ai membri della Divisione scuole medie e scuole superiori.

Una serie di incoraggiamenti del presidente della Sgi Ikeda ai membri delle scuole medie e superiori

Un lago a Denver

Vorrei congratularmi con chiunque sta per diplomarsi e iniziare una nuova e luminosa partenza! Avete lavorato sodo e i vostri sforzi meritano tutte le mie lodi. Insieme ai membri della vostra famiglia e ai responsabili della Divisione futuro voglio applaudirvi di cuore e fare un grande “Urrà” per il vostro successo.

La laurea è un’occasione per esprimere la vostra gratitudine a tutti coloro che si sono presi cura di voi, e un ottimo segno di apprezzamento è decidere di diventare individui ancor più eccezionali.

Sto pregando affinché ognuno di voi che vi diplomate quest’anno coroni la propria giovinezza di grandi vittorie.

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Anche i diplomati che ho incontrato nelle varie cerimonie in tutto il mondo traboccano di vibrante determinazione.

Ricordo una cerimonia di laurea all’aperto che si svolse all’Università di Denver, negli Stati Uniti, in un’atmosfera luminosa e serena.

Denver è la capitale dello stato del Colorado e sorge ai piedi delle Montagne Rocciose, una catena montuosa lunga circa 4.800 chilometri.

È nota come la “Città regina delle pianure” e gode di almeno trecento giorni di sole l’anno. È un florido nodo di trasporto che vanta il più grande aeroporto del paese. È una variegata città internazionale e anche un importante centro educativo. È stata eletta la città nella quale la maggioranza degli americani sceglierebbe di trasferirsi.

In questo luogo meraviglioso sorge l’Università di Denver, fondata nel 1864.

Allaa cerimonia di laurea alla quale partecipai nel giugno del 1996, sotto un cielo azzurro, erano presenti circa cinquemila persone: i futuri laureati, le loro famiglie, oltre a vari abitanti della zona che avevano relazioni di scambio con gli studenti internazionali dell’università.

Durante la cerimonia ricevetti un dottorato onorario. Dopo avermi presentato, il rettore dell’Università, Daniel Ritchie, mi consegnò il premio stringendomi la mano. Poi, inaspettatamente, mi chiese di rivolgere alcune parole ai laureati. Questo non era previsto e perciò non avevo preparato un discorso. Che dire? Improvvisamente, mentre mi trovavo davanti al microfono, realizzai che avevo lì degli “amici” a rassicurarmi: il sole in cielo, le Montagne Rocciose in lontananza e la sagoma appena visibile della luna. Parlando di questi cari “amici” dissi a quei giovani e promettenti laureati: «Il sole brilla luminoso. E anche la luna ci rischiara con il suo splendore. Il sole rappresenta la passione e la luna l’intelletto. Sullo sfondo di questo meraviglioso paesaggio, le maestose Montagne Rocciose vegliano affettuosamente su di voi con maestosa convinzione».

Espressi il mio apprezzamento per l’onorificenza ricevuta e mi congratulai con i laureati, concludendo il mio breve discorso con un mio augurio di successo e vittoria nella vita, insieme all’auspicio che arrivassero a svolgere un ruolo attivo sulla scena internazionale. Risposero con un applauso entusiasta e con grida di gioia.

In qualsiasi momento, se guardate in alto nel cielo o nel mondo intorno a voi, troverete vicino degli “amici”.

Noi condividiamo questo mondo non solo con altri esseri umani ma anche con il sole, la luna, le stelle, le montagne, i fiumi, gli oceani, gli alberi, i fiori, gli uccelli, i pesci, gli insetti e innumerevoli altri esseri viventi. Intonare una gioiosa ode alla vita, con felicità e allegria, insieme a tutti questi amici; questo, io credo, è lo spirito poetico.

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Oh, bella per i cieli spaziosi

per le onde ambrate del grano

per la purpurea maestà delle montagne

sopra la pianura fruttata!

 

Sono i versi con cui inizia la canzone “America la bella”, un popolare inno patriottico statunitense. Si dice che Katharine Lee Bates (1859-1929), che è ritenuta l’autrice del testo, sia stata ispirata a comporlo ammirando il panorama stupefacente del Colorado da una vetta delle Montagne Rocciose.

Molti poeti hanno amato il Colorado e Denver, luoghi benedetti da una natura lussureggiante. Uno di loro fu Walt Whitman (1819-1892), un poeta che mi è stato molto caro sin da quando ero giovane.

Uno dei punti panoramici di Denver è il lago Ferril, che prende il nome da un poeta del Colorado, Thomas Hornsby Ferril (1896-1988).

In una parentesi fra i vari impegni, alcuni amici di Denver mi accompagnarono al lago.

Nella sua rivoluzionaria opera La geografia della vita umana, il presidente fondatore della Soka Gakkai, Tsunesaburo Makiguchi, scrisse che uno dei tratti distintivi dei laghi è l’essere spesso circondati da montagne che creano uno scenario meraviglioso capace di accendere le emozioni delle persone.

Sopra il lago Ferril si ergono maestose le Montagne Rocciose, incappucciate di neve, brillanti come uno specchio dei cieli. Estasiato da questa vista mozzafiato scattai una fotografia. Le fotografie sono poesie della vita, composte con gli occhi.

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Nel 1996 ebbi la bella occasione di incontrare nuovamente un mio caro amico dell’Università di Denver, il vicepreside Ved Nanda, uno studioso di diritto internazionale di fama mondiale. Dopo il nostro primo incontro all’Università Soka di Tokyo, nel 1994, eravamo rimasti in contatto e avevamo anche pubblicato un dialogo.

Mi invitò a casa sua a Denver dove mi diede un caloroso benvenuto insieme alla moglie Katharine e alla figlia Anjali.

Nanda nacque da una famiglia indù nel 1934 a Gujranwala, che allora faceva parte dell’India, ma ora si trova in Pakistan.

Quando aveva appena compiuto dodici anni, la regione che attualmente è il Pakistan si separò dall’India per diventare una nazione indipendente. In seguito a questa divisione la sua famiglia fu perseguitata per motivi religiosi e costretta a rifugiarsi in India.

Nonostante questo evento sconvolgente, Nanda non si diede per vinto e studiò assiduamente, fino ad essere ammesso in una delle migliori università dell’India, l’Università di Delhi, e poi all’Università di Yale negli Stati Uniti, dove proseguì i suoi studi. Diventò uno dei principali esperti di diritto internazionale e in seguito fu presidente dell’Associazione mondiale dei giuristi.

Nanda mi raccontò un episodio accaduto durante la sua infanzia. Quando sua madre sentì i figli definire qualcuno “una persona cattiva” espresse il suo disaccordo dicendo che di certo anche quella persona aveva qualcosa di buono, anche se forse al momento non riuscivamo a vederlo.

Nanda impresse nel suo cuore questo monito della madre ad aver fiducia nelle altre persone e cercare sempre di vederne la parte migliore, e si è sempre impegnato a cercare di rispettare le differenze. E nei suoi discorsi pieni di poesia agli studenti delle scuole Soka in Giappone e dell’Università Soka in America ha cercato di trasmettere questa sua filosofia di coesistenza pacifica.

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Il poeta e filosofo americano Ralph Waldo Emerson (1803-1882) scrisse: «È nobile compito dle poeta recare alla sua gente ogni gioiello dell’intelletto e ogni fiore del sentimento».

Ho sempre incoraggiato i responsabili a studiare poesia e risvegliare in sé stessi lo spirito poetico. Le persone e i leader che mancano di spirito poetico tendono a diventare “macchine”. La poesia è la prova della nostra umanità.

In realtà ognuno di voi, membri della Divisione futuro, che ne sia consapevole o meno, ogni giorno legge una poesia.

Ogni mattina e ogni sera nel vostro Gongyo, dopo la lettura delle prime righe del secondo capitolo del Sutra del Loto, “Espedienti”­- che iniziano con Niji seson (“A quel tempo l’onorato dal mondo”), voi recitate la sezione in versi del sedicesimo capitolo del sutra, “Durata della vita”- che inizia con jiga toku burrai (“Da quando ho conseguito la Buddità”).

Come ci dicono le parole “sezione in versi”, questa è una poesia. Gli insegnamenti più importanti di Shakyamuni sono stati tramandati sotto forma di poesia, con un ritmo che vibra nei nostri cuori.

Nichiren Daishonin dice: «La sezione in versi del capitolo “Durata della vita” rappresenta l’anima dei ventotto capitoli del sutra» (Lettera a Horen, RSND, 1, 460). Quindi il vostro Gongyo quotidiano è una cerimonia in cui, attraverso la poesia, recitate la più meravigliosa lode alla vita.

Il mio maestro, il secondo presidente della Soka Gakkai Josei Toda, definiva la parte in versi del capitolo “Durata della vita” la scrittura del Budda stesso, la scrittura delle nostre vite.

La Buddità non è qualcosa di separato da noi, è uno stato vitale eterno che esiste in ciascuno; questo è il messaggio della parte in versi che recitiamo. Attraverso Gongyo possiamo risvegliarci allo stato vitale più forte, più vero, più profondo e invincibile che esiste dentro di noi.

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Una cara amica, sia mia che di mia moglie, Sarah Wider, ex presidente della Società Ralph Waldo Emerson, ha affermato che il poeta dice la verità, ed è una voce che chiede giustizia.

Credo che membri della SGI, risvegliati alla propria missione individuale, che parlano senza timore per difendere la verità, agiscono per la giustizia e diffondono un dialogo basato sull’amicizia in tutta la società, siano tutti dei veri poeti.

Come afferma il poeta americano Henry David Thoreau: «Il poeta è sempre gaio e allegro, come la natura».

Queste parole mi fanno pensare a tutti i membri dell’armoniosa famiglia Soka, compresi molti dei vostri genitori, che si impegnano nei luoghi in cui vivono, in tutto il mondo.

Anche voi che avete abbracciato la Legge mistica in giovane età siete dei “allegri poeti”.

Chi ha preso coscienza dell’importanza di apprendere e studiare per il bene delle persone comuni è un poeta della cultura.

Chi ha preso coscienza del sommo valore della pace e sta allargando la nostra rete di compagni è un poeta dell’amicizia.

Chi ha preso coscienza dell’amore e del sostegno che riceve dai genitori e si impegna per crescere e diventare un figlio sempre migliore è un poeta di vera gratitudine.

E chi ha preso coscienza del proprio illimitato potenziale interiore e vive sfidandosi ogni giorno è poeta della giovinezza.

Iniziando ogni mattina con la lettura del supremo poema della vita, potrete condurre una giornata piena di soddisfazione simile a una poesia. Poi recitate nuovamente quel meraviglioso poema la sera, e fate voto di crescere ancora di più il giorno successivo.

Siete tutti grandi poeti e state componendo una poesia che è vostra e soltanto vostra. Tutti diventerete leader eccezionali.

Perciò, vi prego, non disperatevi e non arrendetevi mai. Coltivate sempre la speranza. La speranza è la chiave!

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All’inizio del nostro movimento a Denver c’erano pochissimi membri, ma trent’anni dopo, quando visitai la città nel 1996, vi trovai parecchie migliaia di Bodhisattva della Terra.

A quegli eroi ed eroine che ardevano di spirito pionieristico dissi: «Il cielo infinito sopra le Montagne Rocciose è il simbolo della vostra speranza che non ha limiti», «Vi prego di avere speranza e realizzare tutti i vostri sogni, vivendo ogni giorno con coraggio e tenacia».

I cieli sconfinati del futuro si estendono di fronte a voi.

Voi e io abbiamo le ali del coraggio, le ali della speranza, le ali di maestro e discepolo che ci permettono di librarci in questi cieli. Le nostre vite dedite a una ferma convinzione sono incrollabili come una grande catena montuosa.

Miei cari amici, mentre vi preparate a una nuova partenza, vorrei regalarvi un brano di una poesia che composi quando avevo ventidue anni:

 

Giovani!

Siate coraggiosi nella battaglia di oggi.

Celebrate gli ideali del domani.

Dimenticate i sogni del passato.

Alzatevi per realizzare i sogni del futuro!

Giovani!

Avanzate, avanzate.

Senza mai fermarvi, per l’eternità.

(D. Ikeda, Diario giovanile 1949-1960, Esperia, 2011, pag. 87)