Intervista a Yan Covolan Figueiredo

Assistente di comunicazione del gruppo PAU

Claudia Valente: “Ciao a tutti! In questo mese di ottobre affronteremo la P di Prosperità che racchiude diversi obiettivi dell’agenda 2030. Oggi abbiamo il piacere di avere con noi Yan Covolan Figueiredo, assistente di comunicazione del gruppo Pau. Raccontaci che cos’è questo gruppo e che scopo ha”.

Yan Covolan: “PAU, Panificatori Agricoli Urbani, è una rete, un movimento di panificatori che porta avanti il sapere artigiano e la cura della filiera tramite la condivisione aperta di esperienze quotidiane e di ricette in modo open source, e il mutuo incoraggiamento tra amici fornai. L’iniziativa è nata 3 anni fa da tre amici panificatori di Bologna, Milano e Trento che si sono presentati al pubblico con il claim “Bread for Change. Il mondo del pane cambia. Il Pane cambia il mondo”. Negli anni successivi hanno poi avuto una crescente richiesta di adesioni spontanee di altri amici panificatori di tutta Italia.

Il movimento si basa sulla volontà di diffondere il messaggio e le idee di quello che sarebbe un pane del futuro, un pane che sia veramente il riflesso di una filiera virtuosa, di relazioni e prodotti di qualità, quindi non considerando solo la parte fisica ma anche la parte di interazione tra tutti gli attori.

Lo scopo del network è di cooperare, in modo tale da agire collettivamente sulla filiera moltiplicando le forze, anche quando si opera all’interno di una stessa città. Non ci si vede quindi come concorrenti, se non per il fatto di correre insieme nella stessa direzione”.

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Claudia Valente: “A questo proposito, nel manifesto degli studenti Soka per l’agenda 2030 si parla di un progresso che avvenga in armonia con la natura. Qual è e quale può essere, per te, la relazione tra lavoro e ambiente?”

Yan Covolan: “Abbiamo veramente un ruolo importantissimo, sia come panificatori che, in generale, come consumatori. nel momento in cui facciamo una scelta alimentare, scegliamo anche il modo in cui verrà prodotto il nostro cibo, come nel caso del pane per quanto riguarda il grano e i cereali. Il modo in cui questi cereali vengono coltivati definirà anche il paesaggio, ed essendo il paesaggio italiano anche in grande proporzione un paesaggio agricolo, facendo le scelte giuste possiamo trasformarlo e creare un ambiente che sia veramente in armonia.

Il primo punto del nostro manifesto PAU, che abbiamo scritto a ottobre 2020, afferma che fare il pane è un atto agricolo perché ha un grande impatto nel paesaggio agricolo e le nostre scelte possono creare ambienti agricoli che siano veri e propri organismi, che esistano in un equilibrio di cui anche l’uomo è parte. il secondo punto del manifesto è “il panificatore è un paesaggista”: il pane dà forma all’ambiente in cui viviamo, la scelta delle materia prime determina il paesaggio.

L’uomo non può esistere senza un ambiente che lo sostenga. Nella contemporaneità c’è spesso l’illusione di un’indipendenza tra uomo e natura in nome di un presunto comfort e di una velocizzazione di tutti i processi, e viene persino dimenticato che noi ci nutriamo dalla terra. L’interazione tra prodotto e paesaggio, tra consumatore e produttore, è invece costante. Anche il buddismo parla di inseparabilità tra soggetto e ambiente, perciò vivere in armonia con la natura vuol dire vivere in armonia con noi stessi. Quindi noi cerchiamo di vedere anche la filiera del pane e le relazioni come portatori di valori etici e ambientali.”

Claudia Valente: “Alla luce della tua esperienza nel movimento, cos’è per te la prosperità?”

Yan Covolan: “Prosperità è un termine talvolta interpretato in modo sbagliato, poichè tende ad essere associato a una sorta di conquista individuale, ristretta a una sola persona. invece la prosperità deve essere una conquista collettiva. le nostre azioni vanno verso la generazione di un ambiente virtuoso, di condivisione, in cui il nostro lavoro e le nostre azioni hanno un impatto, e questo impatto si moltiplica in tutte le azioni di coloro che abbiamo intorno. dobbiamo capire che la prosperità non può essere solo un arricchimento individuale o un tentativo di accumulare ricchezza se una comunità o la società stessa non ne possono godere. Prosperità è invece arrivare a godere di un’armonia collettiva in cui tutti, in sinergia e collaborazione, riescono ad agire verso un benessere collettivo e diffuso, ad accedere a risorse, a relazioni virtuose, e quindi un ambiente di equilibrio collettivo in cui tutto si incastra nel modo giusto: il paesaggio, l’ambiente, l’economia, le risorse e la dimensione sociale”.