Intervista a Evelyn Leveghi

Human-centered Design for Livability and Social Cohesion – Food Politics & Urban Studies

Nell’Agenda 2030 si legge: «Siamo determinati a mobilitare i mezzi necessari per implementare questa Agenda attraverso una collaborazione globale concentrata in particolare sui bisogni dei più poveri e dei più vulnerabili e con la partecipazione di tutti i paesi, di tutte le parti in causa e di tutte le persone».

Tommaso: «Ciao a tutti! Benvenuta Evelyn! Oggi concludiamo il percorso sulle 5P dello Sviluppo Sostenibile approfondendo la P di Partnership. Partirei con il chiederti di presentarti e raccontarci uno dei progetti a cui ti stai dedicando.»

Evelyn: «Ciao Tommaso e ciao a tutti! 

Dunque, io sono una designer un po’ atipica, perché non progetto oggetti ma mi occupo di relazioni.
Nello specifico lavoro in termini di design strategico con un approccio human-centered, per favorire due aspetti fondamentali del vivere collettivo: la coesione sociale e la vivibilità.
Questo tipo di lavoro, che ho modellato sulla base dei miei interessi e attitudini, trova spazio sia nell’ambito degli Urban Studies, sia in quello di Food politics. 

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Uno dei progetti che sto seguendo in questo periodo è la 
co-progettazione di una piattaforma digitale che servirà da strumento e spazio di collaborazione per contadine e agricoltrici, provenienti da 11 Paesi del mondo. Sono donne che fanno parte di una Community of Practice per attuare appieno il modello agroecologico (dunque un’agricoltura a basso impatto ambientale e alto valore sociale). 

Ho la fortuna di poter collaborare con persone straordinarie: un centro di formazione e ricerca che agisce a sostegno delle organizzazioni di contadini e produttori nella lotta per la sovranità alimentare; un’organizzazione non-profit che si focalizza sull’elaborazione di soluzioni tecnologiche per favorire il benessere sociale; un’organizzazione internazionale che si occupa di alimentazione e agricoltura e, soprattutto, le donne che fanno parte della comunità di pratica agroecologica, paladine di un modo realmente sostenibile di coltivare le terre e le relazioni umane. 

In tutto ciò io mi trovo ad agire da connettore, poiché lavoro in coordinamento con le tre organizzazioni coinvolte, traducendo obiettivi di sviluppo in attività di progettazione partecipata e, allo stesso tempo, mi interfaccio direttamente con le donne della CoP, per tradurre in linee guida e azioni i bisogni inespressi.  

E tutti insieme siamo sempre presenti e molto attivi nelle attività laboratoriali che stiamo tenendo per trovare la formulazione migliore per ogni stakeholder». 

Tommaso: «Cos’è per te la Partnership e perché è così importante?» 

Evelyn: «Per me la partnership è cooperazionecollaborazione, la realizzazione di sinergie e scambi floridi che nascono e si sviluppano tra soggetti diversi, in cui ognuno è portatore di conoscenze, competenze e valore umano.  

È quel ventaglio di possibilità concrete in cui la diversità è un tesoro, in cui si riescono ad abbracciare diversi punti di vista e farli coesistere in una dimensione di incontro e scambio. 

Favorire la partnership è per me sia una mission che una necessità, sia un atteggiamento che un esito. È un interesse, un bisogno impellente, un desiderio, uno slancio naturale.

E per me è importante perché in questo tipo di approccio vedo la piena concretizzazione del potenziale umano in una solida coesione sociale». 

Tommaso: «Quali sono le caratteristiche più importanti per costruire una partnership reale ed efficace?»

Evelyn: «Bellissima domanda! Grazie! Beh direi che sono le premesse ad essere fondamentali e menzionerei: un ascolto attivo, empatico; la volontà di realizzare una simbiosi, uno scambio in cui si permette una trasformazione profonda, bilaterale; una spiccata empatia; un coinvolgimento concreto, reale, di più soggetti, che non sia una mera consultazione, bensì uno spazio corale, a più voci; un processo aperto, uno spazio della negoziazione e della mediazione, sincera e non competitiva e, infine, un’attitudine alla gestione creativa dei conflitti».  

Tommaso: «Che obiettivo hai da qui al 2030?»

Evelyn: «Ne ho tanti ma li posso riassumere così: ho determinato di poter contribuire concretamente, con il mio lavoro, alla realizzazione di alcuni obiettivi di sviluppo sostenibile: l’1 e il 2, ovvero sconfiggere la fame e sconfiggere la povertà; l’11, il 12 e il 13, quindi città e comunità sostenibili, consumo e produzione responsabili, lotta contro il cambiamento climatico e, ovviamente, il diciassettesimo, dedicato proprio alla partnership.
Come? Dedicandomi anima e corpo alle questioni del diritto al cibo, della sovranità alimentare, della scarsità delle risorse idriche, lavorando sulla sensibilizzazione a questi temi, sull’empowerment dei singoli e delle comunità, per far fronte insieme alle sfide del presente e del futuro a breve, medio e lungo termine».