01- Perché non possiamo incontrarci per recitare in gruppo?

Andrea Ciccorelli: Da una prospettiva buddista, nascere umani è una fortuna incommensurabile. Nichiren Daishonin scrive che “i benefici di cento anni di pratica nella Terra della Perfetta Beatitudine non si possono paragonare ai benefici ottenuti in un solo giorno di pratica in questo mondo impuro” 1RSND, 1, 658 e che “duemila anni di propagazione nel Primo e nel Medio giorno della Legge sono inferiori a un’ora di propagazione nell’Ultimo giorno della Legge” 2Ibidem: poter praticare come esseri umani in questo periodo ci permette di accumulare tesori del cuore che non possono essere distrutti.

Daniele Santi: Il presidente Ikeda scrive ne La nuova rivoluzione umana 3Vol. 13, cap. 4, pag. 320: «La cosa importante da ricordare è che, come responsabile, la sicurezza dev’essere per lei la massima priorità. Qualunque cosa abbia in programma, deve prima pensare al modo più prudente e più sicuro per farla. La prevenzione degli incidenti è una condizione necessaria per la vittoria, perciò non deve correre rischi inutili.»
Dopo la prima ondata di questa pandemia, alcuni esperti hanno dichiarato che i cori sono tra le principali attività che hanno visto la formazione di focolai epidemici, poiché l’atto di cantare in gruppo, aumenta esponenzialmente – a maggior ragione in un ambiente chiuso – la possibilità di entrare in contatto con le particelle virali. Di conseguenza siccome l’atto di recitare Daimoku in gruppo è molto simile a quello di cantare insieme in un coro è fondamentale non incontrarsi per recitare in gruppo.
In accordo con le parole di Nichiren Daishonin: «Se vi preoccupate anche solo un po’ della vostra sicurezza personale, dovreste prima di tutto pregare per l’ordine e la tranquillità in tutti e quattro i quadranti del paese» 4Adottare l’insegnamento corretto per la pace nel paese, RSND, Vol. 1, pag. 26 uniamoci al nostro maestro nel pregare con tutto il cuore «affinché questa epidemia si fermi assolutamente, al più presto, e si possa ritornare a una vita quotidiana serena e senza pericoli» (NR, 671, 7)

02- Come posso fare se sento che mi manca la recitazione di gruppo, che prima mi dava tanta carica?

Chiara De Paoli: Il maestro Ikeda ci insegna che la preghiera è il coraggio di non arrendersi 5NR 619. Nel romanzo La Nuova Rivoluzione Umana sono descritte le qualità delle diverse generazioni di membri. Riguardo ai giovani di oggi—diventati responsabili in un’organizzazione già consolidata—Sensei scrive: «Pur essendo persone brillanti e intelligenti, fondamentalmente non hanno avuto modo di forgiare una convinzione incrollabile nella fede […] Possono anche essere bravi nel gestire l’organizzazione, ma quando si trovano di fronte a una grossa difficoltà, esitano e cedono facilmente» 6NRU, 25, 9. Questa situazione è per noi l’occasione di sviluppare un cuore forte e indipendente. È normale che ci manchino gli altri. Quando ci sentiamo così, trasformiamo la tristezza nel coraggio di accendere la speranza in un’altra persona.

Giorgio Campani: Il lockdown ha forzatamente cambiato le nostre abitudini, separandoci fisicamente. In queste condizioni, cerco costantemente di comprendere le parole di Sensei “Il conseguimento della Buddità dipende dalla nostra pratica buddista e dai nostri sforzi. Ciascuno di noi deve essere pronto ad alzarsi da solo e ad andare avanti senza dipendere da nessuno” 7BS, 186, 38, aprendo il mio cuore col Daimoku, ripartendo un po’ dalle basi della pratica, come se, ogni volta, fosse la prima volta che mi siedo davanti al Gohonzon.  Rinnovando il voto personale in maniera indipendente e fresca, trasformeremo questa condizione di sofferenza nella condizione ideale per vincere. “Il Buddismo insegna che “la mente umana è come un abile pittore”, può disegnare liberamente qualsiasi cosa. La vita stessa è un grande quadro concepito dalla mente, una sua opera d’arte” 8Che cos’è la R.U.. Possiamo decidere cosa “dipingere” ogni mattina, in ogni momento.

03- Perché è importante fare shakubuku? Esiste una “tecnica” per farlo nonostante le difficoltà legate alla pandemia?

Luca Fiorato: Il buddismo spiega che ogni fenomeno manifesta la legge mistica; anche la pandemia fa parte del ritmo di Myo ho renge kyo.
Pensare che non c’è più niente che possiamo fare quindi equivale ad arrendersi alla “realtà” e cadere nell’illusione.
Invece è proprio in virtù del nostro karma che ognuno di noi ha una splendida, insostituibile missione.
Grazie al daimoku potremo senza alcun dubbio fare emergere dalla nostra vita quella persona che in questo momento a nostra insaputa sta cercando il gohonzon!

Marta Modena: In questo periodo determino ogni mattina di fare shakubuku, è un momento in cui tutti abbiamo bisogno di legami di amicizia e di essere ascoltati.
L’unica tecnica è «avanzare con costanza e tenacia» decidendo tutti i giorni davanti al Gohonzon di aiutare qualcun altro a diventare felice.
Il mese scorso mi ha contattata una compagna di università che non vedevo da 6 anni e durante una telefonata sono riuscita ad incoraggiarla raccontandole la mia esperienza, qualche giorno dopo ha recitato i suoi primi 20 minuti di daimoku.
«Avere un obiettivo è avere speranza.» il Maestro Ikeda ci incoraggia a non mollare mai, così troveremo il modo, anche a distanza, di instaurare un vero dialogo «che consiste nel rispettare l’altro e imparare da chi abbiamo di fronte».

04- Come posso recitare con i miei shakubuku senza far vedere loro il Gohonzon? Come possiamo incoraggiare i nostri shakubuku a ricevere il Gohonzon? È difficile in una situazione in cui non possono nemmeno vedere come sia fatto!

Giulia Gallo: Viviamo in un’epoca incredibilmente complessa e oggi più che mai chi si avvicina al Buddismo di Nichiren Daishonin dimostra di possedere un forte spirito di ricerca. Chi ha un profondo legame con il Gohonzon e lo manifesta in questa fase non potrà far altro che mettere in pratica nella propria vita il significato della frase «Il Gohonzon inoltre si trova solo nei due caratteri che significano fede. Questo intende il sutra quando afferma che si può “accedervi solo grazie alla fede” 9Il reale aspetto del Gohonzon, RSND, 1, 739. Possiamo spiegare ai nostri shakubuku come recitare daimoku in modo concentrato davanti al muro; possiamo condividere con loro le nostre esperienze di vittoria e di lotta, dimostrando concretamente che il Gohonzon è la nostra stessa vita.

Michele Giuseppone: Sicuramente condividere le nostre esperienze è la base da cui partire per trasmettere il significato del Gohonzon nella nostra vita a chi si sta avvicinando alla pratica e non lo ha ancora potuto vedere. Oggi ci sono tanti modi per poter condividere la recitazione del Daimoku a distanza, ad esempio sul nostro sito ufficiale IBISG si può trovare una chiara recitazione di Daimoku registrato, con il quale impratichirsi all’inizio, in assenza di compagni di fede con cui recitare di persona.
Questa è anche l’occasione d’oro per trasmettere da subito il principio per cui i poteri del Budda e della Legge inerenti al Gohonzon (oggetto di culto) si attivano solo ed esclusivamente grazie alla fede delle persone, ovvero alla recitazione del Daimoku. Nichiren Daishonin afferma: “Io, Nichiren, ho iscritto la mia vita in inchiostro di sumi, perciò credi profondamente nel Gohonzon. Il volere del Budda è il Sutra del Loto, ma l’anima di Nichiren non è altro che Nam-myoho-renge-kyo.” 10Risposta a Kyo’o, RSND, 1, 365

05- Come comportarsi se il mio/la mia shakubuku vive in una famiglia dove non si ha piacere che si reciti Nam Myoho Renge Kyo in casa e io non posso incontralo/la per recitare?

Valerio Baci: Non credo esista un modello di comportamento assoluto. È importante rispettare l’opinione di tutti i membri della propria famiglia, anche se diversa dalla nostra. In questo senso, agire in modo saggio, rispettoso e compassionevole è l’essenza del buddismo. Allo stesso tempo, se la nostra preghiera è animata dal sincero desiderio di vedere i nostri amici assolutamente felici, riusciremo sicuramente a trovare l’azione più adatta per incoraggiare chi abbiamo di fronte, qualunque difficoltà stia affrontando.

Gaia Dionisi: Anche io ho sperimentato come non esista una regola precostituita quando si parla di shakubuku. Il Presidente Ikeda nella Nuova Rivoluzione Umana dice chiaramente che “è la più alta espressione di amicizia” 11Vol. 2, cap. 4, p. 23. Se ci concentriamo sul voto che abbiamo fatto sicuramente, recitando daimoku per i nostri amici, troveremo il modo di incoraggiarli, e qualsiasi siano le circostanze che stanno vivendo vinceremo insieme a loro. Spesso è proprio nelle situazioni difficili come questa che riusciamo a sperimentare a pieno il potere della pratica buddista.

06- Qual è lo scopo dell’attività della Soka Gakkai? Oggi che l’attività si svolge online come posso adattarmi e creare lo stesso tipo di valore?

Luca Riccioni: Cercando di sintetizzare al meglio, penso che le attività della Soka Gakkai permettano alle persone di crescere come esseri umani grazie ai legami interpersonali che si creano e allo sforzo di mettere in pratica i principi del buddismo, dove e come siamo. Lo scopo è di imparare giorno dopo giorno come far risplendere la sacralità della nostra vita e rispettare e sostenere quella degli altri. L’attuale condizione sociale non è un impedimento alla nostra pratica. Questa “nuova normalità” richiede una passione rinnovata, creatività e saggezza. Finché al centro dei nostri incontri virtuali manteniamo vivo un nobile spirito umanistico, come ci insegnano i nostri maestri, non ci sarà alcuna differenza rispetto al passato. Come sempre siamo noi stessi i creatori del nostro destino e i fautori dei risultati ottenuti. Questa è la più grande libertà che mi ha insegnato il buddismo della SGI.

Jasmina Cipriani: Credo che in questo momento partecipare alle attività richieda un grande impegno e spirito di ricerca da parte di ognuno. Un’amica a cui ho parlato di Buddismo per esempio mi ha detto di voler partecipare soltanto quando le riunioni saranno di nuovo in “presenza”.
Il maestro Ikeda scrive: “anche se non è possibile muoverci e agire come vorremmo possiamo incoraggiare gli altri con una telefonata o una lettera. Possiamo recitare daimoku pregando per la felicità e la vittoria di tutti” 12NR, 682, 7. Anche se le circostanze ci ostacolano è fondamentale non scordarci il nostro obiettivo iniziale e sicuramente troveremo una strada! La Soka Gakkai si è sviluppata tra le macerie del secondo dopoguerra in Giappone, non era assolutamente un periodo semplice, ma grazie ai tre Presidenti oggi è presente in 192 paesi e territori del mondo.

07- Perché l’incoraggiamento da persona a persona è così importante nella Soka Gakkai?

Barbara Amoroso: Ricordo la prima “visita a casa” che ho ricevuto da neo praticante, non sapevo nemmeno fosse tale: per me era un compagno di fede gentile che si interessava a come stavo. Delle grandi riunioni ricordiamo contenuti, momenti topic, ma il legame con sensei e la fiducia nel potere del Gohonzon che trasmettono i dialoghi personali sono indelebili. Personalmente cerco di tenermi stretta questa sensazione e la rispolvero tutte le volte che parlo di Buddismo a un nuovo amico, perché questo distingue la Soka Gakkai da qualsiasi altra organizzazione ed è il modo più autentico per trasmetterne lo spirito originale.

Mirko Lugli: Pensando a questa domanda così importante mi è venuto in mente un famoso passo di Gosho: «Uno più uno diventa due, due diventa tre e così via fino a dieci, cento, mille, diecimila, centomila, un asamkhya. Comunque “uno” è la madre di tutto 13RSND, 1, 595. Commentando questo passo, il maestro Ikeda scrive: «Toda diceva spesso: “Kosen-rufu inizia con un dialogo a due, faccia a faccia”. Con la stessa convinzione io ho compiuto sforzi costanti per dialogare individualmente con tante persone. È importante incoraggiare tutte le persone, individualmente, con autentico calore e umanità, ispirandole nella fede. Finché questa tradizione rimarrà viva, la crescita continua della Soka Gakkai è assicurata» 14BS, 146, 60. Come giovani, creiamo insieme un nuovo potente fiume di incoraggiamento per trasformare le nostre vite e la società! Tutto parte da una singola persona!

08-Come posso incoraggiare qualcuno se nessuno mi incoraggia?

Lorenzo Console: L’importante è cercare sempre il cuore del maestro, attraverso i suoi scritti e le parole di Nichiren Daishonin. Non è semplice, soprattutto quando ci sentiamo soli e incompresi. Ma a prescindere dal momento che stiamo vivendo non possiamo aspettare di essere incoraggiati dagli altri, piuttosto dobbiamo sforzarci di aprire la nostra vita e essere noi i primi a incoraggiare, alzarci da soli percependo in profondità il nostro illimitato valore. Bisogna essere coraggiosi nella fede, anche perché il nostro maestro è il primo a credere in noi! Come ci dice in I giovani e gli scritti di Nichiren Daishonin: “Non esistono gioia, appagamento od orgoglio più grandi di quelli che provengono dal risvegliarsi alla propria eterna missione.”

Paloma Messina: L’esempio che ho è quello del Presidente Ikeda. Lui come fa? Tantissime volte si è trovato in situazioni disperate e in cui si è dovuto alzare da solo. Ciò che l’ha sempre spinto a non arrendersi mai è il legame con il suo maestro e tutt’ora dialoga costantemente con lui nel suo cuore. Allo stesso modo quando mi trovo in situazioni senza via di uscita mi chiedo cosa farebbe lui al mio posto e comincio a cercare la risposta nei suoi scritti: puntualmente la trovo lì. Ne I giovani e gli scritti di Nichiren Daishonin dice: “So quanto siete impegnati e come le cose non sempre vadano lisce come vorreste. Ma il sole sorge sempre, sereno e imperturbabile, a dispetto delle circostanze.[…] Possiate sempre sforzarvi per far sorgere nei vostri cuori un sole luminoso, invincibile e sempre vittorioso”.* Fare daimoku giorno dopo giorno per coltivare questo legame in definitiva mi permette ogni volta di sperimentare come questo mistico legame si possa manifestare nella mia vita, soprattutto nei momenti cruciali, e come davvero possa far scaturire una forza e una solidità che nessuno potrà mai distruggere. 15I giovani e gli scritti di Nichiren Daishonin, pag.126

09- Ho visto che molti compagni di fede si sono messi obiettivi importanti per il 18 novembre, perché è così importante questa data?

Pietro Bazzechi: Avere grandi obiettivi è un forte stimolo per avanzare nella propria vita e crescere come persone di valore che perseguono grandi sogni. Inoltre, allineare i propri obiettivi ad una data a mio avviso sostiene e indirizza i propri sforzi.
Il 18 Novembre, data di fondazione della Soka Gakkai, per me ha importanza perché posso rinnovare lo spirito di appartenenza alla nostra organizzazione, poiché grazie ad essa ho imparato a conoscere il mio infinito potenziale potendo così rinnovare e ampliare i miei sogni. Te cosa ne pensi Claudia?

Claudia Valente: Il 18 novembre rappresenta nella mia vita un giorno di rinascita! Se oggi posso coltivare quotidianamente la speranza nella mia vita, se ho l’opportunità costantemente di imparare a nutrire fiducia nella mia vita è perché il 18 novembre di 90 anni fa Tsunesaburo Makiguchi e Josei Toda fondarono la Soka Gakkai, il cui impegno fu portato avanti e diffuso nel mondo da Daisaku Ikeda. I tre maestri fondatori hanno aperto la via alla felicità e alla resilienza a tutto il genere umano. Credo che non ci sia modo più bello, nella vita di un essere umano, che esprimere la propria gratitudine attraverso la propria crescita personale. E allora ogni 18 novembre decido di impegnarmi per realizzare tutto ciò che mi permetta di essere me stessa al cento per cento, che mi permetta di esprimere la mia vita nel mio unico modo.