Verso una società dove ogni individuo sia accolto e rispettato

Ben ritrovati!

Per il mese di novembre Pace sarà la P che approfondiremo.

Le sensazioni che la parola pace restituisce a primo impatto possono essere suddivise in due, del tutto contrastanti tra loro.

La prima è quella superficiale dove lo stesso termine “pace” sembra essere stato inventato esclusivamente per favorire accordi internazionali, dove i singoli stati possono trarre vantaggio da situazioni di stabilità. In questo caso, la pace è solo scritta e non interessa necessariamente le popolazioni ed il loro benessere: esempi di questo tipo si ripresentano costantemente nella storia, spesso la pace nazionale e quella personale non coincidono.

La seconda immagine che salta alla mente riguarda invece l’aspetto più umano del termine. Infatti, “pace” è una condizione nella quale le persone comuni possono vivere in armonia e serenamente. Se intesa in questi termini, la pace non solo rappresenta uno status di una nazione ma altresì rimanda ad una sensazione di leggerezza nell’aria, dove speranza e nuove prospettive fioriscono spontaneamente.

Benessere, giustizia, prosperità, rispetto dell’ambiente, eguali diritti e molti altri aspetti ancora possono aiutarci a capire il significato di Pace, ma solo l’insieme di tutti questi elementi è in grado di definire una pace autentica. La vera pace è quella vissuta dalle persone.

Cercando di capire l’identità di queste due sensazioni contrastanti, è naturale chiedersi se sia veramente possibile raggiungere una pace autentica, che non escluda nessuno, che dia l’occasione ad ogni persona di “vivere la pace”.

Ora con l’Agenda2030 si può trovare una risposta a questi interrogativi:

Siamo determinati a promuovere società pacifiche, giuste ed inclusive che siano libere dalla paura e dalla violenza. Non ci può essere sviluppo sostenibile senza pace, né la pace senza sviluppo sostenibile.”1Estratto da “Trasformare il mondo: l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile”, https://unric.org/it/wp-content/uploads/sites/3/2019/11/Agenda-2030-Onu-italia.pdf

Negli anni, a livello internazionale, sono stati fatti grandi passi avanti verso un mondo pacifico. Un esempio può essere quello della Convenzione sulle armi biologiche, così come quello della Convenzione sulle armi chimiche, che hanno messo al bando queste armi di distruzione di massa. L’ultimo grande passo è stato fatto con il Trattato per la proibizione delle armi nucleari, approvato il 7 luglio 2017 ed entrato in vigore il 24 ottobre 2020: questo trattato mette completamente al bando le armi nucleari, vietandone lo sviluppo, la sperimentazione e la produzione, nonché lo stoccaggio, l’uso e la minaccia d’uso. La cosa fondamentale, da ora in avanti, è che il maggior numero possibile di Stati lo firmi e lo ratifichi. Come sarà possibile tutto ciò?

Solo comprendendo che gli armamenti nucleari non sono necessario. Può sembrare strano, ma questa trasformazione a livello politico può iniziare solo attraverso un cambiamento sociale, un cambiamento nella direzione del cuore di ogni privato cittadino che costituisce il tessuto sociale. Come afferma Ikeda: “Una trasformazione profonda del cuore di ognuno di noi stimola la stessa trasformazione nel cuore delle persone che ci stanno accanto, fino a creare una successione di onde verso la pace che influenzerà tutta la società e guiderà con forza l’opinione pubblica internazionale”2Estratto dalla “Proposta di pace 2006”, D.Ikeda.

Anche perché, pensiamoci, quanta tranquillità e serenità in più potremmo avere? Quante risorse sociali ed economiche potrebbero essere investite in ambiti molto più costruttivi? E tutto questo, incredibilmente, ha il potere di partire dal nostro singolo cambiamento, dalla nostra decisione di liberarci dalle catene del giudizio e del pregiudizio, dalla gabbia della ragione come arma di autoaffermazione, dalla prigionia della forza come violenza. Quando la vera forza, può essere scegliere la pace attraverso un profondo disarmo interiore.

Nel Buddismo il termine pace viene espresso attraverso la realizzazione di Kosen Rufu, infatti come anticipato la pace (Kosen Rufu) non è un qualcosa che si basa su accordi internazionali, ma anzi ha un significato più profondo. Nel buddismo l’espressione Pace non vuol dire assenza di guerra, bensì una pace che si basa sul rispetto reciproco e desiderio di diventare io felice insieme agli altri. Infatti, se sono felice e provo rispetto per chi ho di fronte, che motivo ho di iniziare o sostenere un conflitto?

Nel Buddismo questa relazione fra la società, l’individuo e l’ambiente viene espressa dal principio di origine dipendente. L’origine dipendente infatti esprime il concetto che ogni fenomeno della nostra vita, che comprende la società e di conseguenza l’ambiente intorno a noi, sono strettamente legati fra loro. Possiamo vedere questo aspetto attraverso un esempio molto semplice: “Se si accende un fuoco per gli altri, si illuminerà anche la propria strada”3RSND, 2, 996. In poche parole le nostre vite sono costantemente legate l’una all’altra e molte volte non ci rendiamo conto di come ogni nostra singola azione in realtà influenza tutto quello che ci circonda: la nostra famiglia, i nostri amici, il luogo dove studiamo o lavoriamo… Tutto dipende sempre e solo da noi. La domanda che ci possiamo fare è: quanto credo nel mio potenziale, nelle capacità che ho per creare una società diversa, dove al centro c’è il rispetto per la dignità di ogni singolo individuo e di tutto quello che ci circonda?

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