Dal 20 marzo al 30 marzo studiamo il Gosho La pratica dell’insegnamento del Budda
Per il rispetto della dignità della vita

«Le quattro pratiche pacifiche [azioni, parole, pensieri e voti pacifici, come è scritto nel capitolo del Sutra del Loto “Pratiche pacifiche”, n.d.r.] corrispondono a shoju. Dedicarsi a queste adesso sarebbe assurdo come seminare in inverno e aspettarsi di raccogliere i frutti in primavera. È naturale per un gallo cantare al mattino, ma sarebbe strano se cantasse all’imbrunire» (RSND, 1, 349-350)

Il nucleo dello spirito di shakubuku nel Buddismo di Nichiren Daishonin, essenzialmente significa credere nella propria e altrui natura di Budda e dunque rispettare tutte le persone. Il cuore dello shakubuku è lo spirito di compassione. E siccome la pratica di shakubuku richiede anche di combattere risolutamente la natura demoniaca, od oscurità fondamentale, che si fa gioco della dignità umana, essa incarna anche un impavido “spirito di confutazione” nel quale la compassione fa sorgere il coraggio.

Noi della SGI siamo stati capaci di realizzare dialoghi tra le varie confessioni religiose e le diverse culture grazie al nostro impegno per l’umanesimo, un impegno guidato dalla compassione di denunciare la malvagità che calpesta la dignità umana e i diritti fondamentali delle persone. Per questo ci è possibile unirci alle altre religioni e filosofie che condividono gli stessi valori di rispetto per gli esseri umani e per la dignità della vita in quella che Makiguchi definiva “competizione umanitaria”, mirata a sradicare l’infelicità e la miseria. Denunciare ogni abuso della dignità umana è veramente un requisito indispensabile per una religione nel ventunesimo secolo.

Dalla spiegazione di Gosho del presidente Ikeda, Buddismo e società, 142, 57

 

 

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